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Compensazioni Iva da marzo

Dal mese prossimo, via libera alla compensazione orizzontale del credito Iva 2012 oltre l’importo di 5 mila euro: a partire dal 16 marzo sarà infatti possibile compensare il credito «sopra soglia», purché il contribuente trasmetta la dichiarazione annuale Iva 2013 entro la fine di febbraio; oltre il predetto importo, infatti, la compensazione è effettuabile dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

Il modello F24 dovrà essere trasmesso esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’agenzia delle entrate (anche se non sono chiare le conseguenze dell’eventuale inosservanza di questo obbligo, qualora non intercettata dal sistema informatico dell’intermediario finanziario). Se si intende compensare un importo superiore a 15 mila euro, è inoltre necessario che la dichiarazione annuale rechi il visto di conformità, oppure la sottoscrizione dei componenti dell’organo di controllo contabile della società.

Un esempio

Tutto questo in base ai vincoli sulla compensazione dei crediti Iva introdotti dal dl n. 78/2009; vincoli che non si applicano, però, alle compensazioni c.d. «verticali» (o «interne»), ossia quando il credito Iva dell’anno precedente viene utilizzato in pagamento di un debito Iva di una liquidazione successiva, anche quando tale compensazione, che potrebbe effettuarsi all’interno della contabilità, transiti invece attraverso il modello F24 per una scelta del contribuente. Per esempio, il contribuente che ha chiuso l’anno 2012 con un credito di 150 mila euro riportato a nuovo nell’anno successivo, e per il mese di gennaio 2013 ha contabilizzato Iva sulle operazioni attive per 40 mila euro e Iva detraibile per 23 mila euro, può liberamente decidere se compensare il debito del periodo di competenza (17 mila euro) utilizzando nella stessa liquidazione periodica il credito dell’anno precedente, in modo da azzerare il risultato della liquidazione del mese di gennaio, oppure se effettuare tale compensazione attraverso il modello F24 (in modo da poter controllare meglio l’utilizzo del credito riportato a nuovo) e presentare, quindi, una delega di pagamento indicante Iva a debito versata, codice tributo 6001 anno 2013, di 17 mila euro e Iva a credito compensata, codice tributo 6099 anno 2012, di 17 mila euro. Nel secondo caso, la compensazione («verticale») è dunque una mera scelta operativa del contribuente e non soggiace né ai vincoli del dl n. 78/2009, richiamati prima, né al tetto massimo di 516.456,90 euro per anno solare che la legge fissa per le compensazioni orizzontali e per i rimborsi con procedura semplificata.

Verticale e orizzontale

È bene richiamare l’attenzione sul fatto che non può considerarsi «verticale» la compensazione che, pur avendo ad oggetto crediti e debiti dello stesso tributo, non può operarsi se non attraverso il modello F24: per esempio, se si utilizza un credito sorto successivamente (il credito dell’anno 2012) per effettuare il pagamento di un debito anteriore (il saldo relativo al 2011), tale compensazione non si qualifica «verticale», bensì «orizzontale», sicché soggiace a tutti i predetti vincoli e limitazioni.

Può accadere che dopo avere presentato la dichiarazione annuale nel mese di febbraio, al fine di poter compensare il credito «sopra soglia» dal 16 del mese successivo, il contribuente si trovi poi nella necessità di dover correggere la dichiarazione presentando, entro il termine di scadenza, una seconda dichiarazione «correttiva nei termini» (in proposito, si è dell’avviso che debba così qualificarsi non soltanto la seconda dichiarazione presentata entro il 30 settembre 2013, ma anche quella presentata nei novanta giorni successivi a tale termine). In tale eventualità, atteso che la seconda dichiarazione sostituisce la prima, potrebbe sorgere il dubbio che le compensazioni «sopra soglia» effettuate sulla base della prima dichiarazione divengano irregolari per violazione del vincolo di preventiva dichiarazione. Il dubbio è stato però fugato dalla circolare n. 16/2011 dell’agenzia delle entrate, nella quale, in relazione ad un’ipotesi simile, è stato chiarito che sono fatte salve le compensazioni operate in base alla prima dichiarazione e già accettate dal sistema (nella stessa occasione, l’agenzia ha sottolineato che, ai fini della compensazione di importi superiori a 15 mila euro, anche la dichiarazione sostitutiva deve contenere il visto di conformità).

Effetti di correzione

È tuttavia evidente che se la dichiarazione correttiva riduce il credito originario già utilizzato in compensazione, l’eccedenza compensata rispetto al credito risultante dalla seconda dichiarazione integra la violazione di compensazione di un credito inesistente, punibile con la sanzione dal 100 al 200%. Se però questa violazione viene spontaneamente regolarizzata dal contribuente attraverso il ravvedimento operoso, la sanzione da prendere in considerazione per il calcolo delle riduzioni previste dall’art. 13, dlgs n. 472/97 è quella più mite del 30%, come chiarito dall’agenzia delle entrate con la circolare 18/2011 in base a un’interpretazione sistematica delle disposizioni di riferimento, in particolare quelle concernenti la liquidazione automatica delle dichiarazioni, contenute nell’art. 54-bis del dpr 633/72, e quelle concernenti la sanzione applicabile dall’amministrazione nell’ambito di tale attività.

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