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Con i nuovi parametri ammesse le spese a forfait

La revisione del decreto parametri (Dm 140/2012) sulle professioni – annunciata giovedì scorso dal ministro Paola Severino al congresso nazionale dei notai – porta in dote per tutte le categorie le spese forfettarie. Lo si apprende dal testo che il ministero ha proposto ieri alle organizzazioni forensi, proprio alla vigilia del congresso degli avvocati che apre questa mattina al teatro Petruzzelli di Bari.
I primi due interventi menzionati nel documento di sintesi prevedono il riconoscimento delle spese forfettarie – per tutte le professioni – da liquidare nei limiti compresi tra il 10 e il 20% del corrispettivo. Inoltre, viene esteso di fatto erga omnes quanto gli avvocati avevano già quasi concordato per loro, cioè l’irrilevanza della mancata presentazione del preventivo al cliente: in sostanza il giudice non potrà trarre una «valutazione negativa» a danno del professionista anche se manca la prova della consegna del preventivo.
Il resto dell’articolato, tra gli altri interventi a favore dei soli avvocati, fissa un parametro per la liquidazione dell’attività stragiudiziale (tra il 5% e il 20% del valore dell’affare); prevede la possibilità di aumento anche oltre il doppio del compenso nel caso di assistenza di più parti; elimina la riduzione del 50% per il patrocinio a spese dello stato e del compenso per l’assistenza d’ufficio a minori; crea la fase dell’investigazione per l’attività giudiziale penale, con compensi al 70% di quelli previsti per la fase istruttoria davanti al magistrato.
Per quanto riguarda l’accesso alla professione, da via Arenula arriva una proposta a tre alternative (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri). Si parte dal mantenimento della laurea quinquennale ma con la modifica di struttura, durata e valore delle scuole di specializzazione universitarie.
La prima alternativa prevede la diversificazione del quinto anno del corso di laurea, differenziato in un corso di laurea magistrale di giurisprudenza generico e in un corso di laurea magistrale specifico per le professioni legali: il primo percorso non consentirà di partecipare agli esami per avvocato e ai concorsi per notariato e magistratura.
La terza ipotesi prevede invece il numero programmato per l’accesso ai corsi di formazione – post laurea – tenuti dagli ordini e dalle associazioni forensi. Positive le prime reazioni della categoria. Per Maurizio De Tilla, dell’Oua, il testo «dimostra la volontà di dialogo del ministro Severino» e l’ipotesi che contempla il numero programmato all’università «permette di intervenire sull’inflazione di avvocati in Italia. In questo modi si punta davvero sulla qualità, sul merito e sul rigore».
Intanto alla vigilia dell’apertura del 31esimo congresso nazionale il presidente del Cnf, Guido Alpa, rilancia l’appello sull’approvazione della riforma forense «che restituisce dignità alla professione in linea con la sua funzione costituzionale e garantisce ai cittadini una difesa qualificata e trasparente».

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