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Comuni sommersi dalle cartelle

Si riversa sui comuni una valanga di cartelle esattoriali non andate a buon fine. In molte amministrazioni, infatti, l’aumento dei depositi è fuori controllo. È il caso di Milano, Genova e Roma. Mentre in altri casi la percentuale di incremento è stata tra il 60 e l’80% (L’Aquila, Trieste). E sulla responsabilità dell’accaduto è scattato il rimpallo tra gli enti interessati. Da un lato Equitalia che afferma che la colpa è dei comuni che non stanno gestendo al meglio le proprie competenze in materia di riscossione essendosi sempre ritenuti esenti dall’iter. Dall’altro lato, invece, i gestori del servizio di notifica: Poste Italiane per il Nord e Sud Italia, Tnt Post per il Centro. Per questi enti, infatti, tutto è semplicemente dovuto all’aumento delle notifiche: i contribuenti non pagano o rimandano il più possibile il pagamento dei tributi e, fisiologicamente, il 10% delle notifiche finisce in comune. All’aumentare delle notifiche ha, quindi, fatto seguito un aumento dei depositi presso i comuni. Gli enti locali, infine, attaccano il sistema di notifica: i messi sarebbero troppo superficiali nella ricerca dei contribuenti, scaricando la mole delle cartelle direttamente presso i comuni. Questo è quanto emerge da un’indagine condotta da ItaliaOggi su un fenomeno che da qualche tempo sta interessando moltissime amministrazioni locali.

Spazio e personale. Aumentano i depositi delle cartelle di Equitalia. E l’unità di misura per i comuni è diventata il mq. Il livello dei depositi presso le case comunali, infatti, ha raggiunto livelli tali da dover essere misurato in base all’altezza delle scaffalatura o sulla base della metratura delle stanze in cui vengono ammassate le cartelle. Se, da un lato, però, ci sono comuni che, in vista dell’aumento tendenziale dei depositi, sono corsi ai ripari senza che questo comportasse alcuna conseguenza organizzativa, dall’altro lato, in alcuni comuni è scoppiato il caos.

Una situazione di emergenza che, nel migliore dei casi, dopo ore di coda fuori dagli uffici del comune, ha portato alla creazione di meccanismi di prenotazione estemporanei per il ritiro degli atti da parte dei contribuenti e che, invece, in casi più gravi, ha costretto alla dislocazione di personale interno al comune oltre che alla liberazione di spazi ad hoc per contenere la mole di atti.

Ed è questo il caso dei comuni di Milano, Genova e Torino. Solo a febbraio nel capoluogo Lombardo, infatti, i depositi di cartelle hanno raggiunto quota 26.723, poco meno di quanto è stato depositato in tutto il 2013 (28.042). Da palazzo Marino, però, hanno fatto sapere che «il flusso è in calo e la stima di depositi tra aprile e maggio è di circa 16 mila unità». Sull’orlo del collasso anche Genova e Torino. Nel capoluogo ligure, infatti, non solo è stato riscontrato un aumento generalizzato degli atti depositati che sono passati da 72 mila nel 2012 a 149.854 nel 2013 ma nei primi tre mesi del 2014 ci sono stati 34.161 depositi a fronte degli 8.455 dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel capoluogo piemontese, invece, i depositi sono passati da essere tra 55 mila e 60 mila l’anno, a raggiungere picchi di 1.500 depositi al giorno. Aumento, quest’ultimo, a cui il comune sta facendo fronte tramite la collaborazione con Equitalia. Così facendo, i problemi a cui il capoluogo è andato incontro sono stati solo di tipo logistico e non organizzativo. Hanno, cioè, dovuto liberare stanze intere per custodire gli atti.

Più contenuta l’emergenza a Roma e Trieste. Problemi logistici anche per la capitale che non è riuscita a quantificare l’aumento. A Roma, infatti, in una stanza di più di 20 mq con una scaffalatura di 3 metri, è stato necessario raddoppiare fino a 6 metri l’altezza dei ripiani per consentire il deposito delle cartelle.

Problemi di spazio anche per il comune di Trieste dove, però, rispetto al 2013, l’aumento dei depositi è stato del 75%.

Ad essere corsi ai ripari in tempo, invece, sono stati i comuni dell’Aquila, di Cagliari e Napoli. Nel capoluogo abruzzese, infatti, l’incremento era già stato messo in conto da tempo. All’Aquila la riscossione dei tributi è ripartita solo di recente a seguito del termine del periodo di sospensione della riscossione concesso al capoluogo a seguito del sisma. Complessivamente, nel capoluogo abruzzese nel primo trimestre 2014 i depositi hanno raggiunto quota 7.839, un terzo del totale dei depositi nel 2013.

Ad essere in allerta, ma senza essere sfociati nell’emergenza, sono, invece, Cagliari e Napoli. In entrambi i comuni, infatti, nonostante si sia verificato un costante aumento di depositi di cartelle, con accorgimenti di tipo organizzativo (chiusure oltre orario degli uffici), non ci sono state conseguenze.

Da vigilare è, invece, la situazione di Bari, Venezia, Aosta, Ancona, Campobasso e Potenza. I primi tre capoluoghi, infatti, a fronte di un incremento depositi al di sotto del 40%, hanno già dovuto affrontare dei problemi di gestione. A Bari, per evitare un eccessivo affollamento e ritardi nelle consegne, gli uffici competenti restano già aperti due ore oltre l’orario. Più contenuta, invece, la situazione ad Ancona, Campobasso e Potenza. Tutti e tre i comuni, infatti, hanno rilevato un generalizzato aumento dei depositi entro il 40%, ma non hanno dovuto fronteggiare alcun problema organizzativo. Nessun problema di gestione nemmeno per i comuni di Trento, Perugia e Palermo. Nei tre capoluoghi, infatti, l’incremento dei depositi si è mantenuto entro il 20% senza generare alcuna alterazione nel sistema.

In conclusione, quindi, su 20 capoluoghi di regione, 17 hanno rilevato un incremento dei depositi delle cartelle esattoriali. Esenti dal fenomeno sono solo i comuni di Firenze, Catanzaro e Bologna.

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