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Commerz, spunta la via francese di Bnp E alla finestra rimane sempre Deutsche

Se matrimonio dev’essere, meglio i francesi degli italiani. Sulla base di queste premesse, ieri mattina il settimanale Wirtschaftswoche ha scritto che il governo tedesco preferirebbe Bnp Paribas a UniCredit come possibile partner per Commerzbank. Ipotesi prontamente smentita dal ministero dell’Economia: «Non stiamo negoziando e non abbiamo incaricato alcuna banca di investimento» sulla cessione della partecipazione del 15% dello Stato in Commerzbank, ha affermato un portavoce . «La nostra posizione su Commerzbank resta invariata: non siamo sotto pressione per una scadenza e vogliamo raggiungere un buon risultato in prospettiva per i contribuenti», ha aggiunto .
A differenza di mercoledì, quando i rumors diffusi da Reuters su un possibile interesse di UniCredit, avevano mosso i titoli coinvolti, ieri le borse europee hanno preferito badare alle notizie in arrivo dalla Fed. Ma il rinnovato interesse della stampa tedesca, insieme alla pronta smentita giunta dall’esecutivo di Angela Merkel dimostrano che l’attenzione resta alta. Anche perché l’impressione è che in Europa, ormai a tre anni dal debutto della Vigilanza unica della Bce, possano maturare i tempi per una grande fusione trasnfrontaliera, che ridia slancio a un m&a soffocato sul nascere da regole nuove, stretta sul capitale e tassi sotto zero.
La pressione, però, sembra destinata ad allentarsi a breve. E intanto Commerz sta portando avanti un piano di ristrutturazione che prevede tra l’altro 10mila tagli al personale, capaci di riavvicinare il cost/income di gruppo alle medie europee. Per i risultati ci sarà ancora da attendere (il semestre si è chiuso con 600 milioni di perdite), ma il mercato non è poi così scettico se è vero che il titolo in un anno ha guadagnato il 79,6% (il doppio di Deutsche), portando la capitalizzazione vicino ai 14 miliardi. E pure un private equity solitamente assai restìo a investire in una banca, per di più tedesca, ci ha messo un piede: è Cerberus, che proprio a fine luglio ha speso 675 milioni di euro per una quota del 5%, che vale il ruolo di terzo maggior azionista dopo Angela Merkel e BlackRock.
Gli analisti ieri si sono esercitati su tutte le possibili combinazioni, e pur nell’ambito di letture assai diversificate su UniCommerzbank per ora sembra prevalere lo scettiscimo: troppo da fare, ancora, in Piazza Gae Aulenti per eseguire il piano al 2019 e troppo faticosa la gestione di una nuova integrazione in terra tedesca dopo Hvb, che però porterebbe il nuovo gruppo – forte di una quota del 10,6% – a rivaleggiare con Deutsche nella leadership domestica del credito. Già, Deutsche: un anno fa di questi tempi il ceo John Cryan non smentiva i colloqui, poi abortiti, proprio con Commerz, dichiarando che «in Germania ci sono troppe banche». Se il (prossimo) Governo, come probabile, riaprirà il tavolo un posto sarà sicuramente anche per Deutsche.

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