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Come salire dopo la frenata

I titoli decennali del Tesoro americano rendono l’1,75% lordo e i risparmiatori americani li comprano, perdendoci subito perché l’inflazione è al 2,3% e rinunciando ai dividendi di azioni ultra solide come McDonald’s, che offre un rendimento di quasi il 3%. È uno dei paradossi di Wall Street oggi, dove i movimenti degli indici azionari sono influenzati soprattutto dalle notizie politiche — in primis dall’Europa — e dall’incertezza sull’evoluzione dell’economia mondiale. Nemmeno il debutto di Facebook è riuscito a cambiare l’umore generale degli investitori, che rimane tendenzialmente negativo. Ma proprio questo clima pessimista può offrire buone occasioni a chi guarda al lungo termine e cerca di seguire una strategia razionale e non emotiva; e in particolare a chi cerca alternative ai rischi denominati in euro.
Stabilità
«Gli Stati uniti appaiono in una posizione migliore rispetto all’Europa in termini di crescita e di stabilità finanziaria — dice Mohamed El-Erian, co-responsabile degli investimenti di Pimco insieme al guru dei bond Bill Gross —. Ma rimangono preoccupazioni circa l’economia, l’occupazione, la diseguaglianza, i debiti e i deficit». Questo però non deve indurre alla paralisi: un portafoglio difensivo secondo lui deve comprendere, oltre a reddito fisso sovranazionale, bond aziendali e beni reali, anche azioni di alta qualità — di aziende con un basso libello di indebitamento, alti margini di profitto e buon potenziale di crescita — e con un flusso di dividendi.
Anche uno storico Orso (pessimista) fra i più ascoltati a Wall Street, Dave Rosenberg, capo economista e stratega della società di gestione Gluskin Sheff, segnala che la recente correzione della Borsa americana può offrire interessanti opportunità d’acquisto a chi ragiona da contrarian (contro la direzione della massa).
Certo oggi le azioni sono meno care che in aprile, dopo la correzione che nelle ultime settimane ha azzerato i guadagni 2012 dell’indice Dow Jones delle 30 blue chip, ridotto a un quinto quelli dell’indice più generale S&P500 e a un terzo quelli del Nasdaq, il mercato elettronico dove Facebook ha debuttato venerdì scorso. Sembra un calo da manuale — secondo il famoso proverbio borsistico sell in May and go away, vendi a maggio e vattene via da Wall Street fino a ottobre —, che del resto l’anno scorso aveva funzionato perfettamente, con una discesa del 21% delle quotazioni in quei sei mesi, seguito dalla ripresa negli ultimi mesi del 2011 e i primi del 2012.
Timore
Il problema è che il pubblico è ancora in uno stato emotivo da post-trauma, sotto choc per quello che è successo cinque anni fa con la crisi finanziaria scatenata dalla bancarotta di Lehman Brothers nel settembre 2008, dice Erik Davidson, vice capo degli investimenti di Wells Fargo private bank a Denver. Questo spiega come mai i risparmiatori americani continuino a uscire dai fondi azionari e a comprare quelli obbligazionari: questi ultimi hanno ricevuto oltre mille miliardi di dollari (al netto dei riscatti) dal 2006 a oggi, contro un saldo netto negativo di 473 miliardi usciti dalle casse dei fondi azionari, secondo i dati dell’Investment company institute.
«I risparmiatori credono che questa strategia sia sicura e che i fondi obbligazionari siano come il cash, non si rendono conto che se i tassi di interesse si rialzano i prezzi dei bond calano e loro subiranno sensibili perdite», osserva Jason Trennert, partner della società di ricerca finanziaria Strategas. Ma fino a quando la Fed tiene forzosamente i tassi ai minimi con il quantitative easing — massicci acquisti di bond sul mercato, una politica che il governatore Ben Bernanke ha promesso di mantenere per altri due anni —, quello che impressiona gli investitori sono i saliscendi della Borsa. E il calo del 6% del Dow Jones in maggio ha spazzato via tutto l’ottimismo, fa notare Liz Ann Sonders, capo delle strategie di mercato di Charles Schwab a San Francisco. Secondo lei però non si ripeteranno le cattive estati del 2010 e 2011: la correzione potrà arrivare al 10%, ma sarà poi seguita da un rally.
Per chi vuol andare a caccia di buoni affari prima del possibile nuovo rialzo, le occasioni non mancano. Strategas ha compilato un elenco di grandi aziende Usa che hanno un indice di solidità finanziaria (misurato con i Cds, i contratti contro il rischio di bancarotta) migliore di quello dello stesso Tesoro e allo stesso tempo offrono un rendimento (rapporto fra dividendi e prezzo) allettante. Fra i titoli più noti, spicca il farmaceutico Merck, che rende il 4,4%; i colossi petroliferi Exxon Mobile (2,3%) e Chevron (3,2%); i giganti dell’high-tech Ibm (1,5%), Intel (3%) e Microsoft (2,6%); la multinazionale dei beni di largo consumo Procter & Gamble (3,2%) e Coca-Cola (2,8%), oltre alla già citata catena di fast-food McDonald’s.

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