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Comuni, pagamenti in tempi biblici

I comuni si candidano a diventare «interlocutori privilegiati» di Mario Draghi nell’attuazione del Recovery Plan (come ribadito ieri dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro), ma solo 5 capoluoghi su 105 sono in grado di rispettare gli impegni di pagamento assunti e spendere le somme stanziate.

Solo Novara, Sassari, Lucca, Udine e Pistoia presentano infatti una capacità di spesa sopra il 90%, mentre sono 9 i comuni capoluogo che non raggiungono la soglia, considerata di attenzione, del 70%: Napoli, Alessandria, Isernia, Caserta, Treviso, Reggio Calabria, Rieti, Nuoro e Trani, quest’ultima con una percentuale che supera appena il 50% (51,6%).

E’ quanto emerge dal Report di Fondazione etica, in collaborazione con l’università Luiss, che analizza il rating pubblico della capacità amministrativa e sostenibilità dei comuni. L’analisi prende in considerazione i dati contabili dei 109 comuni capoluogo di provincia. Un campione ridotto poi a 105 enti, visto che Agrigento, Catania, Cosenza e Trapani al 31 dicembre 2020 non avevano ancora approvato il rendiconto consuntivo 2019 (Catania e Cosenza hanno attivato la procedura di dissesto finanziario a fine 2019, mentre per Trapani e Agrigento, osserva il report, «non risulta alcuna motivazione evidente»).

I risultati dell’analisi, secondo Fondazione etica, sono preoccupanti al punto da compromettere i progetti finanziati con i 209 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). «Si conferma che sono proprio i comuni l’anello debole in cui i progetti per la ripresa post-pandemia, una volta approvati in Europa, rischiano di arenarsi». Ed è proprio ai comuni che «serve far arrivare con urgenza un supporto amministrativo, prima ancora che economico, che ne rafforzi efficacia e efficienza, altrimenti sarà come iniettare benzina in una macchina che ha il motore in panne», si legge nel rapporto.

La top ten del rating pubblico

Il report della Fondazione presieduta dal professor Gregorio Gitti e diretta da Paola Caporossi, assegna un rating sulla salute dei conti comunali, prendendo in considerazione undici indicatori di bilancio. Lo score massimo è assegnato a Cuneo (96 punti su 100), seguita da Matera che con 88 punti risulta il comune più virtuoso del Sud Italia. Un risultato, quest’ultimo ancora più significativo se si considera che la città dei Sassi ha un reddito pro capite di poco superiore ai 13 mila euro, mentre quello di Cuneo supera i 17 mila euro.

Al terzo posto, a pari merito con Sondrio si piazza L’Aquila (87 punti) devastata dal terremoto del 2009, che osserva il rapporto, è stata sì «avvantaggiata dall’arrivo dei fondi per la ricostruzione» ma «ha saputo spenderli». La top ten del rating comunale prosegue con Reggio Emilia (84), Arezzo, Mantova e Gorizia (82), Bergamo (81) e Lecco (80). E balza subito agli occhi come non vi sia nell’elenco nessuna città metropolitana.

E la flop ten

Sul fronte opposto della graduatoria, tra i 10 comuni meno virtuosi 6 sono del Sud, 2 del Centro e 2 del Nord. Al 96esimo posto su 105 comuni si piazza Caserta con 41 punti, seguita da Alessandria con 37, Frosinone e Torino (36), Lecce (30), Salerno (29), Napoli (27), Rieti (26), Reggio Calabria (24) e Chieti (22).

Torino sconta ancora il peso dell’indebitamento che si porta dietro dai Giochi olimpici invernali del 2006, mentre Alessandria, che nel 2012 aveva dichiarato il dissesto finanziario, uscendone nel 2016, «non è riuscita a consolidare i risultati positivi raggiunti» e per questo ha dovuto riattivare nel 2019 la procedura di riequilibrio finanziario. Un percorso molto simile a quello di Caserta che nel 2018 è uscita dalla condizione di dissesto, dichiarato nel 2011, ma ha dovuto riattivare un nuovo dissesto nello stesso anno dopo essere passata, nel 2016, anche per la procedura di riequilibrio.

Gli undici indicatori di bilancio

Partendo dal primo criterio (la sostenibilità del disavanzo di esercizio), il report osserva come «la metà dei comuni analizzati presenti un valore ottimale, pari a zero». Le situazioni critiche sono quelle di Napoli (5,7%), Rieti e Andria (entrambe con il 5%). Da segnalare anche l’alta percentuale del disavanzo di Siena (4,6%), più alta persino di quella di Reggio Calabria e Foggia, rispettivamente al 4,2 e al 4%.

Passando all’autonomia finanziaria (ossia la capacità di un comune di fare fronte autonomamente, con entrate tributarie ed extra-tributarie, alle proprie necessità senza ricorrere ai trasferimenti dello Stato) le performance migliori sono quelle di Pisa, Grosseto, e Biella, tutte e tre con il 96% di autonomia finanziaria. La percentuale minore, invece, al di sotto del 50%, appartiene a 6 comuni, tutti di regioni a statuto speciale: Gorizia (41%) e Trieste (49%), in Friuli, e Trento (quasi 50%); Carbonia (43%), Nuoro (48%) e Oristano (quasi 50%), in Sardegna. La ragione, secondo Fondazione etica, è da ricercare nell’elevato livello di trasferimenti ricevuti dalla regioni autonome rispetto a quelle a statuto ordinario.

La pressione finanziaria pro-capite vede Bologna in testa nella graduatoria dei comuni che chiedono più tasse ai cittadini (2.817 euro pro capite), seguita da Venezia (2.206 euro pro capite) e Milano (2.083)

La capacità di riscossione, ossia uno degli indicatori che secondo la Fondazione etica è maggiormente indicativo dell’efficienza amministrativo-contabile di un comune, premia L’Aquila che registra una capacità di riscossione vicina al 100%. Secondo Fondazione etica il dato «è fortemente influenzato dalla spesa per gli investimenti post-terremoto, riscossa praticamente al 100%».

Sopra la soglia del 90% si trovano altri tre comuni: uno del Nord, Udine (92%), e due del Sud, ossia Teramo e Foggia (rispettivamente, con il 91 e 90%) .

Sul lato opposto del ranking, con la minore capacità di riscossione, si trovano 4 comuni, tutti del sud: Enna (53%) e Isernia (57%), Taranto (58%) e ancora Trani (57%). «Nella graduatoria finale Trani si colloca al 70esimo posto nella classe di rating del “Satisfactory” a solo 2 punti per entrare in classe “Good” davanti a tante città importanti», ha commentato il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro. «La bassa performance di Trani nella capacità di spesa», spiega, «soffre di una fase di reperimento di ingenti finanziamenti ottenuti dal comune ma la cui spesa si sta esplicando nelle annualità successive». Oltre ai criteri citati, il report di Fondazione etica ha preso in considerazione anche: la rigidità della spesa, l’utilizzo di anticipazioni di tesoreria, le anticipazioni non rimborsate, la spesa in conto capitale, il debito pro-capite e i debiti fuori bilancio riconosciuti e finanziati.

«Finalmente la classe politica locale ha capito che la trasparenza e le buone pratiche amministrative non costituiscono solo un dato di reputazione politica e di consenso, ma di incentivo per gli investimenti che saranno resi possibili grazie al Piano straordinario di ripresa dell’Ue, basato su parametri di verifica qualitativa e quantitativa», osserva a ItaliaOggi il professor Gregorio Gitti, ordinario di diritto privato alla Statale di Milano. «Il progetto sul rating pubblico è nato nel 2008 quando non c’era ancora questa sensibilità. Poi la legge sulla trasparenza ha reso obbligatoria la comunicazione e ora la banca dati di Fondazione etica non ha eguali in Italia e in Europa».

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