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Commissione banche, sì unanime

Via libera definitivo all’unanimità (426 voti favorevoli) e con sole tre astensioni alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Il testo della legge approvato ieri dall’Aula di Montecitorio è identico a quello che aveva approvato mesi fa il Senato.
La Commissione verrà istituita in base a quanto prevede l’articolo 82 della Costituzione e procederà «alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le medesime limitazioni dell’autorità giudiziaria». Sarà composta da 20 senatori e 20 deputati nominati dai presidenti di Senato e Camera, dovrà concludere i propri lavori entro un anno e dopo sei mesi dal via dovrà presentare al Parlamento una relazione sullo stato dei lavori.
Sei i fronti di approfondimento sulle banche in crisi: dalle modalità di «raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati» ai criteri di «remunerazione dei manager». Si analizzerà poi la correttezza del collocamento al pubblico retail dei prodotti finanziari ad alto rischio. E si indagherà sulle forme di erogazione del credito ai clienti di particolare rilievo. Focus anche su struttura dei costi, ristrutturazione del modello gestionale e politica di aggregazione e fusione delle banche prese in esame nonché «l’osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nell’allocazione di prodotti finanziari, e degli obblighi di corretta informazione agli investitori». Ma oggetto dell’inchiesta sarà anche l’attività svolta dalla Vigilanza, e da questo punto di vista Bankitalia ha già assicurato piena collaborazione. Proprio quest’ultimo fronte merita un’attenzione tutta particolare vista anche la prossima scadenza del mandato del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a fine anno, un mandato rinnovabile (una sola volta) a discrezione del governo.
Secondo il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, il Parlamento ha ora una chance «per fare chiarezza sulle molte situazioni che hanno provocato le crisi bancarie», a patto che ci si muova in fretta e «senza strumentalità». Tutti positivi i commenti delle forze politiche: Renato Brunetta di Forza Italia ha definito la Commissione «l’unica cosa buona fatta in questa legislatura», mentre il M5S, con Alessio Villarosa, ha tenuto un intervento durissimo e polemico sulla vicenda Etruria accusando la maggioranza di «aver perso tempo» nel dare il via libera allo strumento di indagine. La bicamerale, come detto, ha un orizzonte temporale di un anno per concludere le sue indagini, che dipenderanno però dalla fine della legislatura, e non potrà esserle opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale o quello bancario. Ora il prossimo atto sarà la scelta del presidente, rivendicato anche dalla opposizioni, scelta che passerà dai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. «Per anni, di banche non ha parlato nessuno, neppure quando evidenti limiti gestionali rischiavano di essere scaricati solo sui risparmiatori – ha osservato Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera – Una mano importante ce la potrà dare ora la Commissione d’inchiesta che abbiamo istituito oggi. Uno strumento in più per capire interessi, responsabilità, omissioni, efficacia dei controlli e delle legislazione italiana ed europea».
Negativo il giudizio di Assopopolari, secondo cui la Commissione avrebbe dovuto affrontare anche la riforma della banche popolari. Ma contro questa possibilità «è stato opposto uno sbarramento di fuoco prima, sia in Commissione che in aula, al Senato e poi, sempre sia in Commissione che in aula, alla Camera» ha lamentato in una nota il presidente, Corrado Sforza Fogliani. «Nel frattempo – ha aggiunto – la realtà ha già risposto sui risultati che la trasformazione in spa delle Popolari ha conseguito. Man mano che si trasformano, le ex Popolari finiscono in mano ai fondi speculativi americani ed europei. Con tanti saluti per i risparmiatori, di fatto espropriati dei loro titoli di partecipazione».

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