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Comuni, pieno di liquidità con il Covid Tiene l’Imu

Sembra paradossale, ma l’anno del Covid ha dato respiro alle casse dei Comuni: a fine 2020 i depositi bancari sono cresciuti di 6,2 miliardi di euro rispetto al 2019 (+28%). In prima battuta, è l’effetto del “pronto soccorso” dello Stato, che ha erogato ristori per 5,875 miliardi. Ma la realtà è più complessa: la perdita di gettito (non troppo inferiore a ristori statali, grazie anche alla tenuta degli incassi Imu-Tasi) non ha ancora ridotto la liquidità perché le procedure di spesa hanno tempi lunghi. E comunque quest’anno la liquidità si assottiglierà (il saldo al 31 marzo è già sceso a 1,8 miliardi), perché i ristori statali caleranno. Gravano poi voci arretrate non emerse, mentre sulle normali entrate pesa ancora il protrarsi dell’emergenza sanitaria.

Le considerazioni sono di Efficientometro.com, il portale web specializzato nelle analisi di efficienza dei Comuni sulla base dati ufficiali del sistema informatico nazionale Siope. Ne emergono anche rilevanti differenze territoriali.

Il quadro generale

A meno di un mese dalla presentazione della certificazione Covid, che darà al Mef il quadro definitivo, le stime sul 2020, in linea con il decreto Rilancio (Dl 34/2020, articolo 106, comma 1, terzo periodo), segnano nel totale entrate un calo di 3,726 miliardi. Cifra non definitiva, per via di cespiti non censiti, quali i proventi da addizionale Irpef e le perdite delle partecipate.

A ristoro, i Comuni hanno introitato 4,025 miliardi (esclusi i sostegni al trasporto pubblico locale): 299 milioni in più rispetto ai cali. Si aggiungono 1.850 milioni distribuiti a copertura di varie spese Covid: 800 per il fondo di solidarietà alimentare, 400 per l’avvio dell’anno scolastico e per il sociale (Dm 14 dicembre 2020), più 650 di altri ristori specifici. Così il totale arriva a 5,875 miliardi.

Dei ristori 2021, sono arrivati in acconto 574 milioni a dicembre 2020; 331 sono stati sbloccati nelle scorse settimane. Entro giugno verrà distribuito il saldo che, dopo il decreto Sostegni, è di 1,550 miliardi. Dunque il totale 2021 è per ora di 2,455 miliardi.

Il riparto

Una recente ricerca della Fondazione nazionale commercialisti evidenzia che il canale di ristoro più importante (il cosiddetto fondone, da 4,220 miliardi) è stato distribuito in base alla capacità fiscale (cioè di gettito potenzialmente incassabile), mentre gli 800 milioni del fondo di solidarietà alimentare sono stati ripartiti dando più risorse a chi ha meno capacità. Tutto ciò ha portato al Nord il 50% dei fondi, al Centro il 21, al Sud il 29.

Il criterio della capacità fiscale si basa sul reddito pro capite e dà più risorse ai territori con redditi medi più alti. Questo si sposa con il fatto che, nella sua prima ondata, la pandemia ha colpito le aree più ricche del Paese.

Il criterio compensa i cali di gettito dei servizi a richiesta, dato che questi sono attivi con densità proporzionale alla dimensione comunale e in presenza di redditi più elevati. Per esempio, Genova (574mila abitanti) dai servizi incamera 108 euro ad abitante, contro i 34 euro di Teramo (53mila abitanti). In genere l’intensità cresce più nelle città oltre i 250mila abitanti.

Servizi e sanzioni

Fra le voci che hanno sofferto più cali, le prestazioni a pagamento trainano i minori incassi, È la conseguenza del lockdown su servizi quali mense, asili nido, parcheggi e trasporto passeggeri, voci per le quali sono mancati nel complesso 1,574 miliardi (-22% sul 2019). In sede di conteggio del plafond da ristorare, tale ammontare viene risarcito solo in parte: ci sono da scomputare le relative mancate spese, stimate in 597 milioni (dei quali 233 per risparmi sulle spese generali). A seguire, fra le entrate patrimoniali, c’è la perdita di 346 milioni per multe stradali, per un totale, fra servizi e sanzioni, di 1,920 miliardi.

I tributi

Fra le tasse in sofferenza, è la Tari-Tia a perdere di più: 1,340 miliardi (-15%). Ha tenuto, invece, il gettito tributario più importante, l’Imu-Tasi, che registra un deficit di 338 milioni (-2%). L’imposta di soggiorno perde 227 milioni (-49%), mentre la Tosap-Cosap diminuisce di 235 milioni (-28%). In totale, al lordo di 263 milioni per tributi minori, le perdite tributarie sono di 2,403 miliardi.

La classifica

Lo scarto fra perdite e ristori varia molto secondo i territori. In cima alla classifica pro-capite dei ristori da “fondone”, Venezia, Milano e Firenze. La prima ha ricevuto 311 euro per abitante (81 milioni in tutto), seguita da Milano, con 253 euro (354 milioni) e Firenze con 140 euro (52 milioni). Le perdite stimate sono di 516 euro per abitante a Venezia (134 milioni in tutto), 394 euro a Milano (550 milioni) e 290 euro a Firenze (108 milioni).

Questi tre Comuni, a causa del Covid, hanno cospicue perdite per fattori locali. A Venezia, sugli introiti del Casinò (scesi da 102 milioni a 64, comunque più dei 31 incassati in meno per gli altri servizi), a Firenze 12 dei 36 milioni persi sui servizi riguardano musei e teatri. A Milano, il maggior valore assoluto della perdita è legato al fatto che il Comune contabilizza in proprio i proventi di biglietti di bus e metro e così sui 325 milioni di perdita sui servizi ben 217 sono per il crollo (-50%) di introiti da ticket; sono ben più dei 168 milioni persi sui tributi.

Nell’analisi non c’è Roma, che ha avuto ristori per 229 milioni (81 euro pro-capite): non è stato possibile utilizzare i dati Siope poiché alcuni potrebbero essere incongruenti, come la crescita di 240 milioni della Tari 2020.

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