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Compensazioni tutte col visto

Visto di conformità per tutte le compensazioni superiori a 15 mila euro. L’obbligo non sarà limitato all’ambito dei crediti Iva ma esteso a quelli relativi alle imposte sui redditi, relative addizionali e ritenute alla fonte, imposte sostitutive e irap.

Una stretta decisa (ieri contestata dalla Lapet) che potrebbe però presentare delle complicazioni di non facile soluzione sia per i contribuenti interessati dalle compensazioni che per i professionisti chiamati ad apporre la «conformità». Il disegno di legge di stabilità estende parzialmente la regola oggi prevista in ambito Iva ad ogni altro comparto impositivo, stabilendo la possibilità di compensazione per i crediti di maggior importo solo in seguito al rilascio del visto di conformità. L’ambito applicativo è identico a quello già conosciuto con riguardo all’imposta sul valore aggiunto prevedendosi che la compensazione sarà possibile per crediti di importo superiore a 15 mila euro solo a fronte di una dichiarazione che presenti l’attestazione del rilascio del visto di conformità (o la firma del soggetto che esercita il controllo contabile).

Non è stata invece prevista la regola vigente nel mondo Iva che per crediti superiori ad un certo importo (oggi 5 mila) è necessario prima di compensare la presentazione della dichiarazione. Presumibilmente ciò in quanto i tempi per la presentazione del modello unico (modello da cui dovrebbero scaturire la maggior parte dei crediti oggetto delle nuove restrittive regole in tema di compensazione) non possono essere abbreviati come invece è stato previsto per la dichiarazione Iva almeno nel caso in cui dalla stessa emerga una eccedenza d’imposta, proprio per evitare inconvenienti troppo penalizzanti per i soggetti con eccedenze d’imposta e con la volontà di compensarle con debiti tributari o contributivi di altra natura.

Con riguardo ai soggetti che hanno la possibilità di apporre il visto in prima battuta sono indicati i responsabili dei centri di assistenza fiscale ma poi si indicano come alternativa, così come già avviene oggi per il comparto Iva anche i dottori commercialisti ed esperti contabili, i consulenti del lavoro nonché i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle Cciaa in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.

Le regole sono quindi sostanzialmente simili a quelle già previste nel comparto Iva ma non si può sottovalutare la differenza sostanziale che potrebbe esistere tra il rilascio di un visto relativo al comparto delle imposte dirette. Il tutto collegato ai rischi sanzionatori che sono anche in questo caso previsti facendo riferimento all’art. 39, comma 1 lett. a) del dlgs 241/97.

Come già chiarito dalla prassi in tema di Iva il riferimento principale per individuare l’ambito dei controlli dovrebbe desumersi dalla circolare 34 del 1999 da cui ne consegue che gli stessi dovrebbero sostanziarsi nel:

a) riscontro della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze della relativa documentazione e alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, lo scomputo delle ritenute d’acconto;

b) la verifica della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi;

c) la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione;

d) l’attestazione della congruità dell’ammontare dei ricavi dichiarati a quelli determinabili sulla base degli studi di settore ovvero l’attestazione di cause che giustificano l’eventuale scostamento.

Pur rimanendo in attesa dei necessari chiarimenti sul punto a prima vista pare difficile assimilare la difficoltà di controlli di questo tipo se effettuati in ambito Iva o in ambito delle imposte dirette. Il compito in questo secondo comparto impositivo sembra ben più arduo a meno che lo stesso non sia poi specificato avente una carattere meramente (e assolutamente) formale.

Ma se così fosse potrebbe anche sorgere il dubbio dell’utilità di questa nuova stretta che potrebbe anche rischiare di non portare ai risultati sperati.

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