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Competenza «divisa» per la concorrenza sleale

Solo la concorrenza sleale «interferente» è di competenza delle sezioni specializzate della proprietà industriale; la concorrenza sleale pura resta invece materia del giudice ordinario. Lo sostiene il tribunale monocratico di Reggio Emilia (giudice Morlini) in un’ordinanza del 25 settembre.
È «interferente» la concorrenza sleale attuata con comportamenti che interferiscano con un diritto di esclusiva relativo all’esercizio del diritto di proprietà industriale o del diritto di autore. Lo si può ricavare dall’articolo 134 del decreto legislativo 30 del 2005 che specificamente esclude dalla competenza delle sezioni specializzate le controversie in tema di proprietà industriale che non interferiscono, neppure indirettamente, con l’esercizio dei diritti di proprietà industriale.
E il principio è stato ribadito in più occasioni dalla Cassazione (sentenze 21726/2013; 14251/2010; 12153/2010).
Si tratta di un’affermazione chiara in linea di principio; ma spesso è difficile fissare i confini tra le due ipotesi nei casi concreti. Tanto che lo schema di Ddl delega per la riforma del processo civile prevede, tra l’altro, di estendere la competenza del tribunale delle imprese alla concorrenza sleale non interferente.
Nella vicenda all’esame del tribunale di Reggio Emilia, un’impresa ha denunciato al giudice civile ordinario una condotta di concorrenza sleale articolata e complessa, relativa all’utilizzo da parte di un’altra impresa di componenti, soluzioni tecniche e dispositivo già brevettati dalla ricorrente. L’azienda ha inoltre lamentato, seppur incidentalmente, la sottrazione di segreti aziendali e di copie di documenti e file con i quali sono stati realizzati dei prodotti industriali dello stesso segmento di mercato nel quale operava. Infine, l’impresa ha denunciato l’illegittimo utilizzo di nome o marchio per porre in essere procedure di “agganciamento”. I fatti sulla base dei quali l’impresa ha articolato la sua domanda, secondo il tribunale di Reggio Emilia, integrano una concorrenza sleale interferente perché connessi a un pregiudizio per il diritto di esclusiva sulla proprietà industriale. Quindi, il giudice ha affermato la competenza della sezione specializzata distrettuale di Bologna in materia di proprietà industriale.
Nell’occasione il giudice di Reggio Emilia ha affermato che, dopo la riforma introdotta dalla legge 69/2009, le questioni di competenza devono essere risolte con ordinanza come prevede l’articolo 279 del Codice di procedura civile; tuttavia l’ordinanza deve essere resa dopo uno specifico contraddittorio sul punto e in particolare dopo avere invitato le parti a precisare le conclusioni.
Nel giudizio, in realtà, l’eccezione di incompetenza è stata avanzata dal convenuto tardivamente; l’ha formulata nella comparsa di risposta depositata alla prima udienza e non nel termine di costituzione previsto dall’articolo 166 del Codice di procedura civile (cioè 20 giorni prima dell’udienza). Tuttavia, dato che si trattava di una questione di incompetenza rilevabile anche d’ufficio, il giudice l’ha sottoposta al contraddittorio delle parti. Il tribunale inoltre ha ritenuto che la declaratoria di incompetenza, proprio perché seguita a un’udienza di precisazione delle conclusioni e dotata di valenza decisoria, postula una conseguente statuizione sulle spese. Nel caso esaminato, il tribunale ha ritenuto di compensarle interamente in considerazione del fatto che la questione era stata sollevata d’ufficio dal giudice.

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