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Con la mossa della Fed dollaro più forte e tassi sui bond in salita

I mercati incassano senza troppi scossoni la decisione della Fed di anticipare la stretta monetaria a inizio 2023 mentre i risparmiatori iniziano a fare i conti con uan situazione in cui, dopo anni di rendimenti obbligazionari spesso sotto zero, i tassi iniziano – seppur lentamente – a risalire. La mossa della banca centrale Usa, che ha rivisto al rialzo le sue stime su inflazione (3,4%) e crescita (+7%) Usa per il 2021, ha colpito ma non affondato listini e valute. La reazione più ampia è stata quella del dollaro che si è rafforzato sull’euro – i rendimenti dei titoli di Stato più alti attirano liquidità verso la valuta a stelle e strisce – con il cambio sceso da 1,21 della vigilia a 1,192 di ieri. Un progresso visto con favore dai grandi esportatori italiani, le nostre merci diventano più competitive, ma con un pizzico di preoccupazione dagli automobilisti che rischiano di veder salire ancora il prezzo del pieno di benzina verde già balzato da maggio 2020 (complice il rialzo del petrolio) del 20%.Uno scossone, inevitabile, è arrivato anche sui mercati obbligazionari che però nel corso della giornata hanno limitato i danni. Il rendimento dei titoli di Stato Usa a dieci anni è balzato dopo l’annuncio dall’1,49% all’1,59%. I bond avevano però anticipato l’irrigidimento della politica monetaria della Fed, visto che il tasso un anno fa era allo 0,63%. Gli effetti collaterali si sono fatti sentire anche sull’Europa: i Btp a 10 anni italiani garantivano ieri un rendimento dello 0,82%, 4 centesimi più di 24 ore prima con uno spread in lieve risalita a 105 punti, dati comunque molto migliori di un mese fa. Nessun problema, insomma, per i titolari di mutui per la casa a tasso variabile: l’Euribor, il valore su cui sono calcolate le rate da pagare, resta negativo e vicinissimo ai suoi minimi storici: il tasso sulla scadenza a tre mesi è attorno al –0,5% contro il –0,37% di un anno fa.Anche le Borse hanno digerito senza terremoti le indicazioni della Fed. Wall Street viaggiava nella serata di ieri in calo contenuto, con l’indice Dow Jones non lontano dai massimi storici e in rialzo del 10% circa da inizio anno. L’Europa ha invece chiuso in negativo mettendo fine a una striscia di 9 rialzi consecutivi. Anche qui però i cali sono omeopatici: Piazza Affari ha lasciato sul terreno lo 0,2%.L’aumento (possibile) dei tassi Usa e l’ipotesi che la Banca Centrale americana smetta di drogare il mercato inondandolo di liquidità, grazie al piano di acquisti di bond per 120 miliardi di dollari al mese, costringono comunque gli investitori a ripensare le proprie strategie. Le scelte in un momento incerto come questo non sono facili. L’economia sembra essere ripartita con grande decisione dopo la pandemia. La crescita cinese si sta assestando dopo una prima fiammata ma Europa e Stati Uniti paiono correre più del previsto. E tra il Recovery Plan del Vecchio Continente e i piani di stimolo di Joe Biden, il carburante per sostenere questi ritmi c’è. Unico problema: i mercati azionari sono già tutti ai loro massimi storici e in qualche modo h anno anticipato questo scenario. E scommettere sui bond – con lo spettro di rialzi dei tassi – può essere pericoloso. Le variabili, tra l’altro, non sono poche: il rialzo dei prezzi delle materie prime rischia di far accelerare troppo l’inflazione (anche se Pechino sta cercando di calmierare il mercato). E pure la Bce, prima o poi, dovrà pensare a come sospendere i suoi programmi di aiuti all’economia. E nessuno sul mercato vuol farsi trovare con il cerino in mano se e quando inizierà la correzione.

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