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Comprare BTp ai tempi della crisi

di Maximilian Cellino

Il vero affare lo ha fatto chi ha acquistato BTp nei giorni più bui di novembre. Pareva un salto nel buio, una scommessa senza ritorno, eppure quella mossa ha fruttato ai coraggiosi rendimenti che vanno dall'8,75% sul titolo a due anni (vedi il grafico a fianco) a oltre il 26% del trentennale: una rarità nel mondo dei titoli di Stato, soprattutto quelli europei. Certo, che la penalizzazione nei confronti dei «Buoni» fosse eccessiva era evidente, ma pochi potevano immaginare la concatenazione di eventi che ha riportato tranquillità sui mercati, l'inondazione di liquidità della Banca centrale europea (Bce) e anche la fiducia riconquistata dal nuovo governo italiano.
Oggi che il famigerato spread nei confronti del Bund inizia a scendere su livelli più accettabili e punta dritto verso i 300 punti base (che dopotutto era il livello «difeso» dalla Bce con i suoi interventi di agosto), anche le occasioni per i risparmiatori si fanno meno evidenti. Ma questo non vuol dire che non vi siano ancora spazi di risalita, anzi. A garantire nuove possibilità sarà verosimilmente la nuova asta triennale della Bce di fine mese: «L'operazione di dicembre – osserva Marco Sticchi, responsabile fixed income di Nemesis Am – ha dimostrato che il carry trade ha funzionato e questo renderà psicologicamente più facile comprare attività a rischio con il denaro preso a prestito da Francoforte. Mi aspetto che le banche siano più aggressive nei titoli di Stato, anche se il mercato ha già in parte scontato questo fenomeno».
Che siano gli stessi 489 miliardi di euro assegnati nella prima asta o addirittura un ammontare superiore come prevedono molti analisti, si tratterà comunque di una quantità rilevante di denaro, parte della quale prenderà probabilmente la direzione dei BTp. Anche perché nel frattempo le difficoltà di finanziamento delle banche sui mercati si sono ridotte (Intesa Sanpaolo è riuscita a emettere un bond senior) e questo libera inevitabilmente risorse verso l'acquisto di titoli di Stato. L'importante, per i risparmiatori, è capire quali saranno le scadenze più interessate dagli acquisti in modo da posizionarsi dove i benefici potenziali saranno superiori.
A questo proposito, i BoT (1,91% il 12 mesi) e i titoli con durata fino ai due anni (2,91%) offrono rendimenti ridotti e quindi, verosimilmente, poche opportunità. Lo spazio di manovra resta invece ancora ampio fra sui BTp a 3 e soprattutto a 5 anni: «Questa è la parte della curva dei rendimenti italiana più ripida e se si pensa che la situazione possa ulteriormente migliorare è bene prendere posizione qui», osserva Guido Casella, responsabile dei fondi obbligazionari di Azimut. Che poi aggiunge: «Fra un titolo annuale che garantisce tassi lordi inferiori al 2% e uno a 5 anni che invece offre il 4,28% non avrei dubbi, anche nell'ottica di un cassettista».
Oltre i 5 anni, la faccenda si fa più complessa: è vero che i guadagni sui BTp a lunga durata sono stati più elevati, perché maggiore è stata la reazione dei loro prezzi al calo dei rendimenti degli ultimi mesi (la cosiddetta volatilità), ma è altrettanto evidente che la rischiosità di questi titoli è ben superiore. «Con le scadenze a partire dai 7-10 anni – osserva Giulio Casuccio, responsabile gestioni quantitativi di Fondaco Sgr – si è più esposti nel medio periodo, e in una fase in cui la situazione favorevole che si è venuta a creare nelle ultime settimane potrebbe anche mutare è forse opportuno non avventurarsi». In fin dei conti è ancora presto per capire se la tempesta si sia definitivamente allontanata dai mercati: meglio non abbandonare del tutto la prudenza.

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