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Comuni, arriva l’Irpef a scaglioni

di Francesco Cerisano 

Addizionali comunali Irpef a scaglioni. I sindaci potranno diversificare il pagamento del tributo applicando aliquote differenti a seconda del reddito. Ma se lo faranno, non potranno creare scaglioni ad hoc, dovendo invece ricalcare le stesse fasce di reddito stabilite dalla legge per l'imposta sulle persone fisiche. Sarà possibile prevedere una soglia di esenzione al disotto della quale l'imposta non dovrà essere versata (come recentemente ha fatto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che, introducendo l'addizionale con aliquota unica allo 0,2% ha stabilito una no tax area al di sotto dei 33.500 euro di reddito ndr). Ma dovrà essere esclusivamente un «limite di reddito». Sono queste le novità introdotte dall'emendamento alla manovra di Ferragosto, presentato da Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e approvato in commissione bilancio del senato. Un emendamento con cui cade l'ultima barriera che fino ad oggi aveva impedito l'applicazione del principio di progressività tributaria alla fiscalità locale. Un'esigenza di equità da sempre rivendicata dai municipi che però si sono puntualmente scontrati con le resistenze del Mef favorevole invece alla tesi dell'aliquota unica. A favore della quale si sono schierati anche Anci e Ifel, nonostante l'opinione contraria della Corte costituzionale che già nel 2006 aveva aperto alla possibilità di variare le aliquote. E per questo aveva giudicato legittima una legge della regione Marche che aveva introdotto la variazione dell'addizionale (in questo caso regionale) in forma progressiva. L'emendamento indirettamente risolve anche un'altra querelle interpretativa, sbarrando la strada alla possibilità di esentare dal pagamento dell'addizionale determinate tipologie di redditi o di contribuenti (lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati) così come deliberato da alcuni comuni. La soglia di esenzione, si legge nel testo, dovrà essere intesa come «limite di reddito al di sotto del quale del quale l'addizionale comunale Irpef non è dovuta». In caso di superamento della soglia, l'emendamento chiarisce, a scanso di equivoci, che l'addizionale andrà calcolata sul reddito complessivo e non sulla quota eccedente la no tax area.

Dal 2012 dunque, i sindaci avranno le mani completamente libere sulle addizionali. Potranno continuare ad applicare l'aliquota unica, spingendola al massimo (0,8%), visto che la manovra bis ha disapplicato il congelamento imposto da Tremonti nel 2008 e solo parzialmente superato quest'anno dal dlgs sul fisco municipale (dlgs n. 23/2011). Oppure potranno scegliere la strada delle aliquote differenziate. Ma in questo caso, sempre restando in un range compreso tra 0 a 0,8, non potranno individuare a proprio piacimento gli scaglioni di reddito, dovendo invece applicare le 5 fasce dell'Irpef statale: da 0 a 15.000 euro, da 15.001 a 28.000, da 28.001 a 55.000, da 55.001 a 75.000 e sopra i 75.000.

Per quanto riguarda invece l'addizionale regionale all'imposta sui redditi, la possibilità di applicare aliquote diverse in base al reddito è già prevista dal dlgs sul fisco regionale attuativo del federalismo (art. 6 del dlgs n. 68/2011). Il dl 138 ha anticipato all'anno prossimo la possibilità per i governatori di manovrare l'aliquota base (oggi fissata allo 0,9%) La maggiorazione non potrà essere essere superiore allo 0,5% per il 2012 e 2013, all'1,1% per il 2014 e al 2,1% a decorrere dall'anno 2015.

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