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Commercialisti senza vertici

No a nuove elezioni in casa dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, almeno fino a quando la vicenda giudiziaria non sarà definitivamente archiviata. È questa in sostanza l’unica conclusione cui si è giunti ieri nel corso dell’udienza cautelare davanti ai giudici del Consiglio di stato che hanno rinviato qualsiasi pronuncia alla fase di merito, probabilmente a fine anno.

Nulla di fatto, dunque, solo la certezza (confermata dalle dichiarazioni dell’avvocato che difende il ministero della giustizia) che per ora Via Arenula non darà esecuzione a quanto disposto dal Tar del Lazio e quindi non proclamerà nuove elezioni per il rinnovo dei vertici di categoria.

Dunque, a poco meno di un anno dalle elezioni del 15 ottobre per il rinnovo del Consiglio nazionale dei commercialisti, la vicenda giudiziaria che vede coinvolti da una parte l’ex presidente di categoria Claudio Siciliotti e altri rappresentanti della sua compagine e dall’altra Gerardo Longobardi numero uno dello schieramento «Insieme per la professione», è destinata a protrarsi ancora per molti mesi. Il verdetto finale lo scriverà comunque Palazzo Spada chiamato a pronunciarsi sulla legittimità del decreto del ministero della giustizia (11 dicembre 2012) che aveva sciolto il Consiglio nazionale commissariandolo e proclamato nuove elezioni per il 20 febbraio 2013, poi sospese dallo stesso Consiglio di stato

Legittimità, invece, confermata dal Tar Lazio che con due sentenze praticamente gemelle (6540 e 6453 depositate il 2 luglio) aveva respinto i ricorsi presentati da Claudio Siciliotti, ex presidente del Consiglio nazionale di categoria, alla guida della lista «Vivere la professione» e da altri rappresentanti del suo raggruppamento con cui si chiedeva di sospendere il decreto ministeriale. «Un’operato», secondo il Tar capitolino, «immune dai vizi» che data la situazione di conflittualità all’interno della categoria non poteva che essere quella giusta. Diverse le questioni aperte infatti sin dall’indomani delle elezioni quando si sollevarono subito contestazioni contrapposte: da una parte per la regolarità della formazione della lista «Insieme per la professione» e, dall’altra, per la regolarità del corpo elettorale, in particolare, sul conteggio dei voti degli ordini (Bari e Enna) le cui preferenze erano sub judice. Lo scrutinio aveva premiato la lista guidata da Siciliotti «Vivere la professione» con 364 voti contro i 358 della lista «Insieme per la professione.

Subito dopo il voto Siciliotti aveva contestato la carenza del requisito di anzianità di iscrizione all’Ordine di Aosta di un candidato della Lista Longobardi (Giorgio Sganga) trasferitosi in estate da Cosenza.

Vicenda anch’essa ancora da definire nelle aule del tribunale. Nonostante le pronunce della Procura e poi del Tribunale ordinario di Aosta infatti che hanno accertato che tale trasferimento fosse inesistente e di conseguenza, la lista che aveva partecipato alla tornata elettorale di ottobre, fosse priva del requisito di territorialità e quindi nulla, l’ex-consigliere di categoria ha deciso comunque di fare ricorso in appello. Infine sul tavolo del giudizio la questione dei voti di Bari ed Enna sui quali, pendevano comunque dubbi di validità.

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