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Con l’Irap all’1,8% sconto da 2,7 miliardi

di Davide Colombo

Una riduzione del carico fiscale sul lavoro garantito da un alleggerimento dell'Irap. In parte da compensare anche con una rimodulazione dell'Iva. È la prima delle nove proposte per la crescita che Il Sole 24Ore ha lanciato all'indomani della promulgazione della manovra correttiva da 47,9 miliardi che riporterà i saldi in equilibrio entro il 2014. Una serie di proposte concrete che hanno incontrato l'immediato apprezzamento del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e aperto un dibattito che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe andare oltre i generici impegni assunti da più parti sulla necessità di combinare rigore e sviluppo.

Va detto subito che l'impegno a intervenire sull'Irap per una sua graduale riduzione proprio a partire dalla fetta più importante della sua base imponibile, vale a dire il costo del lavoro, è scritto in due recentissimi atti del Governo. Il primo, il più fresco, è il disegno di legge per la riforma del fisco, che rinnova la richiesta di una delega specifica che riguarda l'imposta regionale sulle attività produttive. L'altro impegno, con tanto di indicazione del 2014 come anno di partenza per una riduzione di questa imposta, sta invece nel decreto legislativo sul fisco regionale, che apre ai governatori la possibilità di intervenire con una riduzione dell'Irap.

Fuori dagli impegni di governo, ancora tutti da tradurre in ipotesi operative, un'analisi di impatto sulla riduzione dell'Irap è stata effettuata recentemente da Prometeia, che ne ha calcolato gli effetti in termini di maggiore crescita dell'economia, e dal Centro studi di Confindustria, che invece ha stimato l'impatto sul costo del lavoro di un intervento di riduzione dell'aliquota Irap.

Partiamo da questo secondo studio. Il calcolo è stato effettuato sulla base degli ultimi dati amministrativi disponibili, che risalgono al 2008. Ipotizzando una riduzione dal 4,1% all'1,8% dell'aliquota Irap media nazionale (calcolata tenendo conto delle diverse addizionali regionali che si aggiungono all'aliquota base del 3,9%) il gettito si ridurrebbe di 13,5 miliardi, a fronte dei 24,042 miliardi generati, sempre nel 2008, dal solo settore privato. Considerando il settore dell'industria in senso stretto, il calo in termini di costo del lavoro per addetto è dell'1,5%, vale a dire tra i 2,6 e i 2,7 miliardi.

La società di analisi economiche bolognese Prometeia, proponendo una serie di simulazioni sulle diverse scelte per la riforma fiscale ha individuato invece la combinazione vincente, fermo restando il vincolo del gettito invariato, in un aumento dell'Iva bilanciato da una riduzione dei contributi sociali. Autore del report, presentato a inizio luglio, è Paolo Onofri. La simulazione calcola l'effetto su Pil, prezzi al consumo e reddito delle famiglie derivante da un taglio pari a un punto di prodotto interno (circa 16 miliardi) di Irpef, Iva, Ires, Irap o oneri sociali. L'impatto positivo più forte deriverebbe, secondo Prometeia, proprio da un taglio di questi ultimi, che nei quattro anni successivi garantirebbe una crescita del Pil superiore all'1,5%. Al secondo posto, in questa miniclassifica dei propulsori dell'economia realizzato utilizzando il modello trimestrale di Prometeia, si collocherebbe il taglio dell'Iva, con un Pil in crescita dell'1% nel quadriennio, mentre al terzo posto si collocherebbe l'Irap, il cui taglio garantirebbe una crescita del prodotto dello 0,8%.

Detto l'impatto positivo di un taglio dell'Irap resta il nodo della copertura per un'imposta nata nel 1998 per sostituire sette diverse tasse pagate da imprese, lavoratori autonomi e professionisti per finanziare la spesa sanitaria. Tra le proposte spicca quella di nuovi interventi strutturali sulla spesa e i trasferimenti a fondo perduto alle imprese. Ad avanzarla settimana scorsa in Senato è stato Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze ed esponente del Terzo polo. «Lo scambio – spiega l'economista – si deve fare con la cancellazione degli incentivi a fondo perduto escludendo i trasferimenti a Fs, Anas e al trasporto pubblico locale». Le quantificazioni? «Con un taglio dei finanziamenti a fondo perduto si ottengono circa 20 miliardi di minore spesa – aggiunge Baldassarri – con i quali si possono più che compensare, con il meccanismo del credito d'imposta, i circa 12-13 miliardi di Irap sul costo del lavoro». La «manovra aggiuntiva» di Baldassarri, se fosse stata accolta, si sarebbe completata con altri interventi più complessivi, come il nuovo taglio alla spesa per acquisti della Pa del 5% rispetto al livello del 2009. «Si sarebbe tradotto in altri 15 miliardi di minori uscite – conclude il senatore – che potevano coprire sgravi fiscali per le famiglie e finanziamenti per infrastrutture e innovazione. Nel suo insieme il nostro intervento avrebbe prodotto un effetto di maggior crescita pari all'1% del Pil».

Ma la delega fiscale potrebbe consentire altre possibilità: oltre all'utilizzo di parte delle maggiori entrate generate dall'aumento dell'Iva (5-6 miliardi sono attesi dall'aumento di un punto delle due aliquote al 10 e 20%) si potrebbe contare sulle maggiori entrate legate all'armonizzazione al 20% del prelievo sulle rendite finanziarie o, infine, dalla ulteriore razionalizzazione sulle tax expenditures, rispetto a quanto già previsto nella manovra, che nel loro insieme erodono gettito per 160 miliardi l'anno.

Chi boccia l'ipotesi di un intervento sull'Irap è invece Vincenzo Visco, l'ex viceministro delle Finanze del governo Prodi che nel 2007 tagliò l'aliquota: «Se c'è una cosa di cui le imprese non hanno bisogno – dice – è proprio l'abolizione dell'Irap. Anche perché il ritorno ai contributi per il Sistema sanitario nazionale peserebbe ancora di più». Per Vincenzo Visco la leva fiscale da muovere per rilanciare lo sviluppo sta altrove e coincide con un rilancio della Dual incom tax « per favorire davvero la capitalizzazione delle imprese».

 

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