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Commercialisti, attacco contro la burocrazia: «Liquidità alle imprese»

Misure di contenimento a volte improvvisate e non coordinate. Con una bassa differenziazione nei confronti delle filiere produttive. A cui si aggiunge uno stop and go sui codici Ateco che ha generato enorme confusione tra gli operatori e gli addetti ai lavori.

«Questo documento – aggiunge Coppola – ha più destinatari: da un lato la politica e le stesse associazioni datoriali, in termini di contributo per superare l’emergenza. Dall’altro i nostri stessi associati, a cui diciamo che la strada di una nuova consulenza è possibile, utile e forse persino necessaria».

Sono le premesse di partenza del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che insieme alla Fondazione Nazionale di categoria prova a fare un passo avanti rispetto alla normativa emergenziale, dettagliando un piano d’azione che entra nel dettaglio dei singoli comparti. O meglio dei cluster, pensati come raggruppamenti d’impresa che partendo dal settore di appartenenza tengono conto di interrelazioni produttive specifiche tipiche di filiere e distretti. Cinque quelli individuati, di cui uno, il made in Italy, spacchettato a sua volta in cinque categorie: agroalimentare, turismo, cultura, moda, meccanica.

Analisi che è parte di un piano più ampio della categoria (progetto Attività d’Impresa), il cui obiettivo è creare specializzazioni di tipo verticale. «Prima viene la conoscenza del settore – spiega il segretario del Consiglio nazionale dei commercialisti, Achille Coppola – perché solo la familiarità dei processi ci consente poi di applicare al meglio le competenze di tipo contabile e fiscale». «Sono le stesse aziende – aggiunge il consigliere nazionale Giuseppe Laurino – a chiedere specialisti di singoli settori. Competenze specifiche che abbiamo organizzato nei gruppi di lavoro di questo documento, che infatti offre contributi per ciascun cluster, un contributo che vogliamo dare per superare insieme l’emergenza».

La richiesta di riduzione degli adempimenti burocratici è una sorta di denominatore comune trasversale a ogni cluster, nella consapevolezza che neppure il sistema emergenziale sia stato in grado di evitare queste «sabbie mobili». Un punto chiave è quindi per la professione la richiesta di poter agire in chiave sussidiaria rispetto alla Pa, con l’obiettivo di rendere i processi più fluidi, una sorta di corpo intermedio che velocizza, ad esempio i tempi di accesso alla liquidità. I nodi aperti e le proposte per i singoli cluster sono state elaborate da specifici gruppi di lavoro (si vedano le schede in pagina ndr. ) e spaziano dal fisco all’occupazione; dai sostegni all’export ai prestiti bancari. Il campione di imprese soggetto ad analisi sfiora i due milioni di unità, forti di oltre sette milioni di addetti, per un valore aggiunto di 558 miliardi di euro, con la quota principale (261 miliardi) rappresentata dall’area del made in Italy. Dove spicca la meccanica, 98mila imprese per 113 miliardi di valore aggiunto. Tra le proposte per affrontare l’emergenza qui vi è la riduzione di accise e tassazione sull’energia, l’abbattimento dei contributi e la detassazione piena dei costi per i neo-assunti, prestiti a 20 anni con tassi massimi dell’1%. E una facilitazione nell’accesso al credito attraverso l’intermediazione dello stesso commercialista in qualità di garante dei conti e del business plan.

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