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Con il 1° gennaio passaggio a rischio per gli «ex minimi»

di Luca De Stefani

Le imprese e i professionisti che dal 2012 non potranno più utilizzare il regime dei minimi (senza Iva), passando automaticamente a quello dei residuali (con Iva), dovranno aumentare i prezzi delle merci vendute e delle prestazioni effettuate, nei confronti dei privati, se non vorranno vedersi ridurre il ricavo effettivo. Ciò vale per tutti i commercianti al dettaglio, per i quali «il prezzo o il corrispettivo si intende comprensivo dell'imposta», e per quei professionisti che hanno concordato con il cliente le prestazioni, al lordo di qualsiasi imposta od onere dello Stato. È una delle conseguenze dell'entrata automatica nel cosiddetto regime "residuale", che dal 1° gennaio interesserà tutti i minimi del 2011, che pur rispettando le condizioni "originarie" per applicare questo regime, hanno intrapreso l'attività d'impresa, l'arte o la professione prima del 2008 o non rispettano i requisiti aggiunti al regime senza Iva dall'articolo 27, comma 1, Dl 98/2011 (non esercizio di attività di impresa o professionale nel triennio precedente, non mera prosecuzione di altra attività già svolta come dipendente o autonomo eccetera).
A differenza del regime dei minimi, quello residuale comporta l'applicazione degli studi di settore o dei parametri, ma soprattutto obbliga ad applicare l'Iva nei modi ordinari (si veda Il Sole 24 Ore dell'8 settembre). A differenza di chi è in contabilità semplificata od ordinaria, però, l'Iva va versata con periodicità annuale, entro il 16 marzo di ogni anno, come accade per chi applica il regime delle nuove iniziative. A differenza della contabilità ordinaria o semplificata, il regime residuale non prevede obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, ai fini delle imposte dirette e dell'Iva. Nel nuovo regime, poi, si è esentati dal pagamento dell'Irap. Ad oggi non vi è alcun esonero per i residuali dall'invio dello spesometro, anche se ci si auspica che questo venga concesso dalle Entrate.
Le imprese minime che passeranno al regime residuale, poi, non applicheranno più dal principio di cassa, ma quello di competenza (si veda Il Sole 24 Ore dell'11 e del 16 novembre 2011). Il regime Iva residuale sarà quello naturale anche per quelle persone fisiche (imprese o professionisti), che apriranno la partita Iva il prossimo anno, ma che, pur rispettando le condizioni "originarie" dei minimi, non sono in regola con quelle introdotte dalla manovra estiva 2011. Se saranno rispettate tutte le condizioni (quelle originarie e quelle aggiunte), invece, si potrà rimanere nel regime dei minimi anche nel 2012 (applicando l'imposta sostitutiva del 5%), fino al termine del quinquennio successivo all'inizio dell'attività o, per i giovani, non oltre i 35 anni d'età.
Una volta rispettate queste condizioni, possono entrare nel regime dei minimi dal 2012 anche i contribuenti che alla fine del 2011 terminano i tre anni del regime delle nuove iniziative (inizio dell'attività nel 2009). Se questo non termina nel 2011 (inizio nel 2010 o 2011), possono scegliere di restare in tale regime fino al termine di durata dello stesso o, avendone i requisiti, di applicare il regime dei contribuenti minimi, anche se non è ancora terminato il triennio (circolare 73/E/07), dandone comunicazione a un ufficio locale dell'agenzia delle Entrate con il modello AA9, barrato nella relativa casella di revoca del quadro B (circolare 7/E/08).
Arrivando dalle nuove iniziative andrà chiarito se il quinquennio di applicazione del regime dei minimi decorre dal prossimo anno (primo di effettiva applicazione) o dal periodo d'imposta in cui l'attività è iniziata come nuova iniziativa, in maniera simile a come accade per chi arriva come vecchio minimo.

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