Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Con la PlayStation per sfidare Apple e Samsung

di Maria Teresa Cometto

Q uest'anno siamo stati allagati, terremotati, attaccati dai pirati e criticati, ma l'estate dello scontento è alle nostre spalle», aveva detto il ceo di Sony, Howard Stringer, alla fiera dell'elettronica di consumo a Berlino in settembre. Invece la settimana scorsa sono arrivati altri due colpi all'immagine del colosso di Tokio, il maggior esportatore giapponese del suo settore, numero 1 al mondo nei videogame con la sua piattaforma PlayStation e al terzo posto fra i produttori di televisori: ha dovuto richiamare 1,6 milioni di apparecchi Bravia a schermo piatto, venduti dal 2007 a oggi, per un difetto che può farli incendiare; e ha subìto un altro cyber-attacco dopo quello della primavera scorsa che aveva violato 100 milioni di conti online degli utenti PlayStation.

Questa volta i conti interessati sono stati «solo» 93 mila, ma la conferma della vulnerabilità della rete di Sony non è una bella notizia nel momento in cui il gruppo giapponese cerca di rilanciare il suo marchio anche nel business dei telefonini intelligenti, proprio integrando le funzioni degli smartphone con i servizi online per giocare sulla PlayStation, ascoltare le canzoni di Sony music e guardare i film di Sony pictures.

Passi

Un passo in avanti verso questa integrazione sarebbe l'acquisto del 50% di Sony Ericsson dal partner svedese della joint venture lanciata dieci anni fa. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, Stringer sta trattando l'operazione, valutata 1,3-1,7 miliardi di dollari, e vorrebbe concluderla al più presto. Sony Ericsson è sceso al nono posto assoluto del mercato e al settimo nel segmento degli smartphone con una quota solo del 4,1% contro il 18,5% di Apple e il 17,5% di Samsung. L'ultimo modello Xperia Play, funzionante con il sistema Android, è già un tentativo di attirare i fan dei videogiochi con un apparecchio a metà fra uno smartphone e una PlayStation portatile, ma non è connesso al network online di quest'ultima, perché finora Sony non si è fidata di condividerlo con il partner svedese.

Acquisendo il controllo al 100% dell'azienda e potendo sviluppare in casa anche l'hardware, Sony spera di creare velocemente nuovi prodotti all'altezza degli iPhone di Apple e dei Galaxy di Samsung, e omogenei ai suoi Tablet S, per i quali le aspettative interne sono altissime. «Vogliamo diventare il numero uno nel mercato dei tablet basati su Android nel 2012», ha detto Akihiro Matsubara, manager del marketing Sony a Tokio. Ovvero il numero due assoluto dietro l'iPad o addirittura il leader secondo i sogni di Stringer: «Sì, Apple fa l'iPad, ma è capace di fare un film? — ha detto il ceo alla fiera di Berlino —. Noi proveremo che non conta chi fa per primo il tablet, ma chi lo fa meglio».

Sony pictures e Music sono due delle aziende più redditizie del gruppo Sony, al contrario della divisione dei prodotti elettronici di consumo, che rappresenta il 60% del fatturato totale ma è in rosso, soprattutto a causa delle perdite dei televisori. Nel complesso Sony ha registrato risultati negativi negli ultimi tre anni e anche per l'esercizio in corso ha dovuto abbassare le stime perché le sue fabbriche sono state duramente danneggiate dal terremoto di aprile.

Valuta

Inoltre la svalutazione dell'euro, sceso ai minimi degli ultimi dieci anni verso lo yen, colpirà le sue esportazioni verso l'Europa, che è il suo secondo mercato con il 21% del fatturato venduto là, dopo il Giappone (30%) e prima degli Usa (10%) e dell'Asia (18% escluso il Giappone). L'unica congiuntura positiva per Sony è il freno all'espansione dei prodotti Samsung imposto dalle cause legali di Apple. Ma avanza la concorrente taiwanese Htc, che produce dai televisori ai telefonini a costi più convenienti in Cina e da tempo sforna con successo apparecchi Android: i suoi ultimi profitti netti trimestrali sono saliti infatti del 68%.

Il grosso punto interrogativo resta sulla leadership di Stringer, diventato ceo sei anni fa e, ora 69enne, prossimo ad andare in pensione. La sua gestione è stata fallimentare, secondo i critici. Un americano (nato in Galles e nominato Sir dalla Regina Elisabetta II) esperto di media (per 30 anni alla rete TV Cbs, poi capo della divisione cinematografica di Sony) e a digiuno di high-tech, non aveva le qualità per riconciliare le due anime di Sony: da una parte quella degli ingegneri giapponesi, che l'hanno fondata nel 1946 e continuano a restare focalizzati sull'hardware; dall'altra quella dei creativi di Hollywood e di chi punta sui contenuti e sul software come fonte principale dei profitti. Secondo Dana Blankenhorn, analista di SeekingAlpha, la fusione fra i due mondi non può funzionare e il rilancio degli investimenti sull'hardware dei telefonini sarà un altro buco nell'acqua: meglio sarebbe convertirsi del tutto a un'azienda di software e contenuti come Disney. Una lancia a difesa di Stringer l'ha invece spezzata l'Economist, che ha sostenuto che sei anni fa Sony stava peggio, «gonfia e male gestita». Sir Howard ha chiuso le fabbriche superflue, ridotto le perdite della produzione di televisori, eliminato i manager fermi nella vecchia cultura e promosso nuovi talenti, fra cui il 50enne Kazuo Hirai, suo probabile successore nel 2013, data entro cui l'attuale ceo dovrebbe ritirarsi. Figlio di un banchiere facoltoso e cresciuto fra Tokio, New York, la California e il Canada, Hirai parla inglese e ha iniziato a lavorare nel 1984 per Cbs/Sony (ora Sony music). Sarà lui la sintesi vincente fra le due anime di Sony?

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa