Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Comunicazioni Iva rafforzate

Comunicazioni preventive Iva rafforzate. Lo strumento è una delle risposte del fisco al grande problema italiano e cioè l’evasione Iva, che crea un buco tra i 35 e 40 miliardi di euro l’anno. Una risposta che si dettaglia nel dire basta all’accertamento fattura per fattura in azienda, puntando invece su un flusso informativo che serva al contrasto ma anche alla restituzione dell’imposta.

Con un meccanismo che metta a confronto il dato che l’impresa e il contribuente trasmettono con lo stesso dato che ha comunicato qualcun altro. Ma, avverte Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate intervenuta ieri, a Milano, all’annuale convegno di Assolombarda-Assonime sulle novità fiscali, parlando dell’altro strumento che consente di raccogliere questi dati, lo spesometro, «se si consentono eccezioni, lo spesometro non serve a nulla e neanche lo sforzo per guidare l’adempimento spontaneo nel settore». Il contrasto all’evasione Iva sarà, dunque, il leit motiv dell’azione di ministero dell’economia e dell’Agenzia per il 2107. Gli occhi delle Entrate saranno particolarmente concentrati sui meccanismi di recupero dell’imposta sul valore aggiunto: la strada che si sta delineando è quella del rafforzamento e ampliamento di split payment e reverse charge. Sul punto, però, Orlandi riflette che «un reverse charge più ampio diventa anche un tema europeo. Esistono delle deroghe e si va verso un ampliamento che non può essere illimitato».

Nell’agenda dell’Agenzia che arriva da «due anni di trasformazioni del sistema», ci sono gli strumenti di compliance per le grandi imprese ma anche per gli adempimenti di massa. In particolare il lavoro dell’amministrazione, che per queste esigenze ha formato al suo interno professionalità apposite, è quello di rispondere alle nuove forme di dialogo con le imprese. Sugli accordi preventivi, con cui queste ultime hanno la possibilità di sistemare il carico fiscale anche in maniera retroattiva, nel 2015 sono arrivate 100 istanze e 104 lo scorso anno. L’80% delle richieste riguarda il transfer pricing e l’altro tema caldo dei requisiti per la stabile organizzazione in Italia.

C’è poi la cooperative compliance, modelli organizzativi di controllo del rischio fiscale, attualmente limitati a grosse realtà industriali: lo scorso gennaio ha chiuso il primo accordo la multinazionale Ferrero e aspettano di chiudere il patto di non belligeranza con il fisco almeno altre 15 realtà.

Per quanto riguarda l’agevolazione Patent box l’obiettivo è ambizioso: chiudere entro il 31 dicembre almeno il 90% delle circa 4.500 istanze presentate nel 2015. Al momento sono quattro le aziende che potranno usufruire già da questi bilanci della consistente agevolazione che creerà una perdita di gettito per l’erario la cui entità la Orlandi non ha voluto rivelare.

Se si resta, poi, nel territorio del contrasto all’elusione ed evasione internazionale, l’Agenzia da oggi può ricevere le istanze telematiche della voluntary disclosure (si veda ItaliaOggi del 4 febbraio scorso): «Da alcuni segnali ci aspettiamo un numero alto di istanze», ha assicurato il direttore delle Entrate. Annibale Dodero, direttore centrale normativa dell’Agenzia, ha ribadito l’emanazione in tempi brevi del provvedimento sulle branch exemption e ha evidenziato come il regime per cassa rappresenti una questione urgente. «Ci sono dei disallineamenti, non è un sistema di cassa puro e ci sono voci da gestire secondo cassa e altre secondo competenza. La chiarezza è necessaria per consentire di predisporre i software per i conti delle imprese».

Per i padroni di casa di Assolombarda giudizio sospeso sull’impianto normativo della legge di bilancio 2017: «Approviamo le nuove misure prese, come la riduzione dell’aliquota dell’Ires, il super e l’iper ammortamento, il credito d’imposta sulla ricerca», ha detto il presidente Gianfelice Rocca, «ma la semplificazione non avanza al ritmo che vogliamo, ci sono ancora delle incertezze non chiarite». Come le 56 normative anti evasione prese, di cui «una sola è stata verificata, mentre 27 non hanno dato nessun risultato». Per Maurizio Sella, presidente di Assonime, nell’ultimo anno molte misure hanno modificato le linee portanti del sistema tributario italiano nella giusta direzione, ma vi sono ancora ritardi nella definizione di istituti importanti, non tutti i risultati sono stati pienamente centrati e il disegno globale risente tuttora di ripensamenti e contraddizioni». Mentre per Ivan Vacca, condirettore dell’associazione delle società per azioni, bisogna riflettere sull’uso negli accertamenti della norma anti abuso e sulla disciplina del doppio binario tra accertamento amministrativo e azione penale. «Quest’ultimo non può agire privo della pretesa tributaria. È necessario un coordinamento e quanto meno che l’azione penale sia collegata all’atto accertativo».

Cristina Bartelli

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa