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Competitività, appello di Monti “Subito patto imprese-sindacati la Grecia sta facendo più di noi”

ROMA — Il governo chiede alle parti sociali di trovare un accordo sulla competitività entro un mese, ma avverte che di eventuali risorse a sostegno del patto ce ne saranno poche. E questo provoca le critiche nette della Cgil e della Uil, mentre dalla Cisl arriva un’apertura per il metodo adottato dall’esecutivo.
Parte con il freno tirato il confronto per rilanciare la produttività delle imprese, quella che secondo il presidente del Consiglio, Mario Monti, costituisce il secondo spread (il primo riguarda il rendimento dei titoli pubblici) «molto gravoso» e che incide in maniera determinante sui nostri bassi livelli di crescita registrati negli ultimi due decenni. Abbiamo perso 30 punti di competitività con le industrie tedesche che ogni anno realizzano 70 miliardi in più di valore aggiunto a parità di impiegati rispetto alle nostre, siamo in fondo alla classifica europea per produttività di ore lavorate e abbiamo un costo del lavoro per unità di prodotto (il clup) ben oltre la media dei paesi della moneta unica. Ha detto il premier ai sindacati: «Mentre la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo hanno aumentato la produttività e diminuito il costo unitario del lavoro
invertendo il trend negativo, l’Italia non ha migliorato la produttività e ha peggiorato il costo del lavoro».
Il governo, che vorrebbe presentarsi al prossimo vertice Ue di ottobre già con un’ipotesi di accordo, ha dunque buttato la palla sul campo di imprese e sindacati. Spetta a loro «fare di più», ha detto Monti riconoscendo che questo, certo, «è un momento carico di tensioni e preoccupazioni». Chiaro il riferimento alla vertenza dell’Alcoa, diventata ormai il simbolo della profonda crisi industriale dove le politiche di austerity, che drenano inevitabilmente risorse, si sommano agli errori compiuti nel passato quando la politica si è limitata a rinviare sine die la soluzione di problemi strutturali sul versante delle politiche industriali e di quelle energetiche. Prima di incontrare i sindacati a Palazzo Chigi, tuttavia, Monti ha riconosciuto che gli interventi imposti dall’Europa per mettere in sicurezza i conti pubblici hanno peggiorato la recessione: «Solo uno stolto — ha detto — può pensare di incidere su elementi strutturali che pesano da decenni senza provocare, almeno nel breve
periodo, un rallentamento dovuto al calo della domanda». Ma queste misure, è la tesi del premier, sono necessarie per avviare una fase due, quella della crescita. L’invito alle parti sociali di trovare soluzioni attraverso la contrattazione sta appunto dentro la strategia che dovrebbe riportare (nel 2013, secondo il governo) il Pil con il segno “più” davanti.
Sarà il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a fare il regista tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Ed è stato proprio
il titolare dello Sviluppo ad accennare, durante l’incontro, alla possibilità che il governo metta in campo qualche soldo. Pochi, ovviamente. Soldi per incentivare, attraverso la detassazione, il salario legato a performance di produttività. Una vaga indicazione, senza alcuna cifra però dopo che proprio il governo (nell’ultima legge di Stabilità) ha significativamente già ridotto. Se andrà bene ci sarà «qualche centinaia di milioni aggiuntivi», secondo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.
Da qui la freddezza con cui la Cgil e la Uil hanno accolto quella che si può definire una raccomandazione dell’esecutivo. Ben diversa la posizione della Cisl di Raffaele Bonanni, che pare ormai giocare in tandem con il ministro Passera. «Sono stati sconfitti i gufi dell’anti- concertazione», ha detto. Ma per Susanna Camusso, leader della Cgil, «la crescita non può dipendere da quello che le parti sociali possono fare in termini di produttività aziendale».

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