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I Comuni a caccia di fondi da Aosta alla Toscana riparte il risiko delle utility

Per molti anni, sindaci e amministratori locali hanno resistito. A lungo, hanno respinto il corteggiamento delle grandi utility quotate in Borsa. Sia per non cedere il controllo politico nella distribuzione delle poltrone nei consigli di amministrazione, sia per il timore che le fusioni comportassero una riduzione di personale, con ricadute sociali negative sul territorio.
Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. E il nuovo anno si è aperto con il primo passo di una possibile operazione che potrebbe cambiare i rapporti di forza nella produzione di energia – in particolare rinnovabile – e rilanciare il risiko delle utility locali, dopo i segnali di ripresa già registrati nel corso del 2017.
Nei giorni scorsi, la finanziaria della Valle d’Aosta ha ricevuto una proposta ufficiale di Iren (società multiservizio controllata dai comuni di Torino, Genova, Piacenza, Parma e Reggio): si propone di costituire una joint venture dove far confluire – è proprio il caso di dirlo – gli asset idrolettrici di Iren assieme a quelli controllati da Cva-Compagnia Valdostana delle Acque, interamente controllata dalla Regione autonoma. Ne nascerebbe una società delle dighe da 1,7 gigawatt complessivi: una cifra che permetterebbe alla nuova società di arrivare a ridosso di A2a ( che supera i 2 gigawatt), dietro a Enel Greeen Power, leader di settore, ma davanti a Edison.
Del resto, l’anno si era chiuso con gli ultimi passaggi tecnici che, di fatto, hanno portato proprio A2a a diventare il dominus dei servizi pubblici (distribuzione di elettricità e gas, raccolta rifiuti, servizi energetici) di tutta la Lombardia: con una serie di acquisizioni e partecipazioni incrociate, l’utility che vede come soci di maggioranza i comuni di Milano e Brescia ora è diventato il polo attorno a cui ruotano le società di gestione di tutti i capoluoghi di provincia della regione. Ed è così arrivata a superare i 2 milioni di clienti per le forniture di luce e metano e i 3 milioni e mezzo di cittadini serviti con la raccolta dei rifiuti.
Quello che potrebbe accadere in Val d’Aosta, ciò che è appena accaduto in Lombardia ( ma anche l’attivismo di Estra in Toscana e Italia centrale) segna la ripresa della stagione delle ” fusioni& acqusizioni” del settore. Complice, la sempre più complicata situazione degli enti locali, che si vedono diminuire i fondi da parte del governo centrale anno dopo anno. Le ex municipalizzate diventano così una possibile fonte di entrata, sia nel caso di cessioni di quote, sia perché le utility come A2a e Iren ( ma anche Hera e Acea) garantiscono un flusso di dividendi ai Comuni che accettano di diventare soci di minoranza.
Inoltre, a favorire le aggregazioni è intervenuta anche la legge Madia che ha imposto il riordino delle società locali, sfoltendo la giungla di partecipate e riducendo il numero di poltrone distribuite dalla politica. Ma anche impedendo agli enti locali di controllare le partecipazioni tramite holding finanziarie spesso prive di dipendenti, ma con la sola spese di un consiglio di amministrazione.
La fusione con utility più grandi, in cambio di una quota societaria e con l’assicurazione di dividendi, livelli occupazionali e garantendo qualità dei servizi (spesso migliorata) ha così fatto cadere le ultime resistenze.

Luca Pagni

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