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Comuni: mini-Imu da 400 milioni a rischio le detrazioni sulla prima casa

ROMA — Pagare la mini-Imu a gennaio. O rinunciare alle detrazioni sulla nuova Tasi. Potrebbe essere questa l’amara, ma sempre più probabile, opzione per sciogliere il nodo dell’imposta sulla prima casa, abolita per quest’anno, ma non tutta. Il decreto del 30 novembre, quello che cancella la seconda rata, obbligherà di fatto dodici milioni di cittadini a versarne un pezzettino il prossimo 16 gennaio. A meno che i deputati non trovino entro il mese i 400 milioni necessari ad evitarlo. Come? Magari rinunciando, a denti stretti, al fondo vincolato che i senatori avevano inserito nella legge di Stabilità, ora all’esame di Montecitorio. Un fondo pari a 500 milioni, sufficiente a correggere il clamoroso pasticcio sull’Imu, ma in origine destinato alle detrazioni sulla Tasi, la componente servizi della Iuc, la nuova imposta sulla casa.
La coperta delle risorse è ormai al limite, si ripete in via XX Settembre. Il ministero dell’Economia — ai ferri corti con i sindaci — non è riuscito a scansare, per via del vincolo del 3% tra deficit e Pil, quella che tutti ormai chiamano mini-Imu. Una stangatina a sorpresa sui proprietari di prima casa di 2.282 Comuni tra poco più di un mese per pagare il 40% della differenza tra l’Imu calcolata ad aliquota base (4 per mille) e quella finale ad aliquota maggiorata, fissata dai sindaci. «Faremo di tutto per non far pagare nessuno, ma dobbiamo trovare l’accordo politico e le risorse», spiega Stefano Fassina, viceministro dell’Economia.
Il punto della discussione si sposta ora sull’ammontare esatto delle risorse da scovare. Una cifra esatta la sapremo nei prossimi giorni, quando i Comuni chiuderanno i bilanci e pubblicheranno le aliquote di quest’anno. Ma secondo le prime proiezioni dell’Anci, l’Associazione dei Comuni, lo “sforzo fiscale” del solo 2013 sarebbe vicino ai 400 milioni. Pari cioè agli incassi stimati in quei circa 900 Comuni che hanno ritoccato all’insù le aliquote quest’anno. Ma il decreto del 30 novembre ha svelato che lo Stato non solo non copre gli aggravi decisi dai sindaci nel 2013, ma anche quelli fissati nel 2012 che valgono altri 600 milioni. Lo dice un documento ufficiale del Dipartimento delle finanze intitolato “Imu: analisi dei versamenti 2012”, in cui si legge a pagina 3: «Nel complesso, circa 600 milioni di gettito sull’abitazione principale derivano dalle variazioni di aliquota disposte dai Comuni».
Dunque, sommando i 600 ai 400 milioni si arriva a un miliardo nel biennio 2012-2013. Il decreto dispone che il 40% di questo miliardo di “extra-gettito” lo pagheranno i proprietari. E il 60% a carico dello Stato. Alla fine dunque il peso sui cittadini sarà di 400 milioni (in pratica gli aumenti di quest’anno). Più del doppio di quanto ventilato fin qui dal governo. A meno che, come detto, alla Camera non si trovino i 400 milioni in altro modo. Ad esempio, svuotando il fondo per le detrazioni alla Tasi, riservandosi di rimpinguarlo poi. E magari spostando la prima rata da gennaio ad aprile o a giugno, proprio come la vecchia Imu.
Ieri intanto il ministero dell’Economia ha fatto scattare la clausola di salvaguardia per le coperture della prima rata Imu, cancellata a fine agosto: acconto Ires su di 1,5 punti nel 2013 e 2014 e aumento delle accise sulla benzina nel 2015 e 2016. Infine il pagamento dei debiti della Pa ha fatto crescere il fabbisogno a 7,2 miliardi (+3 miliardi su novembre 2012). Il totale sugli 11 mesi sale a 94,8 miliardi.

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