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Comuni in affanno verso il nuovo Isee

Il debutto del nuovo Isee, dal 1° gennaio, porta in dote ai Comuni tre sfide pesanti: prevedere gli effetti del “riccometro” riformato con simulazioni fatte su dati teorici; rivedere le soglie di accesso alle agevolazioni sui servizi sociali per non penalizzare i cittadini, mantenendo il bilancio in equilibrio;?dialogare con le banche dati dell’Inps, che è il collettore di quasi tutte le informazioni. Tre compiti non da poco, soprattutto per il 70% degli 8mila municipi italiani, con meno di 5mila abitanti e una struttura ben diversa da quella dei grandi capoluoghi.
Cambia radicalmente, dal 2015, il metodo di calcolo dell’indicatore della situazione economica delle famiglie, che serve per accedere a sconti di vario genere, principalmente per i servizi sociali, socio-sanitari e scolastici: dalle rette degli asili nido alle tasse universitarie, dalle case di cura per gli anziani ai risparmi sulla Tares.
Il nuovo Isee, regolato dal Dpcm 159/2013, ha appena trovato le istruzioni operative necessarie per richiederne il calcolo ai Caf, all’Inps o agli sportelli comunali. I risultati, rispetto al vecchio sistema in uso dal 1998, saranno diversi. In alcuni casi la fotografia della situazione economica sarà meno generosa. Per gli anziani ricoverati in casa di cura, per esempio, che abbiano una casa di proprietà, l’indicatore aumenterà, perché l’immobile pesa di più nel calcolo; nella determinazione del reddito, poi, rientrano anche la pensione di invalidità o l’assegno sociale e il reddito dei figli che possano contribuire alle esigenze del genitore. Molti anziani ricoverati in Rsa, dunque, potrebbero perdere il diritto alla compartecipazione del Comune alla retta mensile, qualora le soglie per l’agevolazione non fossero aggiornate.
In altri casi, invece, l’Isee sarà più vantaggioso, per esempio per le persone con disabilità gravi o per le famiglie con tre o più figli. Per queste situazioni il Comune potrebbe trovarsi ad affrontare un aumento della spesa sociale.
In buona parte degli enti, dunque, sono in corso le simulazioni sull’impatto della riforma. Peraltro, dato che non si è ancora formata una banca dati dei nuovi Isee, mancano alcuni elementi rilevanti sulla situazione economica dei potenziali beneficiari di prestazioni agevolate e sull’incidenza delle franchigie previste da gennaio. Calcoli teorici, sì, ma le conseguenze per le casse comunali potrebbero essere concrete.
Alcuni tecnici del Comune di?Milano hanno provato a stimare quanto potrebbe “costare”, potenzialmente, la differenza di un euro nella determinazione delle soglie d’accesso ai pasti scontati nelle mense scolastiche: in un anno, l’”errore” potrebbe produrre fino a nove milioni di entrate in meno nelle casse dell’amministrazione. Si sta dunque lavorando per ridurre al massimo le eventuali perdite.
A Brescia, su 37 milioni di spesa per il sociale, quasi sette sono destinati ai servizi per i minori, per i disabili e per gli anziani in casa di cura (quest’ultimo settore da solo comporta uscite per 7 milioni, ma il 60% della spesa rientra sotto forma di compartecipazione ai costi da parte degli utenti). «È evidente che bisogna ridefinire con estrema attenzione le soglie Isee per il contributo del Comune ai servizi socio-assistenziali», spiega Cristina Albertini, responsabile amministrativo dei servizi sociali del Comune di Brescia.
Un altro tasto dolente è il dialogo con l’Inps, che sarà fondamentale per il rilascio del nuovo Isee: l’indicatore, infatti, solo in parte deriverà da dati autocertificati. La maggior parte delle informazioni deve arrivare dalle banche dati dell’Inps e dell’agenzia delle Entrate (quest’ultima, a regime, dovrebbe usare la super-anagrafe dei conti correnti per conoscere la giacenza media dei depositi). «A oggi – spiega Gianni Sgaragli, del Comune di Bologna – mancano ancora le specifiche informatiche per adeguare i nostri sistemi al nuovo metodo di calcolo dell’Isee e farli dialogare con le banche dati Inps».
Infine, è indispensabile che anche le Regioni adeguino i regolamenti nelle materie su cui hanno competenza, che vanno dall’edilizia residenziale pubblica al campo socio-sanitario (per esempio, assegni di cura per mantenere a casa gli anziani non autosufficienti). Se non cambiano le regole, si rischia di partire, per le nuove richieste di prestazioni, con l’Isee riformato, ma applicato con criteri vecchi.
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