Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Comitato di Basilea: alle banche mondiali servono altri 115 miliardi

La corsa al rafforzamento del capitale delle banche è tutt’altro che chiusa, anche se come documenta il Comitato di Basilea, il fabbisogno pare oggi meno ingente rispetto al recente passato. Secondo i dati del Comitato, diffusi ieri, le grandi banche a livello mondiale sarebbero a corto di capitali per 115 miliardi di euro. Di questi il 61% sarebbe concentrato sulle banche europee, quindi per una cifra pari a 70 miliardi di euro. Lo stesso Comitato precisa che la mancanza di capitali è scesa di 83 miliardi di euro a livello globale nella seconda metà del 2012, anche se in Europa questo miglioramento è stato meno veloce che altrove, avendo raggiunto la cifra di 29 miliardi di euro. Dunque un cammino per i regolatori ancora da compiere per raggiungere entro il 2019 gli obiettivi di patrimonializzazione previsti da Basilea 3. Il rapporto del Comitato ha evidenziato anche due altri aspetti: la liquidità e l’indebitamento. Sul primo punto le 101 banche mondiali devono ancora colmare un gap di 563 miliardi di euro in attività da cedere per venire incontro alle regole di Basilea (applicate anche queste pienamente nel 2019). Resta da fare molto anche sul fronte dell’indebitamento (il cosiddetto leverage ratio cioè il rapporto tra capitale proprio e totale dell’attivo) visto che un quarto delle banche oggetto del campione non soddisfa a oggi i criteri.
Fin qui la cronaca. E del resto la stessa Eba, l’Autorità bancaria europee, dovrebbe avviare nuovi stress test, gli ennesimi, sulle banche europee nel prossimo anno. Ovvio che le esigenze di rafforzare il capitale sono figlie del crac di Lehman e tendono a evitare nuovi fallimenti bancari oltre che rassicurare il mercato sulla solidità degli istituti. Ciò non toglie che restino controverse le modalità con cui si calcolano i fabbisogni. Prestiti a imprese e famiglie sono ponderati su rischi maggiori, rispetto ad esempio all’attività di trading. Questo, da sempre nelle ricognizioni sulla solvibilità delle banche avviate dall’Eba, finisce per penalizzare le banche commerciali rispetto all’universo delle grandi banche d’affari. Con il paradosso che banche, come le italiane o le spagnole, già fiaccate dalle sofferenze, appaiono più rischiose dei colossi dell’investment bank di stampo anglosassone. A parità di attività totali di bilancio infatti le banche d’affari devono accantonare in proporzione meno capitale rispetto a più piccole realtà di banche tradizionali. Una contraddizione che è palese quando più che misurare il capitale sugli attivi a rischio, si misura sull’intero attivo. Si scopre, e non da ieri, che la cosiddetta leva finanziaria è assai più elevata per le grandi banche d’affari, ma anche per le Landesbank tedesche, piuttosto che per la media delle banche del Sud Europa. Una contraddizione in termini che finisce per mascherare la realtà: ancora oggi molte banche regionali tedesche hanno capitale per il solo il 2-3% dell’attivo. Più rischiose, ma ritenute nella forma più sicure solo in virtù della metodologia di calcolo del rischio. Un vantaggio non trascurabile.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La pandemia, come tutte le rivoluzioni, ha accelerato il cambiamento anche nel mondo del lusso. Ha ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il varo del decreto Sostegni bis ripristina gli aiuti fiscali miliardari per le banche che si fonde...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il team Draghi-Cartabia scandisce le mosse sulla giustizia per portare a casa la riforma del proces...

Oggi sulla stampa