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Commercialisti, lo sciopero è in bilico

A guardare in controluce il comunicato congiunto con cui Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e il coordinamento dei sette sindacati della categoria hanno raccontato l’incontro di ieri a via XX Settembre con il viceministro all’Economia Luigi Casero e il direttore delle Entrate Rossella Orlandi, si riesce a intravedere il bicchiere mezzo pieno. Un impegno ufficiale delle associazioni a revocare lo sciopero indetto dal 26 febbraio al 6 marzo non c’è. Ma ora la palla torna nel loro campo per decidere se fare marcia indietro sull’agitazione oppure andare avanti confermando la protesta e le date, che allo stato attuale bloccherebbero la trasmissione della dichiarazione Iva 2017 in scadenza il 28 febbraio. E su questo punto diventerà dirimente capire se ci sarà o meno un’apertura sulla remissione nei termini per i professionisti che intenderanno partecipare all’astensione.
L’incontro al Mef di ieri, a cui ha partecipato anche il presidente eletto dei commercialisti Massimo Miani, ha messo una serie di punti fermi sia sull’accoglimento immediato e in prospettiva di alcune delle 12 proposte presentate dalle sette sigle (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico) nella precedente riunione del 24 gennaio scorso, sia sull’avvio di percorsi comuni che vedano riuniti intorno al tavolo professionisti e amministrazione finanziaria. Tanto è vero che le associazioni hanno espresso apprezzamento per l’impegno del ministero nel mantenere, prima e dopo la proclamazione dello sciopero una continuità di interlocuzione con la professione.
Molto sentito dalla categoria è il tema dell’antiriciclaggio, su cui l’Italia è chiamata ad attuare la quarta direttiva comunitaria. Lo schema di Dlgs messo in consultazione sul sito del Mef fino a poco prima delle vacanze di Natale ha suscitato molte preoccupazioni e perplessità nella categoria per la mole e l’intensità dei nuovi oneri che si abbatteranno sugli studi professionali. Ecco perché a partire (entro pochissimi giorni) sarà proprio il tavolo tecnico dedicato a questo tema: un’occasione per trovare una sintesi e le correzioni necessarie a non scaricare tutti i costi sui professionisti. A questo si affiancherà anche un tavolo sul fisco digitale (tavoli che, come recita il comunicato di ieri, «vedranno il Consiglio nazionale coinvolto sin dalle fasi iniziali dei processi decisionali»). Su quest’ultimo punto Casero, Orlandi e Miani avevano già discusso durante Telefisco la scorsa settimana. Quello sarà il contesto, infatti, in cui ridefinire il perimetro della professione che sempre di più è stata chiamata a fare da supporto dell’amministrazione finanziaria, se si pensa a tutte le richieste dati arrivate nell’obiettivo della lotta all’evasione.
Mettere insieme categorie e fisco per discutere sul futuro della categoria alla luce del crescente peso della telematica, dell’estensione della fattura elettronica e di una maggiore partecipazione ai processi decisionali diventa, quindi, una chiave di volta per raggiungere un punto di sintesi alla luce anche delle richieste arrivate dalle associazioni.
Tra i 12 punti presentati nel documento di fine gennaio, è stato assicurato l’accoglimento immediato del raccordo fisco-bilanci (chiesto a gran voce anche dalle imprese) e sulla cadenza semestrale per il 2017 dello spesometro, ossia della nuova trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, con un contestuale spostamento della prima scadenza di invio a metà settembre. Interventi che, come già annunciato su queste colonne, entreranno nella conversione del Milleproroghe e su cui si voterà a partire da martedì prossimo in Aula al Senato. Mentre sulla possibilità di un ritorno allo spesometro annuale nel 2018 bisognerà verificare se sarà possibile trovare un punto di intesa. Tra gli adempimenti destinati a sparire, invece, c’è la comunicazione beni ai soci, sulla cui soppressione l’Agenzia ha da tempo dato parere favorevole.
Resta aperta la discussione su altri punti. Dalla possibilità di intervenire con una proroga mirata per le nuove categorie tenute a comunicare spese sanitarie per la precompilata, che hanno avuto difficoltà di accreditamento al Sistema tessera sanitaria, alla riduzione delle sanzioni per le nuove comunicazioni Iva. Su alcuni dei punti dell’elenco sottoposto dal coordinamento, le soluzioni perverranno attraverso interventi interpretativi con circolari e risoluzioni. Basti pensare al chiarimento sulla scadenza di versamento del primo acconto della cedolare al 30 giugno, che l’Agenzia ha già reso noto durante Telefisco. Basteranno queste rassicurazioni? Nei prossimi giorni si tratterà di decidere se individuare nei segnali positivi emersi ieri una base per un dietrofront a un’agitazione nata sull’ondata dei nuovi e crescenti adempimenti richiesti anche a seguito dell’introduzione delle comunicazioni Iva.
Un commento sull’importanza del confronto tra amministrazione e professionisti è arrivato nella serata di ieri da Marina Calderone, presidente del Cup: «La compliance con gli intermediari fiscali va ricercata attraverso il coinvolgimento preventivo, cioè durante la fase di formazione delle leggi. Farlo dopo serve solo a rimediare alle criticità e alle complicazioni operative createsi. Ribadisco dunque che l’interlocuzione istituzionale è un valore aggiunto nei rapporti con il ministero, con cui è indispensabile concretizzare tavoli tecnici permanenti, pensiero peraltro condiviso assieme al presidente Miani, coordinatore dell’area giuridico-economica del Cup».

Giovanni Parente

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