Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Comuni e debiti Pa: pagati 3,15 miliardi

Il pagamento delle fatture arretrate da parte dei Comuni, reso possibile dal decreto “sblocca-pagamenti”, procede spedito, e la legge di stabilità si propone di dare un’altra spinta con lo sblocco di 1,5 miliardi, un terzo dei quali dedicati ai debiti commerciali di conto capitale: l’importante, però, è ora evitare che si formi un’altra mole di arretrati simile a quella che ha appena cominciato ad alleggerirsi, anche perché gli interventi ex post rischiano di premiare le amministrazioni locali che sono state meno attente nella programmazione.
I due fenomeni emergono con chiarezza dal monitoraggio sui pagamenti e dall’ultima analisi condotta dall’Ifel, la fondazione Anci sulla finanza e l’economia locale, che ha messo sotto esame i dati di bilancio del complesso dei Comuni italiani. Sul primo versante, in base agli ultimi dati forniti al ministero dell’Economia, i Comuni hanno liquidato alle imprese l’83% dei 3,8 miliardi liberati dai provvedimenti “sblocca-debiti”, e nel 37% dei casi i Comuni hanno chiuso la partita trasformando in pagamenti tutti gli “spazi finanziari” ricevuti. Ora l’obiettivo si sposta sul 2014, che il disegno di legge di stabilità arrivato nei giorni scorsi in Senato affronta con una dote da 500 milioni per chi ha ancora arretrati ante 2013 e un miliardo di esenzioni dal Patto sui pagamenti in conto capitale più recenti. La questione chiave, allora, diventano i parametri di distribuzione di questi nuovi “bonus”: il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Graziano Delrio, parlando della legge di stabilità agli amministratori locali riuniti a Firenze per la XXX assemblea nazionale dell’Anci, si è detto convinto che i parametri debbano seguire lo stato di salute dei conti locali, a partire dall’equilibrio di parte corrente, ma saranno i provvedimenti attuativi a tradurre in chiave pratica la strategia del Governo.
Il punto è evitare l’accumularsi di nuovi pagamenti bloccati, anche perché le misure d’emergenza finiscono per concentrare i bonus su chi ha gestito peggio il bilancio, programmando impegni di spesa impossibili da rispettare senza sforare il Patto di stabilità. La geografia degli “spazi finanziari” distribuiti dal decreto “sblocca-pagamenti” e rilevata dall’Ifel lo dimostra in modo evidente. In Calabria i bonus hanno quasi doppiato l’ammontare dell’obiettivo assegnato dal Patto di stabilità 2013 ai Comuni della Regione: in pratica, i sindaci calabresi hanno ricevuto spazi finanziari per 229,2 milioni di euro, pari al 183,3% dell’obiettivo di Patto. Lo stesso indicatore si attesta al 145,2% in Basilicata e al 128% in Campania, mentre su ferna al 67,8% in Lombardia e al 49% in Liguria. Ancor più chiaro il quadro tracciato dalle anticipazioni di liquidità, che la Cassa depositi e prestiti ha erogato per aiutare i pagamenti e che gli enti dovranno restituire: il 53,7% dei 3,5 miliardi di “prestiti” si è concentrato tra Campania e Lazio, mentre i sindaci di Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna si sono divisi fra loro il 2% (70 milioni in tutto).
Numeri alla mano, se si considera che il Patto di stabilità ha tagliato del 23% gli investimenti locali, si può concludere che l’effetto “indesiderato” dei vincoli di finanza pubblica si è sentito soprattutto dalle parti delle amministrazioni locali più attente alla programmazione: gli altri hanno continuato a impegnare risorse sulla carta, e hanno di conseguenza visto gonfiarsi la mole degli arretrati da sbloccare.
Il Patto, comunque, non ha creato naturalmente solo effetti collaterali. Uno dei numeri più importanti sulle conseguenze virtuose dei vincoli di finanza pubblica si incontra alla voce “indebitamento”, vero cuore del problema dei conti italiani. Nel 2012, dicono le tabelle dell’Ifel, i Comuni hanno ridotto il passivo del 2,7%, portandolo a quota 48,7 miliardi, cioè al 2,5% del totale del debito pubblico: nello stesso anno l’indebitamento regionale è rimasto stabile e quello della Pa centrale è cresciuto del 4,7%.
I sindaci useranno questi numeri per tornare a chiedere di rivedere i limiti ai mutui e, in aggiunta, alle regole del Patto di stabilità per i Comuni fino a 5mila abitanti, che dal 2014 dovrebbero seguire gli stessi parametri pensati per gli enti più grandi. Per la loro struttura, meno gravata da costi fissi di personale e servizi, i piccoli Comuni hanno dimostrato una capacità di investimento per abitante quasi doppia alle amministrazioni più grandi (407 euro ad abitante, il 175% rispetto alla media dei Comuni): l’applicazione integrale del Patto di stabilità anche ai piccoli enti, oltre a complicare la vita di enti “poveri” di organici amministrativi, rischia secondo i Comuni di spazzare via questa spinta agli investimenti locali.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nonostante la pandemia tante aziende hanno deciso o subìto il lancio di un’Opa che le porterà a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Peugeot-Citroën ha annunciato di aver parzialmente rimarginato le ferite della prima parte dell’a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Meno macchine, meno motori termici, e un ritorno al futuro nei modelli. Ecco la ricetta del nuovo am...

Oggi sulla stampa