Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Commissioni d’inchiesta pericolose

Affidare la giustizia (con la g minuscola, quella di un caso concreto) alla Politica è un ossimoro. Donald Trump non sarà colpevole o innocente sol perché lo deciderà il senato degli Stati Uniti e le banche italiane non saranno virtuose o associazioni a delinquere sol perché così dirà la Commissione parlamentare banche. Lotta politica è: maldicenze, ricatti, vero e falso utilizzati come clave a seconda della bisogna. A questa gente non si dovrebbe affidare nemmeno una lite di condominio.

La storia di Elio Lannutti, senatore della Repubblica, ne è un esempio evidente. Il suo curriculum è perfetto per un investigatore-giudice in materia bancaria. Si legge su Wikipedia: Laurea in Sociologia con indirizzo economico. Impiegato presso il Banco di Roma per 15 anni. Fondatore dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi), della quale è stato presidente fin dalla fondazione. Giornalista pubblicista per importanti testate su temi bancari e finanziari, in particolare su quelli riguardanti la tutela dei diritti dei consumatori-utenti.

Ha frequentato la materia, certamente; almeno più della massa di ciondolanti politici ex disoccupati. Altrettanto certamente, è sbilanciato a tutela dei cittadini e contro le banche. Ma questo, per un qualsiasi pm cacciatore specializzato di una determinata selvaggina (io perseguitavo evasori, bancarottieri, corrotti e corruttori; altri colleghi, i politici specializzati nel mercimonio della loro attività) è del tutto naturale: tanto poi c’è il giudice.

Qui il problema è che le commissioni parlamentari sono insieme pm e giudici, investigano, accusano e condannano o assolvono: tutto nel superiore interesse … della fazione a cui appartengono i parlamentari che le compongono (scelti nello scrupoloso rispetto del manuale Cencelli). Sicché queste commissioni sono semplici padelle di aria fritta. Però questo non è colpa di Lannutti.

Lo vogliono far fuori per «conflitto di interessi»: il figlio lavora presso una filiale della Banca Popolare di Bari. Lannutti dice che è un semplice impiegato, è incaricato delle relazioni con il pubblico; altra fonte parla di uno stipendio di 1.700 euro mensili. Informazioni più precise non ne ho trovate. Fosse così, rientreremmo in pieno in quella palude connaturata alla politica di cui ho parlato all’inizio: tutto serve per far fuori l’avversario. Davvero un impiego da quattro soldi di un familiare può essere motivo di conflitto di interessi? Quindi un politico, con figlio commesso in una salumeria, dovrebbe astenersi dal votare una legge che facesse obbligo ai padroni salumieri di corrispondere un’indennità di rischio ai dipendenti che, maneggiando carne di maiale, potrebbero ammalarsi di peste suina? Ma dai.

Il problema è un altro. Lannutti sarà anche esperto di banche e banchieri. Ma le sue capacità di discernimento sembrano scarse assai. Uno che confida nell’affondamento delle navi delle Ong finanziate da George Soros e altri ideologi della sostituzione etnica. Uno che crede nel piano Kalergi (un fantomatico piano di invasione dell’Europa da parte delle popolazioni asiatiche e africane). Uno che sostiene che il sistema bancario internazionale è controllato dal Gruppo dei Savi di Sion, come risulta dai Protocolli dei medesimi (falso clamoroso, diffuso nell’Impero russo all’inizio del XX secolo, con l’obiettivo esplicito di suscitare odio razziale verso la popolazione ebraica). Uno che crede negli «Illuminati», nei complotti della famiglia Rothschild. Uno che è antivaccini e che declama «le aziende farmaceutiche, aduse a pagare ed a corrompere per realizzare disegni criminosi sulla pelle degli ammalati, riescono a trovare sponde istituzionali». Uno che sostiene che il medico Roberto Burioni, strenuo difensore delle vaccinazioni, sarebbe iscritto alla comunione massonica del Grande Oriente d’Italia (vero o no, non lo so; ma chi se ne frega; eccelso scienziato è e rimane, che sia iscritto alla massoneria, al Rotary o alla bocciofila del suo paese). Uno che gli manca solo di proclamarsi terrapiattista e preoccupato delle scie chimiche (tutte informazioni, salvo quest’ultima, ricavate da Wikipedia e mai smentite). A uno così non gli si dovrebbe affidare nemmeno la guardiania di un garage, sia mai che spari a qualcuno mascherato per Halloween, convinto che si tratti di uno zombie vero. E gli volete affidare la carica di presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario?

Ma in fondo, perché no? Ai miei tempi, quando indagavo sulle tangenti asseritamente percepite da Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino in occasione dell’acquisto, da parte di Telecom Italia, di un pacchetto di azioni di Telekom Serbia (tutto archiviato), il parlamento (governo Berlusconi) costituì una commissione parlamentare di inchiesta. Presidente l’avvocato Enzo Trantino. Avvocato, come ho detto. Il che non impedì ad alcuni parlamentari che la componevano di recarsi, in incognito, in Svizzera e pretendere di acquisire documenti conservati in un ufficio pubblico di Lugano. Vennero beccati per via del «lei non sa chi siamo noi» trucemente detto all’impiegato che si rifiutava di consegnarglieli. Arrestati, vennero sollecitamente riaccompagnati alla frontiera. In Procura a Torino stanno ancora ridendo.

In ogni modo, a parte questo gustoso e significativo episodio, la relazione finale fu insolita: la prefazione, redatta dal suddetto avvocato, si dilungò sulle accertate responsabilità dei tre indagati; la seconda parte, con l’esposizione dei fatti e delle prove acquisite -redatta da un magistrato, per grazia di Dio preso in forza dalla Commissione come consulente-, concluse che non c’era stata alcuna condotta illecita.

I lupi perdono il pelo ma non i vizi; e anche i politici restano uguali a se stessi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Mentre Intesa Sanpaolo corona l’acquisizione di Ubi prepara già un futuro europeo, prossimo e poc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A seguito del protocollo di collaborazione siglato con Sace per sostenere la liquidità delle impres...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo 12 anni ininterrotti al timone (e 18 nella banca), Victor Massiah lascia il comando di Ubi. Le ...

Oggi sulla stampa