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Competenze, imprese e innovazione Milano regina Ue per la reputazione

Prima per reputazione. Ma anche per diffusione della banda larga, qualità del sistema universitario, start-up knowledge intensive, ovviamente moda e design. I risultati di Milano non sono sempre e solo scintillanti, come potrebbero. Ma il quadro restituito dall’Osservatorio Milano, arrivato alla seconda edizione, è mediamente confortante.
Il confronto diretto con i benchmark europei di riferimento (Barcellona, Lione, Monaco e Stoccarda) vede infatti il capoluogo lombardo ben posizionato, in grado di primeggiare (è il caso degli spettatori al teatro) persino allargando l’analisi ad un livello più ampio, includendo anche Parigi.
Il documento, che prende in esame 221 indicatori, è la “bussola” identificata dal Comune, in partnership con Assolombarda e numerosi altri soggetti pubblici e privati, per definire il posizionamento della metropoli su una serie di indicatori chiave. Anzitutto attrattività e reputazione, pre-requisiti essenziali per qualsiasi ambizione di crescita su scala globale.
In termini reputazionali non c’è partita: siamo davanti a tutti, oltre ad essere gli unici ad aver migliorato il punteggio rispetto all’anno precedente. «Dall’estero – spiega il sindaco Giuseppe Sala – vedono in noi una città che cambia, proiettata nel futuro, dove è possibile leggere le nuove tendenze, a partire dalla moda e dal design. E poi certo, anche lo skyline che si modifica ha un suo fascino, oggetti iconici che segnalano il movimento in atto. Ma il punto chiave credo sia la nostra visione: sappiamo dove vogliamo andare e ci stiamo muovendo in quella direzione».
A sostenere la classifica è anche la forza dell’apparato produttivo manifatturiero, ben supportato da un sistema di istruzione che ci vede davanti ai benchmark Ue sia nell’istruzione secondaria che nelle Università.
«La qualità del capitale umano è uno dei punti di forza riconosciuti di quest’area – aggiunge il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi – ed ecco perché dobbiamo fare di tutto per mettere a frutto le potenzialità del sistema puntando sul lavoro, dove invece possiamo fare di più, in particolare dal lato dell’occupazione giovanile e di quella femminile».
La novità dell’analisi è l’estensione del confronto a livello globale, andando anche oltre i benchamrk Ue. Confronto allargato a metropoli come New York, Chicago o Londra, utile per capire dove si debba/possa ancora crescere. Distanze che in questo caso ovviamente si allargano, come accade per l’attrazione turistica, uno dei fattori di rinascita della città. Dove i 2,2 turisti per abitante sono ancora poca cosa rispetto agli 8,8 di Berlino. Così come i 26 progetti greenfield di imprese estere a Milano “spariscono” a fronte dei 384 di Londra.
La metropoli tuttavia si difende, la partita è del tutto aperta, come dimostra il posizionamento nelle “vocazioni” identificate come prioritarie su base internazionale e ad elevato potenziale di crescita. In ognuna di queste (scienze della vita, agroalimentare, manifattura 4.0, arte cultura e design, finanza) Milano è tra le prime cinque aree urbane in Europa. «Risultati raggiunti grazie al metodo Milano – aggiunge Bonomi – sintetizzabile a mio avviso in una partnership virtuosa pubblico-privato, di cui peraltro questo Osservatorio è un esempio. Milano però non è e non deve essere “un’isola” ma deve pensare al proprio ruolo in chiave nazionale, ampliando sempre più la propria sfera di influenza e diffondendo così la propria forza propulsiva di traino solidale del Paese. L’Italia ha bisogno di Milano come Milano dell’Italia». Dello stesso avviso Sala, che tuttavia chiede al Governo segnali concreti, ad esempio nel finanziamento delle nuove infrastrutture. «Noi vogliamo avere un ruolo attivo nel nostro Paese – spiega – ma anche un segnale di riconoscimento: il Governo c’è da qualche settimana, ma vi ricordate di qualche citazione di Milano da parte del presidente del Consiglio o di qualcuno dei ministri?». Lo sviluppo, ad ogni modo, resta il “faro” costante dell’amministrazione, un obbligo anche per ridurre le disuguaglianze e affrontare i temi della marginalità sociale. Perché la solidarietà – osserva Sala – senza la crescita resta solo teoria.

Luca Orlando

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