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Con controlli più lunghi crescono anche i costi

di Nicola Cavalluzzo e Alessandro Montinari

Dalla tenuta "a tempo indeterminato" della contabilità alle incertezze sui contratti a garanzia delle passività. Sono diverse le ripercussioni, anche in bilancio, della sentenza della Consulta (la 247/2011, si veda Il Sole 24Ore del 26 luglio), che ha ratificato la legittimità costituzionale del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di violazioni che comportino l'obbligo di denuncia penale.

In sostanza, in presenza di denuncia penale, i termini per la notifica dell'accertamento sono: entro il 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione ed entro il 31 dicembre del decimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata nei casi di omesso adempimento. Inevitabili le ripercussioni sul bilancio.

Ad esempio, se la denuncia penale è proposta dopo il decorso ordinario dell'accertamento, il contribuente ritenendo (erroneamente) non più accertabile il rapporto tributario potrebbe perdere il possesso delle scritture e dei documenti contabili. E non sarebbe più in grado di difendersi. La Corte ha precisato che il contribuente, per effetto dell'articolo 22 del Dpr 600/1973, deve conservare le scritture fino alla definizione degli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta e, dunque, indipendentemente dallo spirare del termine ordinario. In sostanza la conservazione della documentazione dovrà essere effettuata sino allo spirare del termine "lungo" (31 dicembre dell'ottavo o del decimo anno). Sotto questo profilo, poiché il raddoppio dei termini è subordinato ad una violazione che comporti l'obbligo di una denuncia penale, viene richiesto al contribuente di effettuare una analisi tecnica sul rischio che un proprio omprtamento integri o meno uno dei reati del Dlgs 74/2000 (ad esempio, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altre operazioni inesistenti o altri artifici). Difficile, però, pensare a questa soluzione dato che le denunce dell'Amministrazione potrebbero anche essere archiviate poichè prive di presupposti. Più agevole appare la conservazione delle scritture considerando il termine "lungo" indipendentemente dalla valutazione del rischio di incorrere in uno dei delitti del decreto 74. La sentenza è intervenuta a dirimere la questione del raddoppio dei termini e, d'ora in avanti, il contribuente potrà tener conto di tale orientamento. Ma cosa succede per il passato considerando che la Cassazione si era pronunciata in senso diametralmente opposto, ancorchè in tema di Testo unico in materia doganale? In quella circostanza i giudici avevano sancito che la proroga può operare solo nel corso del termine e non dopo la sua scadenza. Nella sentenza la Consulta ha ritenuto infondato tale richiamo perchè di una fattispecie diversa. Rimane comunque spiazzato il contribuente che, viceversa, vi aveva fatto affidamento.

Altre ripercussioni riguardano i contratti con garanzie a tutela di passività fiscali potenziali come, ad esempio, nei contratti di compravendita di partecipazioni sociali. Se tali garanzie sono state parametrate ai termini ordinari di accertamento si potrebbe profilare un rischio di non copertura per gli ulteriori quattro anni conseguenti al raddoppio dei termini. Si renderà necessario o intervenire nuovamente sui contratti (improbabile) o condurre un'analisi delle potenziali passività interessate dalla riapertura di periodi di imposta chiusi e accantonare i relativi fondi. Per il futuro, i nuovi contratti prevederanno questi termini lunghi con inevitabile aggravio di costi, dato che le garanzie costano anche in funzione del tempo.

 

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