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Con doppio registro il conferimento e la cessione quote

Il conferimento di azienda e la successiva cessione della partecipazione nella conferitaria sono atti separati, da assoggettare autonomamente ad imposta di registro nella misura fissa di 168 euro ciascuno. Non vi sono nel nostro ordinamento disposizioni che consentono una riqualificazione ai fini dell’imposta di registro di tale schema negoziale in quello della cessione di azienda. Queste le conclusioni raggiunte dalla massima n. 186 della Commissione norme di comportamento e di comune interpretazione in materia tributaria dell’Associazione italiana dottori commercialisti.
Ai fini delle imposte dirette, l’ipotesi è regolamentata dagli articoli 176 e 87 del Tuir, impedendo tra l’altro che tale schema negoziale possa essere assoggettato al sindacato di elusività previsto dall’articolo 37 bis del Dpr 600/1973.
Ai fini dell’imposta di registro non vi è una disciplina specifica per tale struttura negoziale, o meglio vi è una regolamentazione concernente i singoli e separati atti che la compongono. Per ognuno di questi gli articoli 4 n. 3 e 11 della Tariffa parte prima allegata al Dpr 131/1986 prevedono l’applicazione dell’imposta in misura fissa.
Secondo la norma di comportamento, il tentativo spesso posto in essere dagli organi d’accertamento di riqualificare tale schema in cessione d’azienda non trova fondamento nelle leggi attuali.
I motivi sono diversi. Anzitutto è da considerare che il conferimento–cessione e la mera cessione d’azienda sono schemi negoziali che conducono a risultati giuridici differenziati. Già tale fatto impedisce che, per un’eventuale riqualificazione, sia possibile ricorrere all’articolo 20 del Dpr 131/86, il quale prevede che l’imposta sia applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati per la registrazione anche se non vi corrispondono il titolo o la forma apparente. Ma nel caso esaminato i singoli atti di conferimento d’azienda e di cessione della partecipazione sono assistiti da autonoma causa e lo schema porta ad effetti giuridici differenti da quelli che vi sarebbero nel caso di cessione d’azienda.
Ma c’è di più. Il menzionato articolo 20 si applica se si è in presenza di più atti, riqualificabili come unico, intervenuti tra gli stessi soggetti. Ma anche tale condizione non è riscontrabile nella fattispecie, in cui si è invece in presenza di più atti tra soggetti non coincidenti. Uno stop deciso è anche indicato dalla Commissione Aidc rispetto al tentativo di giungere alla riqualificazione tramite l’articolo 37-bis del Dpr 600/73, poiché l’ambito dello stesso non può essere esteso all’imposta di registro in quanto ciò non risulta esplicitamente ammesso dall’ordinamento. Inoltre, obiettivo dell’articolo 37-bis individuare l’aggiramento della norma tributaria per ottenere un indebito risparmio d’imposta e quindi lo stesso può essere utilizzato quando si pongono a confronto schemi negoziali differenti che però conducono al medesimo risultato.

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