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Commissione sulle banche Casini presidente con i voti Pd

Ce l’ha fatta Pier Ferdinando Casini. Spetterà al leader centrista, già presidente della Camera, la guida della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario che segnerà le ultime battute della legislatura. Rispettando le attese della vigilia, che davano Casini in pole position, il presidente della Commissione Esteri del Senato (dalla quale si è subito dimesso), è stato eletto alla prima votazione raccogliendo 21 voti sui quaranta componenti, appena la maggioranza necessaria. Il voto è stato segreto, ma secondo le voci di Transatlantico, Casini ha incassato tutti i 15 voti del Pd, più i 2 del suo gruppo centrista, quello di Karl Zeller (autonomie) e altri tre voti sparsi a titolo personale.
Si è invece smarcato il centrodestra che ha fatto confluire i suoi consensi, insieme alla Lega e ai centristi di Scelta civica, sull’outsider Enrico Zanetti: a lui 9 voti. Affondata la candidatura di Bruno Tabacci, esperto del mondo finanziario, vicino a Pisapia e sul quale sarebbero confluiti i due voti di Mdp. Alzo zero dei Cinque Stelle che hanno votato il proprio candidato e hanno affidato a Beppe Grillo il primo urticante commento dal suo blog: «La nomina di Casini è un atto di guerra del Pd al Paese reale». Il leader dei Cinque stelle definisce il nuovo presidente «un conflitto d’interessi vivente » e ricorda il suo «legame familiare e politico con Caltagirone», azionista e vicepresidente di Mps fino al gennaio del 2012. La parola che circola tra i grillini è «insabbiamento », ma anche Zanetti definisce la vicenda«imbarazzante».
La nomina di Casini tuttavia viene ritenuta una soluzione dal carattere «istituzionale », sulla quale ha fatto convergere i propri voti l’intero Pd renziano, con il via libera di Gentiloni. L’assetto della Commissione dei Quaranta, destinata ad avere i poteri della magistratura ma a lavorare per soli due-tre mesi, si completa con due vicepresidenti: Brunetta di Forza Italia e il Pd Marino.
La partita che potrebbe giocarsi, in vista della campagna elettorale, sulla Commissione è enorme: i rischi di «insabbiamento » si contrappongono a quelli ugualmente pericolosi di wrestling o di tritacarne. Lo spettro possibile di indagine è assai vasto e in grado di toccare molti ambiti politici e finanziari. Si va dal crac della Etruria che ha toccato il papà di Maria Elena Boschi, alle banche venete in territorio leghista, fino alle vecchie aderenze dalemiane in Mps e al citato Caltagirone. Senza contare che siamo in vista della riconferma del governatore di Bankitalia Ignazio Visco e che la Commissione, in una eventuale versione hard, rischiava di diventare un gioco al massacro.
Casini fin dalle sue primissime dichiarazioni ha rassicurato tutti: «Guiderò senza timidezza, ma la Commissione non sarà un palco elettorale». L’organismo di inchiesta, che fece i suoi primi passi in Parlamento all’inizio dell’anno, comincerà a lavorare la prossima settimana. Oggi si riunisce l’ufficio di presidenza: primo compito cruciale: circoscrivere l’arco temporale di indagine.
ROBERTO PETRINI
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