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Con il «baratto» la fattura raddoppia

A causa della crisi di liquidità, molte aziende stanno aumentando lo scambio di beni e/o di servizi tramite la permuta, un’operazione che fino a qualche anno fa interessava esclusivamente il settore immobiliare, dove i committenti pagano “in natura” le imprese costruttrici.
La permuta è un contratto unico nel quale le parti si obbligano reciprocamente a effettuare prestazioni di servizi o a trasferire la proprietà di beni (articolo 1552 del Codice civile). Non si è in presenza di due operazioni separate, dove ad esempio per la compensazione dei debiti con i crediti, senza scambio di denaro, è necessaria l’estinzione per compensazione, prevista dall’articolo 1241 del Codice civile.
Fiscalmente, però, nelle permute le cessioni e le prestazioni sono soggette a Iva «separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate» (articolo 11, comma 1 del Dpr 633/72). Quindi, indipendentemente dall’unitarietà del contratto stipulato tra le parti, vanno fatturate singolarmente, considerando distintamente ciascuna cessione o prestazione, a cui i contraenti sono obbligati. Conseguentemente, l’ammontare del corrispettivo da fatturare è il valore normale dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna operazione (articolo 13, comma 2, lettera d del Dpr 633/1972) e le operazioni vanno analizzate separatamente anche per individuare il momento di effettuazione dell’operazione, che coincide con la consegna o spedizione per i beni mobili (il momento è anticipato se avviene prima il pagamento) e il pagamento del corrispettivo per i servizi. Per non rischiare di far rientrare gli scambi di merce e/o servizi tra le cessioni, però, è preferibile non inserire nel contratto i prezzi delle singole operazioni. Nel caso di cessione di macchinari nuovi con il ritiro di quelli usati, infatti, la risoluzione 24 settembre 1991, n. 430980, ha stabilito che l’aver concordato tra le parti «autonomi corrispettivi per la cessione sia dei beni nuovi che di quelli usati, porta a escludere» l’applicazione fiscale delle regole della permuta, in quanto l’articolo 11, comma 1 del Dpr 633/1972 si riferisce a operazioni «effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi».
Se i prezzi (fiscalmente, i valori normali) dei beni e/o dei servizi scambiati non coincidono, vi possono essere anche dei conguagli in denaro, corrisposti da una parte all’altra.
Nelle fatture va indicato che si tratta di operazione di permuta, ai sensi degli articoli 11 e 13, comma 2, lettera d) del Dpr 633/1972.
Beni
Il momento impositivo per le permute di beni e il conseguente obbligo di emettere la fattura (fatta salva la possibilità di fatturazione anticipata) si perfeziona, per entrambi i contraenti, con la prima cessione, cioè con la consegna o spedizione del primo bene mobile (con la prima stipula per i beni immobili). Nel caso di permuta di un terreno edificabile con un immobile da costruire (bene futuro), il momento impositivo anche per quest’ultima operazione si ha con la stipula dell’atto relativo all’area edificabile, in quanto in questo momento avviene il pagamento anticipato in natura (tramite il terreno) della vendita degli appartamenti (Cassazione, 13 febbraio 2002, n. 2057, 17 ottobre 1991, n. 10510, 7 settembre 1982, n. 4842).
Beni e servizi
Per gli scambi di servizi contro beni (ad esempio, servizi pubblicitari prestati a fronte di cessioni di beni prodotti dall’utilizzatore della pubblicità), se la prestazione è effettuata per prima, si realizza il pagamento anticipato della cessione dei beni. In base alle regole generali, il pagamento prima della consegna dei beni anticipa il momento impositivo della cessione. Chi riceve la prestazione deve emettere la fattura per la cessione del bene, mentre il primo prestatore, non avendo ancora ricevuto il bene, non è tenuto a emettere la fattura fino al momento della consegna o della spedizione del bene. Diversamente, se la cessione del bene avviene per prima, il momento impositivo si realizza per entrambi all’atto di questa consegna o spedizione.

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