Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Con gli accordi una doppia spinta alla voluntary

Gli accordi sullo scambio di informazioni firmati dall’Italia con Svizzera, Liechtenstein e Monaco rendono più vantaggiosa la disclosure ma dall’altro lato potrebbero renderla quasi obbligatoria. Da una parte, c’è la leva della riduzione delle sanzioni, dall’altro pesano soprattutto i contenuti delle intese. I tre accordi sono molto simili, anche se per la Svizzera si tratta di una modifica alla convenzione già esistente mentre per Monaco e Liechtenstein si tratta di Tax information exchange agreement (Tiea), sempre di stampo Ocse.

I vantaggi
La prima conseguenza della firma (effetto di quanto prevede la legge 186/2014) consiste nella possibilità di essere considerati non black list per la voluntary disclosure, con applicazione quindi di riduzioni sia delle sanzioni che dei periodi accertabili. In particolare, al ricorrere di tutte le altre condizioni, le sanzioni saranno applicabili in misura pari allo 0,5% annuo per le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale e al 16,62% per l’infedele dichiarazione delle imposte sui redditi (considerando l’incremento del 33% per i redditi prodotti all’estero e la riduzione a 1/6 in caso di adesione all’invito). Inoltre, non opererà il raddoppio dei termini di accertamento per l’infedele dichiarazione (salvo l’eventuale raddoppio dei termini in presenza di violazioni penali), né il raddoppio previsto per l’irrogazione di sanzioni relative al quadro RW, con la conseguenza che la procedura di disclosure riguarderà gli anni dal 2010 (2009 in caso di omessa dichiarazione) al 2013 con riferimento alle imposte e dal 2009 al 2013 per le violazioni da quadro RW.
Oltre ai benefici in tema di voluntary, la firma degli accordi ha come conseguenza l’incremento dei rischi per i contribuenti che non intendono aderire, a causa dell’attivazione dello scambio di informazioni con il Paese estero. Si tratta per ora di informazioni fornite su richiesta, ma tutti gli accordi prevedono la possibilità che lo scambio diventi automatico dal 2017/2018, quando diventerà operativo il Common reporting standard di matrice Ocse. Tuttavia la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati vieta applicazioni retroattive ante firma degli accordi.
Le richieste di informazioni potranno essere inviate solo dopo che gli accordi verranno ratificati dai Parlamenti dei due Stati, ma le informazioni che verranno fornite si riferiranno ad atti o fatti anche precedenti, e segnatamente occorsi dalla data di firma dell’accordo (il 23 febbraio per la Svizzera, il 26 per il Liechtenstein e il 2 marzo per Monaco). Inoltre, sembra che le banche dei tre Paesi chiederanno ai titolari di conto corrente di confermare la regolarizzazione della posizione con il fisco italiano per permettere di mantenere aperti i conti attualmente bloccati.

Le informazioni di gruppo
Montecarlo e Liechtenstein hanno poi acconsentito a fornire informazioni di gruppo per il periodo tra la data della firma a quella in cui entrerà in vigore l’accordo sullo scambio automatico. Non si tratta di vere e proprie fishing expedition (vietate dall’Ocse), ma di richieste cumulative sui titolari di conti che nello stesso periodo siano stati chiusi, «sostanzialmente svuotati» (ossia che presentino saldi inferiori a 7.500 euro) o lasciati inattivi. Saranno esclusi dalle richieste di gruppo i conti per i quali il titolare rilasci all’intermediario estero l’autorizzazione (prevista dall’articolo 5-quinquies, comma 4, lettera c del Dl 167/1990) alla trasmissione di tutti i dati sulle attività oggetto di disclosure all’autorità finanziaria italiana.

Gli altri Stati
La strada della voluntary per i contribuenti che detengono patrimoni nei Paesi firmatari dei recenti accordi sembra quasi obbligata. E lo stesso dovrebbe valere per gli altri Paesi che hanno firmato accordi simili sulla base del Tiea (si tratta di Cayman, Bermuda, Isole Cook, Guernsey, Jersey, Gibilterra, Isola di Man), nonché per i Paesi che hanno modificato la Convenzione contro le doppie imposizioni in essere per includere lo scambio di informazioni (come Mauritius, Singapore, Malta, Cipro, Corea del Sud, Lussemburgo e San Marino). Ciò però dovrebbe significare che gli asset detenuti in tali Paesi dovrebbero essere trattati con il regime di favore in ottica voluntary, almeno in tutti quei casi in cui l’effettivo scambio di informazioni preveda una decorrenza precedente al 2 marzo (termine previsto dalla legge 186/2014).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intesa Sanpaolo mette a disposizione 400 miliardi di euro in crediti a medio-lungo termine a fianco ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un sostegno per tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi, saltuari), tutte le imprese (grandi e picc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Joe Biden punta a raddoppiare il prelievo fiscale sui capital gain, le plusvalenze realizzate sugli ...

Oggi sulla stampa