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Comunicazioni online per l’avvocato con la Pec

Valida la comunicazione del decreto di fissazione di udienza effettuato solo in via digitale dalla cancelleria. Anche se l’avvocato non era ancora in possesso della password, ma aveva comunque comunicato il proprio indirizzo Pec. Lo sostiene la Corte di cassazione con la sentenza n. 15070 della Sezione lavoro depositata ieri. La pronuncia ha così respinto il ricorso presentato dalla difesa del dipendente di un banca licenziato per giusta causa. La Corte d’appello di Reggio Calabria aveva dichiarato improcedibile l’appello contro il giudizio favorevole in primo grado alla banca. All’udienza di prima comparizione, fissata con decreto comunicato attraverso il sistema di posta elettronica certificata, era infatti comparso l’avvocato del lavoratore (che in realtà nel ricorso aveva sostenuto di essere stato presente sì, ma per trattare altre cause), precisando però di non avere ricevuto alcuna comunicazione, chiedendo perciò un nuovo termine per effettuare la notifica alla controparte dell’atto di appello e del decreto di comparizione. La Corte d’appello aveva così sanzionato l’impugnazione con l’improcedibilità, chiarendo che una proroga, successiva alla scadenza, non poteva essere concessa.
Nel rivolgersi alla Cassazione, l’avvocato ha, tra l’altro, fatto notare come, all’epoca, non fosse ancora in possesso della password di accesso alla Pec, malgrado quest’ultima gli fosse stata rilasciata qualche giorno prima del deposito in cancelleria dell’atto di appello. L’avvocato sottolineava quindi che la comunicazione effettuata dalla Corte d’appello via Pec doveva essere considerata invalida perché esclusiva e non accompagnata da comunicazione cartacea attraverso l’ufficiale giudiziario o, almeno, via fax.
La Cassazione ha però respinto il ricorso, facendo una rapida ricognizione delle norme applicabili. Ha così spiegato che l’articolo 136, secondo comma del Codice di procedura civile, nella versione modificata nell’autunno del 2011, abilita i cancellieri a effettuare le comunicazioni alle parti prescritte dalla legge e a dare notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge una forma abbreviata di comunicazione, utilizzando la posta elettronica certificata. Il comma successivo ammette poi l’uso del fax o dell’ufficiale giudiziario, ma solo in via residuale e quando non è possibile il canale telematico.
Così, precisa la sentenza, è possibile arrivare alla conclusione per cui «una volta ottenuta da parte dell’ufficio giudiziario interessato la prescritta abilitazione, ogni avvocato, dopo la comunicazione del proprio indirizzo di Pec al ministero della Giustizia attraverso il Consiglio dell’ordine di appartenenza, diventa responsabile della gestione della propria Pec, nel senso che se non la apre ne risente le conseguenze». E, nel caso esaminato, la Corte d’appello di Reggio Calabria era stata abilitata regolarmente dall’inizio del 2012 e la comunicazione della cancelleria era andata a buon fine.

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