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Compensazioni Iva, stop al tetto

Il limite annuale previsto per l’utilizzo in compensazione orizzontale del credito Iva è contrario alla normativa comunitaria e il giudice interno è tenuto a disapplicarlo. È quanto affermato dalla Ctr Veneto con la sentenza 136/5/2017 del 19 gennaio scorso (presidente Rosin, relatore Chini).
L’Agenzia di Vicenza emetteva nei confronti di una società un atto impositivo contestando per l’anno 2009 l’utilizzo in compensazione del credito Iva oltre il limite annuale fissato dalla legge (allora pari a 516.456,90 euro, oggi elevato a 700mila euro). Ne conseguiva il recupero dei maggiori importi utilizzati, oltre a interessi e sanzioni pari al 30% dell’eccedenza.
Il contribuente impugnava l’atto impositivo lamentando, tra l’altro, che il limite annuale alla compensazione orizzontale del credito Iva è contrario alle norme Ue. La Ctp rigettava il ricorso, ma il verdetto veniva ribaltato in appello.
La Ctr, accogliendo la tesi del contribuente, conferma che secondo la Corte di giustizia Ue (di cui sono richiamate le cause C-78/00, C-25/07 e C-274/10) la norma di uno Stato membro che non permette all’impresa una immediata fruizione, anche tramite compensazione, della totalità del credito Iva, stabilendo un limite massimo e obbligandola al riporto della differenza negli esercizi successivi, viola la direttiva Iva. In altri termini, la normativa interna a uno Stato membro che impone ai soggetti passivi il riporto parziale o totale dell’eccedenza a credito al periodo d’imposta successivo viene meno agli obblighi fissati dalla disciplina armonizzata Iva.
Pertanto, al giudice tributario è fatto obbligo di disapplicare il limite alla compensazione orizzontale del credito Iva ogniqualvolta il fisco ne invochi gli effetti.
In linea con i giudici veneti si erano già espresse in passato altre commissioni di merito (Ctr L’Aquila 45/5/2012, Ctr Milano, 3047/30/2014).
Tuttavia, pochi giorni fa la stessa Corte di giustizia Ue è intervenuta sulla questione nell’ambito di una richiesta di interpretazione della normativa comunitaria, effettuata dalla Ctp di Torino (causa C-211/16, si veda Il Sole 24 Ore del 17 marzo). In quella sede, la Corte pare essersi espressa in senso opposto, confermando la legittimità del “tetto” alla compensazione previsto dalla legge italiana. È vero però che i giudici comunitari hanno chiaramente affermato di essersi espressi sul tema “in astratto”, non potendo, sulla base degli atti di causa, entrare nel merito della questione, e stabilendo che:
se la soglia per la compensazione sia necessaria e permetta di conseguire efficacemente le finalità per cui è stata introdotta (vale a dire la lotta all’evasione fiscale);
se tale limitazione pregiudichi gli obiettivi e i principi comunitari in materia di Iva, tenuto conto di tutte le possibilità di rimborso contemplate dalla normativa italiana. Sotto questo profilo, un impatto non trascurabile potrebbe avere la “stretta” contenuta nella manovra correttiva annunciata dal Governo (obbligo di visto di conformità per tutte le compensazioni orizzontali superiori a 5mila euro).
Peraltro, il limite annuale si applica alla compensazione orizzontale tra debiti e crediti di diversa natura (imposte e contributi), non solamente all’Iva. Pertanto, se fosse confermata l’illegittimità della soglia per contrasto con la normativa comunitaria Iva, ci troveremmo di fronte ad una compensabilità “a due velocità” in base alla tipologia di credito utilizzato.

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