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“Con Impregilo a Riad colpo da 4,9 miliardi”

Un anno fa Pietro Salini era il maggior antagonista di Impregilo, ora l’imprenditore romano si è aggiudicato la maggiore commessa nell’edilizia civile nella storia di un’azienda di costruzioni italiana. La cordata capitanata da Salini Impregilo ha infatti siglato un contratto da 4,9 miliardi di dollari per fare da capofila nella costruzione della terza linea della metropolitana della capitale dell’Arabia Saudita. Ma anche altre aziende tricolori a cominciare dall’Ansaldo Sts (680 milioni di lavori) che fa capo a Finmeccanica, saranno coinvolte direttamente e indirettamente nel progetto.
Che effetto fa ad essere il primo italiano a firmare un simile contratto?
«E’ la dimostrazione che le dimensioni sono importanti, che fare squadra è necessario e che c’era bisogno di un campione nazionale. Ed è una buona notizia per tutta l’Italia, perché ci saranno tante piccole e medie aziende dell’indotto a cui affideremo i subappalti. Inoltre Riad e Impregilo sono legate insieme da anni: il profilo della città è stato profondamente connotato dalla costruzione della Kingdom Tower, il grattacielo più alto che culmina in un ellisse troncata».
Con la commessa per la metro di Riad e quella di Doha in Qatar, avete già raggiunto l’obiettivo annuo di lavori che è di 5 miliardi di euro.
«Abbiamo più che superato il traguardo perché oltre agli 1,7 miliardi della commessa in Qatar, ora consolidiamo tutti i 4,9 miliardi di dollari in Arabia Saudita, anche se la nostra quota di pertinenza effettiva è circa un terzo. Ma soprattutto confermiamo il nostro know how in questo campo: Impregilo e Salini insieme hanno realizzato 340 chilometri di metropolitane, non mi viene in mente una città al mondo da Caracas a San Francisco, da Copenghen a Roma, da Atene a San Pietroburgo dove le due aziende negli anni non hanno contribuito ai lavori delle metropolitane».
Prossimo traguardo?
«A settembre verrà completata la fusione per incorporazione di Salini in Impregilo e poi lavoreremo per far crescere ancora di più il gruppo, in tutte le direzioni possibili».
Ma ieri l’azione è rimasta ferma perché il flottante scarseg-
gia…
«Non sarebbe serio ricostituire il flottante prima della fusione, ma appena possibile ridaremo al gruppo una liquidità adeguata alle sue dimensioni, pari almeno al 25% del capitale. E lo faremo scegliendo gli investitori istituzionali con cui portare avanti un progetto di crescita di lungo termine».
Questo significa che preferiteprocedere con un aumento di capitale e non con un collocamento privato di azioni?
«Non abbiamo ancora deciso il modo e comunque il raggiungimento del 25% di flottante è solo un primo passo per ridare al titolo maggiore liquidità. L’altro obbiettivo è quello di arrivare ad avere un rating dalle agenzie di credito entro fine anno, un traguardo che raggiungeremo grazie al bond che abbiamo appena lanciato, alla plusvalenza realizzata sull’acquisto di azioni Impregilo e all’incremento del portafoglio ordini del gruppo».
Alle viste ci sono nuovi importanti contratti come questo?
«Mi auguro di sì, lo scorso anno abbiamo seminato tanto e in autunno potrebbe essere tempo di raccogliere i frutti».
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