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Con il taglio ai tribunali recuperati 386 magistrati

Un “tesoretto” da spendere con attenzione. E con peso assolutamente variabile distretto per distretto. Con quello di Torino che potrà contare sul maggior numero di risorse recuperate. Il ministero della Giustizia è al lavoro sulla deflazione delle nuove piante organiche degli uffici giudiziari dopo la riforma. Ma intanto è possibile gettare uno sguardo sulle conseguenza della revisione sul territorio.
Sul perimetro nazionale l’attuazione della delega ha prodotto la soppressione attraverso accorpamento di 949 uffici. Nel dettaglio: 31 tribunali, altrettante procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del giudice di pace. Con la conseguente possibilità di recupero sul fronte del personale di 386 magistrati, 7 dirigenti di seconda fascia, 3.326 amministrativi e 1.655 appartenenti al personale Nep (addetti agli uffici esecuzioni, notifiche e protesti). Numeri di personale cui devono poi essere aggiunti anche 1.924 magistrati onorari e 2.081 addetti amministrativi ai soppressi uffici dei giudici di pace. Per un “totalone” che riporta alla fine 2.310 tra giudici, pubblici ministeri e magistrati onorari e 7.069 appartenenti al personale amministrativo, compresi gli addetti Nep.
Il nuovo assetto territoriale porta poi a un impatto assai articolato nei singoli distretti. Dove è Torino a potere contare sul più consistente numero di risorse recuperate in organico. Con 79 magistrati, 84 giudici di pace, 0 dirigenti, 451 amministrativi, 128 dipendenti Nep. Un piccolo patrimonio che dovrà andare a ridefinire gli organici degli uffici interessati dagli accorpamenti. Per esempio, quanto ai circondari, Alba ad Asti; Casale Monferrato a Vercelli; Mondovì a Cuneo; Saluzzo a cuneo; Tortona e Acqui Terme ad Alessandria; Pinerolo a Torino.
Ma significativo è anche l’effetto del nuovo assetto territoriale nel distretto de L’Aquila. Con 45 magistrati, 56 giudici di pace, 1 dirigente, 349 amministrati e 79 dipendenti Nep che tornano a disposizione per una destinazione. Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto i circondari interessati dagli accorpamenti con L’Aquila e Chieti.
Su altri distretti invece l’impatto è più circoscritto. È il caso di Bologna, dove non ci sono togati e dirigenti interessati, ma saranno 78 i giudici di pace, 179 gli amministrativi e 40 gli addetti Nep a dovere essere ricollocati.
Il ministero della Giustizia sta mettendo a punto le piante organiche che dovranno costituire il nuovo punto di riferimento degli uffici, ma entro l’autunno del 2013 dovrà procedere agli accorpamenti necessari, spostando tutto il personale, le strutture e la documentazione. Insomma, in meno di un anno, la riforma per la quale l’amministrazione del “tecnico” Paola Severino sarà ricordata dovrebbe essere operativa. Ci saranno poi ancora 2 anni a disposizione, ma solo per le sedi de L’Aquila e di Chieti, perché colpite dal terremoto. Entro i 5 anni successivi scatteranno poi gli eventuali aggiustamenti.
Scongiurate (almeno per ora) le tentazioni di uno slittamento della riforma, malgrado a fine anno un emendamento bipartisan alla legge di stabilità chiedesse un rinvio del debutto al 2015 con l’intenzione, neppure troppo nascosta, di rimettere in discussione le scelte fatte, almeno per alcune delle sedi destinate alla soppressione. Una prospettiva che aveva visto la levata di scudi del Csm, pronto a un plenum straordinario con la (richiesta) presenza del capo dello Stato per evitare l’impasse. Le maggiori incognite arrivano ora sul versante giudiziario dove da Tempio Pausania a Pisticci si sono moltiplicati i ricorsi al Tar per bloccare le operazioni di trasferimento del personale. Protagonisti dei ricorsi, le amministrazioni locali (che pure, per i giudici di pace, avrebbero potuto evitare la cancellazione facendosi carico delle spese di funzionamento), i sindacati del personale e gli avvocati. Ma anche i giudici stessi che a Pinerolo, oggetto di soppressione, hanno chiamato in causa direttamente la Corte costituzionale.

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