Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Comodato sì, ma non precario

La concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario non costituisce un comodato precario, ma un contratto a termine. Di conseguenza il comodante o i suoi eredi non possono svincolarsi liberamente dal contratto prima del «fine vita» del comodatario, salvo il caso in cui ricorrano gravi motivi. Lo ha stabilito la terza sezione civile della Corte di cassazione con la sentenza n. 6203, del 18 marzo 2014.

Nel caso concreto due conviventi hanno stipulato un contratto di comodato per un immobile. Il convivente proprietario ha pattuito con il suo partner la cessione del godimento gratuito del bene «vita natural durante». E tuttavia, in fase di esecuzione, la convivenza è venuta a mancare, e il comodatario – ancora nel possesso dell’immobile – si è visto citare in giudizio dal comodante per ottenere il rilascio dell’immobile e la condanna al pagamento degli oneri condominiali a carico del convenuto.

Il processo di primo grado si è concluso col rigetto della domanda attorea. Secondo il tribunale, infatti, il contratto intervenuto dalle parti doveva qualificarsi come comodato a termine, sicché – in applicazione degli artt. 1809, 1810 e 1811, cod. civ. – la cessazione degli effetti del negozio non potevano discendere dalla semplice richiesta del comodante né dal – pure eccepito – grave inadempimento del comodatario, come invece previsto per il caso di comodato senza termine.

Di tutt’altra opinione è stata la Corte d’appello, adita in sede di gravame dal comodante soccombente in primo grado, per ottenere la riforma della decisione pronunciata dal tribunale. L’appellante ha insistito sulla diversa qualificazione del contratto, facendo leva sulla denominazione prescelta dai contraenti in sede di stesura dell’accordo (recante «Contratto di comodato gratuito a tempo indeterminato»); elemento testuale da cui trarre – con estrema chiarezza – la disciplina di riferimento, quanto alla fase patologica o conclusiva del rapporto giuridico.

La Corte territoriale, in riforma della prima decisione, ha accolto la domanda del comodante e condannato parte convenuta al rilascio dell’immobile assieme al pagamento di tutte le spese relative agli oneri indebitamente sostenute, per il comodatario, dal comodante.

La lite è, da ultimo, pervenuta all’attenzione della Suprema corte cui si è rivolto in ultima istanza il comodatario, insistendo per l’annullamento della sentenza della Corte del gravame e, di converso, per la conferma del pronunciamento (favorevole) del giudice di primo grado.

Gli Ermellini, nel pronunciarsi sulla questione, sono tornati ad occuparsi della sottile linea di confine che separa il contratto di comodato precario (cioè a tempo indeterminato) e quello a tempo determinato, sottolineando l’assoluta trascurabilità della qualificazione formale indicata dai contraenti rispetto alla sostanza contenutistica del contratto.

La Corte, nel ritenere fondato il ricorso, ha affermato come laddove le parti del contratto di comodato utilizzino, quale parametro di riferimento per la durata degli effetti del regolamento, la vita del comodatario deve assumersi concluso un comodato a termine, e non già un contratto precario. In altri termini, la concessione in comodato di un immobile per tutta la vita del comodatario costituisce un contratto a termine, di cui è certo l’an ed è incerto il quando, e a fronte del quale il comodante o i suoi eredi possono svincolarsi dal contratto soltanto nelle ipotesi descritte dagli artt. 1804, comma 3, 1809 e 1811 cod. civ. Spiegano i giudici del Palazzaccio che «con l’inserimento di un elemento accidentale quale l’individuazione di una precisa durata (in questo caso, la massima durata possibile, coincidente con la vita della beneficiaria), il comodante sceglie liberamente, d’accordo con il comodatario, di inserire nel contratto un elemento accidentale – il termine appunto – che limita la sua possibilità di recuperare quando lo ritiene opportuno la disponibilità materiale dell’immobile e al contempo rafforza la posizione del comodatario, garantendogli il godimento di quell’immobile per tutto il tempo individuato con la fissazione del termine, e sottraendolo al rischio di subire il recesso ad nutum».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa