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Comuni lenti a pagare i debiti

Gli enti locali restano prudenti sul pagamento dei debiti arretrati. A leggere le date indicate dai dieci Comuni capoluogo di regione che hanno pubblicato online entro venerdì scorso il piano di smaltimento dell’arretrato, l’impressione è che il tanto invocato shock che avrebbe dovuto provocare la rapida iniezione delle risorse nel tessuto imprenditoriale sia quasi ovunque assente.
Sono ben tre su dieci (Torino, Potenza e Firenze), infatti, i Comuni che preferiscono cautelarsi e fissare lo smaltimento addirittura nel 2014. Con il record di Potenza, che dà appuntamento a tutti i suoi creditori, senza distinzioni, fra un anno: al 30 giugno 2014. Ci va vicino Torino, con la data unica del marzo dell’anno prossimo. Segue Firenze che, da un lato, brucia le tappe cominciando a saldare già da oggi, e proseguendo praticamente ogni mese, ma dall’altro si cautela fissando la chiusura dell’operazione addirittura al 30 settembre 2015, per una fattura peraltro datata dicembre 2012, che a quel punto avrà (pazientemente?) atteso la bellezza di 33 mesi.
Andando quindi a spulciare tra le scelte di programmazione dei Comuni maggiori, sembra difficile credere che la spinta promessa dal Governo, e in primis dal premier Letta, per l’accelerazione dei pagamenti dei debiti Pa si traduca poi, nel concreto, in altrettanti bonifici ai fornitori.
Dai piani di pagamento pubblicati, infatti, emerge che già la prima tranche di 8,1 miliardi destinata agli enti locali (4,5 di allentamento del patto di stabilità e 3,6 di anticipazioni di liquidità dalla Cassa depositi e prestiti) non sarà spesa tutta quest’anno, ma sarà scaglionata andando ben oltre il 2013. A meno che non intervenga qualche correzione di rotta anche nei piani fin qui pubblicati.
Intendiamoci: in molti casi la «data presunta» di pagamento è una data limite, che il Comune per prudenza ha scelto di indicare. Torino, per esempio, in modo esplicito informa di voler pagare «seguendo l’ordine cronologico della data di emissione di ogni singola fattura, entro il mese di marzo 2014». E così faranno nei fatti anche Venezia (tutti al 30 novembre 2013) e Potenza.
Ma questo non aiuta i creditori a uscire da un’incertezza che dura da anni. Cosa penseranno, per esempio, i proprietari delle tre fatture recapitate al Comune di Venezia il 10 dicembre del 2003 che potrebbero dover spegnere anche la candelina dei dieci anni di attesa?
Senza contare che l’indicazione della data ha un risvolto giuridico non trascurabile: dà certezza al credito e permette al creditore di cederlo alle banche con la formula liberatoria del «pro soluto». E in questo caso una dilazione più lunga potrebbe incidere negativamente sulla cessione. Dalla data dipende anche la possibilità di far scattare le compensazioni con debiti tributari.
Non deve illudere, poi, neppure lo sprint tentato dal Comune di Napoli. Certo, il capoluogo partenopeo, che non paga praticamente più nessuno da cinque anni, ora si presenta con un assegno da 300 milioni «entro il 10 luglio». Ma si tratta solo di una prima tranche che riesce ad arrivare solo fino al lontano marzo 2010. Restano a bocca asciutta, o quantomeno senza alcuna certezza, tutti gli altri, appesi a una seconda tranche di cui ancora non si sa nulla. Il “sollievo” recato dal decreto sblocca-debiti alla città partenopea ammonta in tutto a 768 milioni di euro, di cui 115 ottenuti sotto forma di allentamento del patto di stabilità e 593 come anticipazioni di liquidità erogate dalla Cassa depositi e prestiti (il 62% dei 949 milioni richiesti).
Sul fronte opposto i più veloci pagatori sono i Comuni con solo poche fatture incagliate, soprattutto al Nord. Milano, per esempio, informa di voler chiudere tutto entro l’estate, Trento ha già avviato i mandati (13 in tutto, per 136mila euro) Genova ha solo 11 creditori da liquidare ad agosto.
Non pervenuti ben dieci capoluoghi. Le maglie nere della trasparenza? Ancona, Aosta, Bari, Bologna, Campobasso, Catanzaro, l’Aquila, Perugia e Trieste. Più Roma, capofila.

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