Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Compensazioni Iva pericolose

di Debora Alberici  

Scatta il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sull'intero capitale sociale e su tutti gli immobili nel caso di indebita compensazione Iva attraverso il modello F24, se il finto credito è pari all'ammontare dei possedimenti dell'impresa.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 24165 del 16 giugno 2011, ha respinto il ricorso dell'amministratore di fatto di un'azienda che si era visto confiscare tutti i beni e l'intero capitale sociale perché aveva chiesto un'indebita compensazione Iva (per crediti inesistenti), omettendo il versamento delle imposte per un ammontare pari a un milione di euro.

«Quanto alla legittimità e alla pertinenza del vincolo reale», spiega Piazza Cavour, «il tribunale di Brescia ha correttamente esposto che si trattava di un sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria per equivalente del capitale sociale e dei beni aziendali riconducibili alla srl, ai sensi degli articoli 323-ter c.p. e 10-quater del dlgs 74/2000, fino alla concorrenza di un milione di euro pari all'ammontare dei tributi evasi».

Ma non è ancora tutto.

Nell'ambito della stessa inchiesta la misura cautelare è stata emessa anche nei confronti dei beni del professionista che aveva assistito il gruppo di azienda nell'operazione illecita. In particolare con la sentenza numero 24166, depositata sempre ieri, la terza sezione penale ha chiarito che sono soggetti a confisca per equivalente gli immobili e l'auto del commercialista che ha ideato l'indebita compensazione Iva per conto dell'impresa della quale è consulente fiscale.

La Suprema corte di cassazione ha così confermato la confisca per equivalente nei confronti di un commercialista che aveva partecipato a un'associazione per delinquere finalizzata a un'indebita detrazione Iva per un ammontare pari al un milione di euro. Mentre nell'ambito della stessa inchiesta alla società erano stati sequestrati tutti i beni e l'intero capitale sociale.

Il professionista aveva impugnato il provvedimento sostenendo di essere un soggetto terzo rispetto alla maxi evasione e truffa ai danni dello stato. Ma questa giustificazione non ha convinto né il tribunale di Brescia né gli Ermellini che hanno reso il sequestro preventivo degli immobili e di due auto, definitivo.

«Quanto alle indebite compensazioni effettuate dal gruppo» il consulente fiscale «non si era limitato a svolgere la sua attività professionale, ma era stato l'ideatore dell'utilizzo dell'illecito dei meccanismi di cui al modello F24, concorrendo consapevolmente alla realizzazione delle indebite compensazioni».

C'è di più. Ieri, con una terza sentenza la numero 24169, gli Ermellini, intervenendo ancora una volta sullo stesso caso, hanno previsto condanne più severe quando dalla frode fiscale il contribuente consegue un vantaggio «extratributario». Infatti questo reato concorre con la truffa ai danni dello stato.

Insomma i giudici del Palazzaccio hanno ha chiarito, questa volta, come il rapporto di specialità fra frode fiscale e truffa ai danni dello stato cade «nel caso in cui dalla condotta di frode derivi un profitto ulteriore e diverso rispetto alla evasione tributaria; in questo caso, i reati concorrono non sussistendo rapporto di specialità tra le due norme, in quanto l'ulteriore evento di danno che l'agente si prefigura non inerisce al rapporto fiscale».

In questa decisione uno dei tre imputati, tuttavia, ha ottenuto l'annullamento con rinvio del sequestro dei suoi beni per un vizio di motivazione della decisione presa dal tribunale.

Da tutta questa vicenda, anche se la Cassazione non ne fa menzione perché affronta i tre casi separatamente (con tre motivazioni e sentenze diverse) emerge chiaramente che ciascun concorrente nell'indebita compensazione risponde con i propri beni per l'intero importo della frode fiscale. E infatti è ormai un orientamento consolidato quello della Suprema corte secondo cui «nell'ipotesi di illecito commesso da una pluralità di soggetti, deve applicarsi il principio solidaristico che informa la disciplina del concorso delle persone nel reato, implicando l'imputazione dell'intera azione delittuosa e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente, per cui, una volta perduta l'individualità storica del profitto illecito, la confisca per equivalente può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti per l'intera entità del profitto, non essendo esso ricollegato all'arricchimento personale di ciascuno dei correi, ma alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell'illecito».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

TORINO — La produzione della 500 elettrica ferma i contratti di solidarietà nel polo torinese, tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non deve essere imputata la società unipersonale. Non sulla base del decreto 231. In questo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora al palo la corsa agli aumenti di capitale agevolati dall’articolo 26 del Dl 34/2020...

Oggi sulla stampa