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Compensi all’avvocato motivati

Non è affatto vero che dopo l’addio alle tariffe forensi il giudice penale non debba più motivare sul compenso al patrono di parte civile. Anzi, anche in sede di patteggiamento, la liquidazione delle spese di giustizia deve dar conto della natura e della complessità rispetto all’attività svolta dal difensore. E la spiegazione deve essere ancora più approfondita in caso di scostamento dai parametri medi di cui al decreto ministeriale. È quanto emerge dalla sentenza 29934/14, pubblicata l’8 luglio dalla quinta sezione penale della Cassazione.

Natura di condanna. Il ricorso dell’imputato è accolto contro le conclusioni del sostituto procuratore generale, che chiedeva addirittura l’inammissibilità. Il punto è che il giudice nel liquidare le spettanze dell’avvocato si limita a enunciarne l’entità soltanto nel dispositivo della sentenza e senza indicare i parametri cui si è attenuto nella sua valutazione. Va ricordato in proposito che la domanda di rifusione delle spese processuali avanzata dalla parte civile nell’ambito del processo instaurato nelle forme di cui all’articolo 444 Cpp è estranea all’accordo che intercorre tra il pubblico ministero e l’imputato e che il giudice è tenuto a provvedere alla richiesta con una pronuncia che ha natura formale e sostanziale di «condanna»: non c’è dubbio che su questo capo della sentenza la parte interessata (imputato o parte civile che sia) è legittimata a formulare i rilievi attinenti alla pertinenza delle voci di spesa, alla loro congruità, alla loro documentazione.

Liquidazione opportuna. L’abrogazione delle tariffe forensi non ha certo cancellato l’onere della motivazione, l’ha solo spostato su altri riferimenti. Con la deregulation introdotta del Cresci Italia, il decreto legge 1/2012, e i successivi decreti ministeriali bisogna tenere conto di una serie di questioni: dalla gravità del procedimento o del processo, delle contestazioni e delle imputazioni, al pregio dell’opera prestata, fino al numero e all’importanza delle questioni trattate; non bisogna dimenticare poi l’eventuale urgenza della prestazione, i risultati del giudizio e i vantaggi, anche civili e non patrimoniali, ottenuti dal cliente. È vero: i parametri forensi contenuti nel decreto ministeriale costituiscono valori non vincolanti per il giudice, ma quando il magistrato ritiene di doversene discostare deve illustrare le ragioni per cui lo ha deciso nel caso concreto, spiegando come arriva a un più corretto adeguamento del compenso liquidato all’effettivo contenuto della prestazione professionale. Tutto ciò nel caso specifico manca e dunque la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente alla liquidazione delle spese sostenute dalla parte civile al cui pagamento ha condannato l’imputato. Parola al giudice del rinvio.

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