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Commissioni banche, pressing Abi

di Rossella Bocciarelli e Marco Rogari

Tre incontri con gli stati maggiori di Pdl, Pd e Udc. Sono quelli che attendono questa mattina il presidente dell'Abi. Ma in realtà l'iniziativa politica di Giuseppe Mussari era iniziata con una lettera indirizzata a tutti i partiti, di maggioranza e opposizione, con la richiesta di «un confronto sulle ragioni generali del paese e di quelle specifiche delle banche italiane». L'attuale situazione economica e l'attività dell'industria bancaria nazionale – spiega Mussari – «richiede, a nostro avviso e al di là delle singole occasioni di incontro, la necessità di un confronto urgente, serrato e a tutto campo con le forze politiche maggiormente rappresentate in Parlamento». Da parte sua il governo attende l'iniziativa parlamentare: il vice ministro Vittorio Grilli ha detto che il problema delle commissioni «è complesso. Lo stesso Parlamento lo sta ripensando. Stiamo attendendo nuove proposte».
Obiettivo dello scambio di opinioni, scrive ancora il numero uno dell'Abi, è «ragionare sull'attuale situazione delle banche italiane e sulla loro natura e sul loro modello di attività, concentrato quasi esclusivamente sui finanziamenti alle famiglie e alle imprese». Va da sé che nella discussione con Alfano, Casini e una rappresentanza del Pd, oltre alle questioni di fondo si parlerà di un tema di attualità, per cosi dire "bruciante", visto che la legge di conversione del decreto liberalizzazioni entra in vigore al massimo tra dieci giorni. Si tratta della norma che azzera tutte le commissioni bancarie sugli affidamenti approvata al Senato in prima lettura, che così com'è, secondo le banche, potrebbe costare al sistema creditizio svariati miliardi l'anno e che ha portato alle dimissioni per protesta dell'intero comitato di presidenza dell'Abi (le dimissioni verranno presentate oggi agli organi dell'Associazione e con ogni probabilità saranno respinte). Intanto si continua a cercare una via di uscita legislativa che consenta di disinnescare gli effetti delle norme contenute nel decreto, in simultanea con l'entrata in vigore della sua legge di conversione che dovrebbe scattare, al più tardi, il 24 marzo. Un'operazione complicata che per riuscire richiederebbe una risposta compatta da parte di tutti i partiti che sostengono il Governo. Anche a causa del vincolo della "simultaneità", con il trascorrere delle ore sta perdendo quota l'ipotesi di ricorrere a un emendamento al decreto fiscale che ha da poco cominciato il suo cammino in Senato e che non potrebbe ottenere il via libera delle Camere prima della metà di aprile. L'ultima opzione è quella di una iniziativa parlamentare dei partiti che sostengono il Governo da "blindare" (magari anche attraverso un provvedimento d'urgenza) prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della legge sulle liberalizzazioni. Questo percorso consentirebbe al Governo di non muovere formalmente il primo passo lasciando agli stessi partiti che hanno proposto e votato lo stop alle commissioni sulle linee di credito il compito di individuare in prima battuta la via d'uscita. In caso di necessità l'Esecutivo provvederebbe poi a rendere lo strumento rapidamente operativo.
Due le possibilità nel caso fosse davvero questa l'opzione scelta: una proposta di legge firmata da Pdl, Pd e Terzo polo cui assegnare una corsia super-preferenziale per ottenere entro il 20-21 marzo il via libera di almeno un ramo del Parlamento, eventualmente da trasformare entro il 24 marzo in un provvedimento urgente; una risoluzione parlamentare degli stessi partiti, da approvare in tempi strettissimi, in cui si chiede l'immediato intervento dell'Esecutivo. L'impasse c'è ancora e sembra tutta politica, non solo perchè partiti di maggioranza e governo si rimpallano la responsabilità di un intervento che potrebbe scoprire il fianco a forti critiche dell'opposizione.
Ma anche perchè c'è chi, come ad esempio Alfano, intende far valere la questione banche e le difficoltà di accesso la credito per le piccole e medie imprese al vertice con Monti di domani sera, includendole tra i temi del confronto a tutto campo, dopo la riforma del mercato del lavoro e prima degli argomenti giustizia e Rai.

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