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«Con Eba a rischio banche e titoli di Stato»

MILANO — Anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, va all'attacco dell'Autorità bancaria europea. Gli eventuali aumenti di capitale delle banche, con le ricapitalizzazioni chieste dall'Eba, potrebbero avere «effetti pericolosi» sulle banche, sia sulla raccolta che sul controllo azionario degli istituti, ma anche sulle aste di titoli di Stato, ha sostenuto durante un'audizione al Senato. «Al momento attuale la prospettiva di ulteriori aumenti di capitale fortemente diluitivi rischierebbe non solo di rendere più difficoltosa la raccolta di nuovo capitale da parte delle banche, ma di determinare un clima di sfiducia tra gli investitori che potrebbe compromettere l'attrattiva del nostro mercato azionario», afferma il presidente Consob. E chiede perciò un arco temporale più ampio e con scadenze meno ravvicinate» per le operazioni di patrimonializzazione.
Com'è noto l'Eba ha chiesto interventi per 15,4 miliardi a carico di quattro istituti italiani per arrivare entro giugno a un Core Tier1 del 9%: Unicredit (che ha appena concluso una ricapitalizzazione da 7,5 miliardi), Monte Paschi, Banco Popolare e Ubi. Ma in teoria il Consiglio europeo del prossimo 30 marzo potrebbe decidere diversamente dopo che sia il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che il presidente della Bce, Mario Draghi, hanno espresso riserve sulle richieste dell'Eba, giudicati non solo procicliche, ma anche inique perché penalizzerebbero le banche italiane. Nel mirino di Vegas l'applicazione del mark-to-market all'intero portafoglio dei titoli di Stato. Ma «altrettante perplessità» suscita anche la decisione di applicare il mark-to-market all'esposizione in titoli di Stato di tutti i Paesi dell'area euro. Con «un forte vantaggio per le banche tedesche e francesi».
Vegas ha approfittato dell'audizione in Senato per precisare che sull'acquisizione di Fonsai da parte di Unipol «non è ancora stato depositato il quesito» presso la Consob. Quanto al fatto che la nuova proposta sembri escludere i Ligresti, «capisco che ci possano essere dei rimpianti, ma personalmente non me ne dolgo», ha voluto sottolineare.
Contro i criteri applicati dall'Eba per le ricapitalizzazioni bancarie ieri si è scagliato anche il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Il vizio logico dell'esercizio dell'Eba, ha sostenuto, sta nell'essere, per stessa ammissione dell'Authority europea, «un esercizio unico, straordinario ed eccezionale». E «non si è mai visto che un'autorità di vigilanza nel vigilare i vigilati dica: ora facciamo una cosa, la facciamo una volta sola e mai più». Crea incertezza.

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