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Como lancia «l’artigiano tecnologico»

COMO
L’industria comasca cerca nelle connessioni la competitività necessaria per crescere e affrontare la quarta rivoluzione industriale. Un “rinascimento dell’artigiano tecnologico”, come l’ha definito ieri, il neopresidente di Unindustria Como, Fabio Porro durante l’assemblea degli associati. L’orgoglio di essere imprenditori, rivendicato dal presidente, deve essere accompagnato alla consapevolezza che le singole aziende non possono affrontare da sole le nuove sfide. Servono alleanze; sinergie tra imprese, ma soprattutto nell’education e nella tecnologia.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha ricordato ieri, in quest’ottica, che «si può diventare grandi anche restando piccoli, investendo nella filiera e nelle reti». La direzione di marcia deve essere però la stessa: quella di «un’industria ad alto valore aggiunto, ad alta produttività, ad alto investimento, che non dimentichi la responsabilità sociale».
Il tema infrastrutturale è cruciale: il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha promesso ieri di volere completare l’autostrada Varese-Como-Lecco e di pensare al centro lariano come eventuale capitale di un “cantone” nel futuro ridisegno delle province. Il punto di partenza per rilanciare la competitività è però, secondo Porro, la formazione dei giovani. Nella sua relazione Porro ha sottolineato con forza la necessità di riprogettare la presenza universitaria su Como. «Il progetto del campus – ha detto – è stato accantonato per mancanza di intervento pubblico. Il Politecnico di Milano ha così drasticamente cambiato la sua strategia dei poli locali portando a Milano numerosi corsi». Unindustria non ci sta al «tramonto di un’idea vincente: la competitività di un territorio basata sullo stretto rapporto tra il sapere e il sapere fare; tra scuole, università e imprese» e punta all’eccellenza e all’attrazione di capitale umano. Il passo successivo è legare le facoltà universitarie al mondo delle imprese e della ricerca. «Comonext – ha detto Porro – potrebbe rappresentare l’hub ideale per saldare questo legame in ambito tecnologico: è un incubatore che nulla ha da invidiare a quelli stranieri, con decine di start up innovative nate» al suo interno. È un esempio virtuoso anche Comon, progetto giunto alla nona edizione, che ad oggi ha portato nelle aziende comasche oltre 150 giovani delle migliori università di stile europee, con l’obiettivo di contribuire all’internazionalizzazione del distretto tessile locale. L’obiettivo è aiutare le imprese a competere in una nuova dimensione.
Crescere è fondamentale: «È il paese -–ha sottolineato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia – che deve avere l’ossessione della crescita». Una convinzione confortata dai numeri sull’economia italiana illustrati dal vicepresidente di Fondazione Edison, Marco Fortis, che ha evidenziato come la gran parte delle esportazioni si concentra nelle imprese di maggiori dimensioni. Per questo motivo Boccia ha evidenziato la necessità di «fare i conti» con le potenzialità dell’industria italiana: «La nostra forza è la manifattura – ha detto –le medie di settore non significano più nulla e neanche le definizioni macroenomiche. Dobbiamo dare al paese un’idea di politica economica che ci riposizioni, per giocare un partita da paese industriale. Il punto non è dove siamo, ma dove potremmo essere. Serve una politica economica che parta dall’offerta, intercetti le rotte dell’export e da lì giunga al mercato interno» e per questo motivo «si deve intervenire sui fattori di competitività e non sui settori».
Oltre che con il governo, i principali assi di dialogo da innestare sono quelli con i sindacati e con le banche. «Le relazioni industriali devono diventare un fattore di competitività del paese», ha precisato Boccia, sottolineando che se la produttività è la grande sfida per il rilancio della competitività delle imprese italiane, allora il governo deve preoccuparsi di promuovere una politica fiscale che detassi i premi di produzione. Per quanto riguarda invece le banche, Boccia ha evidenziato la necessità di aprire una nuova stagione che vada “oltre Basilea”, introducendo nelle analisi del credito anche elementi qualitativi.

Matteo Meneghello

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