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Commerzbank verso il dividendo dopo otto anni

Commerzbank si prepara al ritorno al dividendo, per la prima volta dal 2007 e dopo che, a partire dal 2008, ha avuto bisogno di due salvataggi con soldi pubblici. Secondo quanto è stato annunciato ieri, nel primo trimestre la banca, che è ancora controllata per il 16% circa dal Governo tedesco, dal quale ha ricevuto due successive iniezioni di capitale per complessivi 18 miliardi di euro, ha accantonato 57 milioni di euro nella prospettiva di tornare a remunerare gli azionisti per l’esercizio 2015, come dichiarato dall’amministratore delegato Martin Blessing.

Il direttore finanziario Stephan Engels ha tuttavia ricordato che per la banca l’obiettivo principale, ancor prima del ritorno al dividendo, è il rafforzamento del capitale. Alla fine del mese scorso, Commerzbank ha realizzato un inatteso (e contestato da alcuni azionisti in assemblea) aumento di capitale per 1,3 miliardi di euro, che ha rafforzato il capitale primario Cet1, portandolo al 10%. L’aumento era stato deciso anche per controbilanciare gli effetti di una pesante multa subita dalle autorità degli Stati Uniti, per 1,4 miliardi di dollari, per riciclaggio e infrazione delle sanzioni.

La banca ha appena chiuso un primo trimestre positivo, nel quale l’utile netto è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2014, da 200 a 366 milioni di euro. Gli accantonamenti contro possibili perdite su prestiti sono scesi da 238 a 158 milioni di euro, a testimonianza della buona salute dell’economia tedesca e quindi della clientela di Commerzbank. Questa è leader di mercato nel settore considerato più solido dell’economia, le imprese di medie dimensioni ad alta specializzazione e con una forte vocazione all’export, il cosiddetto Mittelstand. L’utile operativo in questo comparto tuttavia è rimasto piatto nei primi tre mesi dell’anno, a 345 milioni di euro. Si tratta di un’area di attività in cui la concorrenza fra le banche è molto forte e tende a comprimere i margini.
Note positive invece dalla banca d’investimento, dove l’utile operativo è aumentato del 40% a 300 milioni di euro, e dalle operazioni al dettaglio, che hanno registrato una crescita del 45% a 161 milioni di euro.
Accantonamento di 200 milioni di euro invece per far fronte al fallimento della banca austriaca Heta, nei confronti della quale erano esposte molte altre banche tedesche.
La partecipazione pubblica continua comunque a farsi sentire sulla gestione delle banca. Il voto contrario del Governo tedesco ha contribuito in modo decisivo a bocciare una proposta del vertice della banca per premiare circa 200 dipendenti con un bonus superiore di oltre due volte al salario di base. L’uscita dello Stato dal capitale tuttavia resta problematica in quanto il prezzo del titolo resta nettamente inferiore al costo dei due salvataggi.

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