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E-commerce, imposte nel paese del consumo. Con rare deroghe

Dal 1° luglio prossimo, la tassazione delle vendite a distanza nel paese Ue del consumo subirà pochissime eccezioni: soltanto le imprese che non superino 10 mila euro annui potranno accedere alla deroga che consente di addebitare l’Iva del paese di partenza dei beni. La soglia, inoltre, sarà cumulativa per tutte le vendite a distanza nell’Ue e comprenderà anche l’importo delle prestazioni di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici (TTE). L’applicazione dell’imposta del paese del consumo sarà però facilitata dalla possibilità di avvalersi del regime semplificato dello sportello unico OSS (one stop shop), la cui portata sarà allargata rispetto a quella contemplata attualmente dal MOSS (mini one stop shop). Queste alcune novità previste dall’articolo 2 della direttiva 2455 del 2017 sul commercio elettronico, che, salvo nuova proroga, dovranno trovare applicazione in tutta l’area dell’Ue dal 1° luglio 2021. Vediamo più da vicino le innovazioni principali, anche alla luce della bozza del provvedimento normativo di recepimento della direttiva predisposta dal ministero dell’economia.

 

Vendite a distanza intraUe. La direttiva 2455 introduce esplicitamente la nozione di «vendite a distanza», sia intracomunitarie, già disciplinate dall’articolo 33 della direttiva 2006/112 (direttiva Iva), sia di beni importati da paesi terzi, disciplinate per la prima volta.

Si considerano vendite a distanza intracomunitarie (di seguito, per brevità, anche VD-intraUe) «le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, a partire da uno stato membro diverso da quello di arrivo del trasporto o della spedizione a destinazione dell’acquirente», quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

a) il cessionario è un soggetto passivo o un ente non soggetto passivo che non è tenuto ad assoggettare all’Iva gli acquisti intracomunitari di beni e che non ha optato per l’assoggettamento (ad esempio, un’impresa che non ha diritto alla detrazione oppure un ente che non svolge attività commerciale, entro l’ammontare annuo di 10 mila euro), oppure è un privato consumatore;

b) i beni ceduti sono diversi dai mezzi di trasporto nuovi e dai beni ceduti con montaggio o installazione a cura o per conto del fornitore. Non è più prevista l’esclusione dei beni soggetti ad accisa, che quindi potranno formare oggetto di vendite a distanza intracomunitarie, ma solo se l’acquirente è un privato consumatore o un organismo avente diritto all’agevolazione dell’art. 72, dpr 633/72; se invece il cessionario è un soggetto passivo oppure un ente diverso dai predetti organismi, i beni soggetti ad accisa rimangono esclusi dalla disciplina delle vendite a distanza (con la conseguenza che sono in ogni caso tassati nel paese di destinazione per effetto degli articoli 2 e 3 della direttiva Iva).

A parte questa sostanzialmente marginale innovazione, che consentirà, in applicazione delle regole sulle VD-intraUe, di tassare nel paese di origine anziché in quello di consumo, entro la soglia unica cumulativa di 10.000 euro annui, anche i beni soggetti ad accisa venduti a persone fisiche consumatori finali, l’importante novità che si coglie nella definizione sopra riportata sta nel fatto che si ricadrà nella nozione di vendite a distanza anche nell’ipotesi in cui il fornitore intervenga solo «indirettamente» nel trasporto o nella spedizione dei beni, in modo da sbarrare la strada al facile aggiramento della disciplina. In proposito, l’art. 5-bis del regolamento Ue n. 282/2011, inserito dal regolamento 2026 del 2019, chiarisce che, ai fini in esame, i beni sono considerati spediti o trasportati da o per conto del fornitore, in particolare, nei seguenti casi:

a) quando la spedizione o il trasporto dei beni è subappaltato dal fornitore a un terzo che consegna i beni all’acquirente;

b) quando la spedizione o il trasporto dei beni è effettuato da un terzo, ma il fornitore assume la responsabilità totale o parziale della consegna delle merci all’acquirente;

c) quando il fornitore fattura e riscuote le spese di trasporto dall’acquirente per poi trasferirle a un terzo che organizza la spedizione o il trasporto dei beni;

d) quando il fornitore promuove con ogni mezzo i servizi di consegna di un terzo presso l’acquirente, mette in contatto l’acquirente e un terzo o comunica in altro modo a un terzo le informazioni necessarie per la consegna dei beni al consumatore.

La circostanza non si realizza, invece, quando l’acquirente effettua egli stesso il trasporto dei beni o ne organizza la consegna con un terzo e il fornitore non interviene, direttamente o indirettamente, per effettuare la spedizione o il trasporto dei beni o per coadiuvarne l’organizzazione.

Sono escluse dalla disciplina delle vendite a distanza le cessioni di beni assoggettate al regime del margine.

Nell’adeguare alla nuova nozione le disposizioni del dl n. 331/93, il provvedimento nazionale prevede la soppressione dei riferimenti alle «cessioni di beni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili», già di fatto superata dall’articolo 11-quater del dl n. 35/2005, nonché l’abrogazione anche di tale articolo.

Per quanto concerne il trattamento delle vendite a distanza intracomunitarie, è confermato il principio della tassazione nel paese di consumo dei beni (luogo di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione dell’acquirente), con la deroga delle vendite «sotto soglia», che sono invece tassate, a scopo di semplificazione, nel paese di partenza, salvo che il cedente opti comunque per la tassazione a destinazione. Come anticipato in apertura, tuttavia, la soglia entro la quale può operare la semplificazione è stata sensibilmente modificata: non più 35.000 euro annui per ciascun paese Ue (o il maggior limite previsto da alcuni paesi, entro il tetto massimo di 100.000 euro), ma 10.000 euro cumulativi. Pertanto, mentre sinora l’impresa IT poteva effettuare vendite a distanza addebitando l’Iva italiana con il limite annuo di 35.000 euro per ciascuno degli altri paesi Ue, dal 1° luglio prossimo potrà avvalersi di questa semplificazione solo entro l’importo annuo cumulativo di 10.000 euro. Tale limite, inoltre, comprende non solo l’ammontare complessivo delle vendite a distanza, ma anche l’ammontare delle prestazioni di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici rese a privati consumatori domiciliari in un paese Ue diverso da quello del prestatore.

Come nel sistema in vigore, il criterio di localizzazione dell’operazione nel paese di arrivo di beni a destinazione dell’acquirente riguarda anche le vendite a distanza di beni importati da paesi extraUe in un altro paese Ue e da questo spediti o trasportati a destinazione degli acquirenti in altro stato membro. Tale previsione sarà però ricollocata nel nuovo comma 4-ter dell’art. 40 e nella nuova lettera b-bis) dell’art. 41, comma 1, del dl 331/93, ai quali non è applicabile la deroga prevista per le vendite «sotto soglia».

L’impresa italiana che effettua vendite a distanza soggette a tassazione nel paese Ue di arrivo dei beni dovrà continuare a fatturare tali vendite come cessioni intracomunitarie non imponibili ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. b) o b-bis), del dl n. 331/93.

 

La tassazione a destinazione e l’evoluzione del MOSS. Al superamento della soglia (oppure anche al di sotto, nel caso di opzione), l’imposta è dovuta nel paese del consumo, nel quale l’impresa fornitrice dovrà pertanto identificarsi ai fini dell’Iva. In alternativa all’identificazione, l’impresa potrà avvalersi, come si è detto, del regime semplificato dello sportello unico (OSS), che rappresenta l’evoluzione del MOSS già in vigore dal 2015 per le prestazioni di servizi TTE (telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici).

In questo caso, l’impresa presenterà all’Agenzia delle entrate una dichiarazione trimestrale indicante le operazioni effettuate nei vari paesi Ue, distintamente per tipologia, per imponibile ed imposta, e verserà cumulativamente l’imposta dovuta, entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre (attualmente il termine è il giorno venti).

Le imprese che si avvalgono del regime OSS devono porre in essere gli adempimenti contabili propri del regime speciale, secondo quanto previsto dalla norme nazionali e dall’art. 63-quater del regolamento Ue n. 282/2011, mentre sono esonerate dagli obblighi di cui al titolo II del dpr 633/72, compreso quello di emissione della fattura.

Si deve infine segnalare che il regime OSS, oltre che per le vendite a distanza intraUe, potrà inoltre essere utilizzato:

– per tutte le prestazioni di servizi «b2c» soggette all’imposta in un paese Ue diverso da quello in cui è stabilito il prestatore (per esempio, la prestazione di riparazione di un fabbricato situato in Slovenia, resa dall’impresa italiana a un privato consumatore)

– per le vendite a distanza di beni importati da paesi extraUe, nonché per le cessioni di beni che si trovano in un paese Ue, effettuate da fornitori extraUe e facilitate dall’utilizzo di piattaforme elettroniche, che si considerano effettuate dai gestori delle piattaforme (marketplace).

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