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Compensi, la notula esclude il nero

di Rosanna Acierno

Non costituisce indizio di compensi in nero la mancata coincidenza tra le date in cui il professionista ha effettuato alcuni versamenti sul conto e quelle di emissione delle corrispondenti fatture. In caso di preavvisi di parcella (o notula), infatti, la fattura può essere emessa successivamente all'incasso dei compensi. A chiarirlo è la sentenza n. 92/6/11 della Ctr Puglia.
La pronuncia trae origine da un accertamento ai fini Irpef, Irap e Iva per l'anno di imposta 2004 nei confronti di un avvocato, a seguito di indagini finanziarie. Più precisamente, l'ufficio contestava al professionista maggiori compensi conseguiti a fronte di prelievi e versamenti per i quali non era stata trovata una esatta corrispondenza con le fatture emesse. Nel corso dell'impugnazione in primo grado, il diretto interessato aveva contestato il mancato rispetto dell'articolo 32 del Dpr 600/73 che regola le presunzioni in tema di indagini finanziarie. Per quanto riguarda i versamenti, infatti, la norma (e la circolare 32/E/2006) ritiene assolto l'onere probatorio se tali movimenti siano stati considerati nelle scritture contabili o in dichiarazione, ai fini della determinazione del reddito, o irrilevanti ai fini fiscali. Al riguardo, il ricorrente aveva chiarito che gran parte dei versamenti erano antecedenti all'emissione delle corrispondenti fatture poiché – utilizzando preavvisi di parcella – l'incasso avveniva prima. Inoltre, tra i versamenti contestati c'erano anche gli stipendi del coniuge versati in contanti con periodicità mensile, nonché la restituzione di un prestito personale a favore di un amico. La Ctp ha accolto il ricorso. Così l'ufficio ha impugnato la sentenza di primo grado in Ctr, ritenendo non adeguatamente giustificate le movimentazioni contestate.
Sulla base dell'orientamento della Cassazione (sentenza n. 11750/2008) e della Corte costituzionale (ordinanza n. 318/2011), la Ctr ha confermato la retroattività dell'estensione delle presunzioni relative ai professionisti anche ai periodi di imposta antecedenti al 2005. Tuttavia il collegio d'appello non ha accolto la richiesta dell'ufficio di disconoscere totalmente le giustificazioni fornite dal professionista sulle movimentazioni bancarie per la mancanza di identità tra versamenti sul conto corrente e fatture emesse.
Il collegio d'appello riconosce «da un lato lo sforzo del contribuente di ricostruzione delle movimentazioni bancarie a distanza di cinque anni e dall'altro i casi di plausibilità delle ragioni addotte per talune movimentazioni, come per i versamenti effettuati dal coniuge del ricorrente per i quali sussiste una corrispondenza delle date e degli importi relativi agli stipendi percepiti per l'attività di insegnante» e per il versamento attribuito alla restituzione di un prestito personale. Così, come si legge sempre nella pronuncia, «non può costituire in assoluto indizio di compensi in nero la non coincidenza delle date di alcuni versamenti rispetto a quelle delle fatture alle quali gli stessi sono riferiti, non potendosi escludere che – sebbene con procedura fiscalmente non corretta ma di fatto molto diffusa – in quei limitati casi la fattura sia avvenuta successivamente all'incasso dei compensi».
Restano, comunque, acquisite all'erario le sanzioni già versate in misura agevolata sia perché «cristallizzate» dalla volontà di acquiescenza dimostrata dal loro versamento sia perché non è stata proposta alcuna istanza di rimborso.

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