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Commerz, fumata nera sul vertice Pressing di Cerberus sulla redditività

Il fondo socio al 5% mira ad avere non uno ma due rappresentanti nel board
Il nuovo ceo arriverà dopo la scelta del presidente del consiglio di sorveglianza

Fumata prevedibilmente nera ieri a Commerzbank, dopo la riunione fiume – nove ore – del consiglio di sorveglianza che si è limitato ad accogliere le dimissioni presentate lo scorso venerdì dall’Ad Martin Zielke. In un comunicato, la banca ha fatto sapere che il numero uno uscente si è dichiarato disponibile a rimanere al suo posto fino al 31 dicembre, dando tempo alla ricerca del suo successore che però dovrebbe chiudersi in tempi rapidi. Il prezzo del titolo in Borsa ha chiuso pressoché invariato, a 4,51 euro, perchè la giornata di ieri non poteva che essere interlocutoria: la nomina di un nuovo ceo arriverà dopo che venga occupata la poltrona del presidente del consiglio di sorveglianza, lasciata vuota a seguito delle dimissioni a sorpresa di Stefan Schmittmann che terminerà il suo incarico il primo agosto.

Il ciclone che ha investito i vertici della seconda banca privata tedesca, 500 miliardi di totale degli attivi, è stato alimentato dalla rivolta degli investitori istituzionali azionisti privati capitanati da Cerberus e non è destinato a placarsi velocemente. Il primo nodo che va sciolto è quello della nomina del numero uno del consiglio di sorveglianza: il voto è atteso il 3 agosto. È impossibile che un candidato interno oppure esterno accetti l’incarico di ceo senza sapere prima da chi verrà controllato.

Cerberus, nonostante abbia una partecipazione al 5%, mira da tempo ad avere non uno ma due rappresentanti nel consiglio di sorveglianza quando invece, sostengono fonti bene informate, non ne ha diritto: per averne uno bisognerebbe possedere il 10%, per due serve una quota del 20%. Dopo il primo trimestre 2020 che si è chiuso in rosso per 277 milioni «a causa del coronavirus» e con la prospettiva molto concreta che l’intero anno terminerà in segno negativo («chiudere il 2020 con un profitto netto è per noi un obiettivo molto ambizioso» hanno dichiarato in tono pessimistico i vertici della banca presentando i dati del primo trimestre), Cerberus ritiene di avere tutto il diritto di alzare la voce e pretendere lo scossone: ai vertici ma anche al modello di business e con una vigorosa sforbiata sugli alti costi e un’ennesima ristrutturazione per imprimere migliori prospettive alla redditività. Il Roe di Commerzbank langue da dieci anni, cioè dal salvataggio pubblico: 4,7 (2010), 2,2 (2011), -0,2 (2012), 0,3 (2013), 1,0 (2014) 4,9 (2015), 1,1 (2016), 0,5 (2017), 3,1 (2018), 2,3 (2019) e nuovamente negativo quest’anno. La banca sotto la guida di Zielke non è riuscita a spiccare il tanto atteso salto di qualità: l’ultimo obiettivo Roe, risalente allo scorso settembre, è stato di medio periodo, un prudente 4% per fine 2023. Rispetto alla redditività dei giganti del banking americano, le banche tedesche deludono i grandi investitori istituzionali sebbene operino nella migliore economia europea. Ma sfoltire quel che è in eccesso si può, si deve. Ecco perchè ieri sono girate voci di un nuovo piano di ristrutturazione esaminato già ieri dall’organo di sorveglianza di Commerz, puntato su esuberi fino a 10.000 dipendenti, riduzione fino a 500 delle 800 filiali e 1,5 miliardi di costi di ristrutturazione.

La banca, che ha una forza lavoro a tempo pieno leggermente inferiore alle 40.000 unità, lo scorso settembre aveva annunciato il taglio di 4.300 dipendenti ma anche l’assunzione di 2.000. Il rapporto costi operativi/margine di intermediazione è cementato all’80%: in pandemia, non dovrà peggiorare. Da qui il ciclone.

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