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Compensazioni limitate tra «ex»

La quota del mutuo per la casa in comproprietà non si può compensare con l’assegno di mantenimento dovuto dal coniuge separato. Lo ha affermato il tribunale di Caltanissetta (giudice Insinga) con un provvedimento del 6 febbraio 2014, nell’ambito di una procedura esecutiva promossa dal marito nei confronti della moglie, in base all’ordinanza presidenziale emessa nel giudizio di separazione.
La vicenda
Nel caso esaminato dal giudice, i coniugi erano stati autorizzati a vivere separati e l’abitazione familiare era stata assegnata alla moglie che vi avrebbe dovuto convivere con la figlia. L’appartamento era stato acquistato da entrambi i coniugi grazie a un mutuo; il contratto di finanziamento era stato stipulato solo dal marito che pertanto aveva assunto l’obbligo di versare le rate all’istituto bancario. I coniugi avevano però concordato di suddividere tra loro al 50% l’importo. Di questo accordo aveva tenuto conto il presidente del tribunale, che aveva stabilito a carico del marito l’obbligo di versare un assegno alla moglie per il mantenimento della figlia e a carico della moglie l’obbligo di corrispondere al marito una somma pari alla metà della rata del mutuo per la casa coniugale.
L’uomo, però, ritenendo che la ex coniuge non avesse adempiuto all’obbligo, aveva utilizzato l’ordinanza presidenziale come titolo esecutivo e le aveva notificato un precetto di pagamento per l’importo di tutte le quote del mutuo da lei non corrisposte. La donna aveva allora proposto opposizione alla procedura esecutiva e ne aveva chiesto la sospensione. Secondo l’opponente, il credito si doveva compensare con il controcredito, da lei vantato, per il contributo al mantenimento della figlia e derivante dallo stesso titolo (l’ordinanza presidenziale). Inoltre, le somme precettate dovevano comunque essere ritenute inesigibili perché il coniuge separato non le aveva esibito le ricevute di pagamento relative alle rate, oggetto dei suoi precedenti versamenti, inibendo così ogni verifica circa l’effettivo adempimento nei confronti della banca mutuante.
La decisione
La prima doglianza è stata ritenuta infondata dal tribunale, che non considera sufficiente, ai fini della compensazione, il fatto che il credito e il controcredito siano fondati sul medesimo titolo. L’assegno di mantenimento, sebbene erogato alla moglie, ha come effettiva beneficiaria finale solo la figlia; la donna non potrebbe pertanto portarlo in compensazione con il debito relativo al versamento della quota del mutuo, che grava esclusivamente su di lei e che ha diversa natura. Peraltro, l’assegno di mantenimento, assumendo profili di obbligazione alimentare, è da considerarsi impignorabile e come tale insuscettibile di essere portato in compensazione.
Il tribunale ha però in parte accolto l’opposizione, sospendendo la procedura esecutiva, con riguardo all’eccezione di inesigibilità delle somme, riqualificandola come eccezione di inadempimento. Il versamento del 50% della rata in capo alla moglie deriva da un accordo tra le parti funzionalmente collegato al contratto di mutuo stipulato tra il marito e la banca. Per questo la donna aveva diritto di chiedere e di ottenere dal coniuge separato l’attestazione dei versamenti delle rate precedenti, per le quali aveva corrisposto la sua quota; la documentazione richiesta non era stata mai inoltrata alla donna, che per questo inadempimento poteva legittimamente sospendere i pagamenti delle sue quote.

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