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Commerz, ipotesi UniCredit se saltano le nozze con Deutsche

UniCredit punta davvero su Commerzbank? La domanda è circolata ieri sul mercato dopo che il Financial Times ha rilanciato l’indiscrezione: secondo il giornale britannico se fallissero le trattative tra Commerz e Deutsche Bank, UniCredit potrebbe proporsi per la banca controllata per il 15% dallo stato tedesco. L’operazione, almeno sulla carta, prevederebbe la fusione tra Commerzbank con la banca controllata da piazza Gae Aulenti in Germania, Hypovereinsbank, la conservazione della quotazione a Francoforte e la sede. UniCredit rimarrebbe invece quotata a Milano. Nessun commento, come da tradizione, da parte della banca guidata da Jean Pierre Mustier.
Va detto che la notizia arriva in un momento cruciale dei negoziati tra Deutsche e Commerz, che stanno affrontando non poche difficoltà nelle trattative per le implicazioni che la fusione porterebbe con sé, da un punto di vista politico, finanziario e occupazionale. Le due banche, che a loro volta non commmentano, dovrebbero esaminare il dossier nei cda di aprile. Non è quindi escluso che l’ipotesi UniCredit sia funzionale anche a sbloccare l’impasse. Del resto, quella dello scorporo della controllata tedesca Hvb, con la successiva fusione con Commerz, era un’ipotesi già circolata nel settembre 2017: nello schema tracciato allora, che in teoria avrebbe dovuto prendere piede entro il 2019, UniCredit sarebbe rimasta quotata a Milano e avrebbe avuto una quota di rilievo nel capitale della nuova nata Hvb-Commerz, entità separata e quotata a Francoforte.
Una fusione tra la parte tedesca di UniCredit e Commerz avrebbe senso da un punto di vista industriale e finanziario? Per gli analisti, l’operazione potrebbe essere più sensata di quella tra Deutsche Bank e Commerz, grazie al «maggior business e la combinazione territoriale con Hvb», rispetto a Deutsche, spiega Mediobanca Secturities. Ma di fatto presenterebbe non poche incognite. Non è chiaro come il governo tedesco, peraltro alla vigilia delle elezioni europee, potrebbe dare il placet a un deal trans-nazionale che vedrebbe una banca domestica nel ruolo di preda. L’altro nodo da sciogliere riguarderebbe Deutsche Bank, che perderebbe di colpo un potenziale partner.
Va poi evidenziato un dato: più volte nel corso degli ultimi mesi il ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier ha ribadito come le fusioni internazionali siano complicate. E come la banca da lui guidata punti a una crescita organica. «Non vedo fusioni cross border tra banche europee nel breve-medio termine – ha detto Mustier a inizio febbraio – E parlo di una prospettiva di anni, non di mesi. Ostacoli regolamentari e difficoltà nel fare sinergie le rendono impraticabili. Per tutti, ovviamente anche per UniCredit».
Di certo il mercato non sembra essersi particolarmente entusiasmato per uno scenario simile. Il titolo di Unicredit ieri ha recuperato in Borsa nel finale di seduta, pur chiudendo in terreno negativo (-0,66%) a 12,11 euro, mentre Commerzbank ha guadagnato il 3,53% e Deutsche Bank ha ceduto lo 0,81 per cento.
Al netto dell’ipotesi Commerz, rimane il fatto che da tempo le banche d’affari si stanno esercitando per ricercare la migliore business combination per la banca di piazza Gae Aulenti. Sul mercato ad esempio da tempo si parla insistentemente della possibile aggregazione tra UniCredit e SocGen, il cui dossier – per quanto complicato e mai confermato ufficialmente dalle parti in causa – rimane tra i più credibili. Tra i piani riservati ed elaborati dalle banche d’affari, c’è poi quello che prevede una scissione del gruppo: da una parte si manterrebbero le attività italiane di UniCredit, dall’altra verrebbero scorporate quelle estere (Germania, Austria, Centro Est Europa, Turchia, Russia) con la creazione di un polo con sede in Germania. Quella della scissione tra Italia e altre attività estere, sarebbe del resto l’unico modo per fare emergere il valore intrinseco della banca, fino ad oggi appesantito dal rischio Italia.

Luca Davi

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